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La santità: fermezza nel bene e grande allegria

Credo la Chiesa. La vocazione universale di tutti i battezzati alla santità, quarta parte. L'esortazione apostolica "Gaudete et exsultate di Papa Francesco". Il capitolo dedicato alle caratteristiche della santità nel mondo attuale: lettura e commento dei paragrafi dedicati alla "sopportazione, pazienza e mitezza, gioia e senso dell'umorismo". Catechismo degli adulti, Sabato 27 Aprile 2019

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Sopportazione, pazienza e mitezza [112-121]..senza queste cose non c'è santità e non c'è una vita cristiana, se non si è miti (immagine dell'Agnello immolato) non si può testimoniare, non abbiamo la violenza e non possiamo imporre niente a nessuno. Niente azioni sdegnate, lo sdegno non è una caratterisca cristiana, può farsi un'idea, discerne se la deve esternare.

«Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità» (Ef 4,31), se noi stiamo tutto il giorno a parlare male del prossimo, siamo sempre aspri; non possiamo fare la comunione degnamente se usiamo la lingua per parlare male. L'angoscia non è compatibile con la vita cristiana «Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori» (Fil 4,6-7) / un conto è il problema ma bisogna affidare al Signore la situazione brutta. La vita cristiana è una vita di affidamento. Non tutti possono andare a Messa tutti i giorni ma tutti devono stare attenti a come si comportano fuori dalla Messa. Una persona Santa è una persona che sta in pace e che porta la pace. Gesù salutava dando la pace agli altri, dove non c'è la pace c'è sempre il diavolo (i maestri di spirito dicono).

"..Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale.." chi sta nei social network deve chiedersi che effetto producono i suoi post, tu non sai le reazioni che provochi scrivendo qualcosa. Se tu avveleni il cuore di una persona sui social network lì non sai i numeri di coloro che leggono quello che hai scritto. Anche tra i cattolici io devo chiedermi prima di criticare un'azione o di dargli una lettura: è opportuno? Amplificare e criticare un gesto brutto nelle reti quale effetto produce? Il web è una grande risorsa ma è anche uno strumento pericoloso. Un cattolico e un media cattolico, nel loro piccolo, possono influenzare il prossimo. Gli atteggiamenti distruttivi sono sempre da evitare a meno che non ci sia una questione di vita o di morte (ma bisogna sempre fare discernimento). La divulgazione del male di per sè è sempre male, è brutta / perchè la confessione è sigillata? perchè il male deve rimanere chiuso dentro, più se ne parla più si amplifica il male. Promuovi il bene senza stare a sparlare del prossimo.

"..Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui. Così si verifica un pericoloso dualismo, perché in queste reti si dicono cose che non sarebbero tollerabili nella vita pubblica, e si cerca di compensare le proprie insoddisfazioni scaricando con rabbia i desideri di vendetta.."

La calunnia è attribuire una cosa falsa ad una persona, la diffamazione è anche rivelare una cosa vera che gli altri non conoscono. Tu saresti contento se le tue malefatte fossero messe in vetrina? Con i personaggi pubblici (anche il Vangelo), noi prendiamo solo quello che ci piace,

"..E’ significativo che a volte, pretendendo di difendere altri comandamenti, si passi sopra completamente all’ottavo: «Non dire falsa testimonianza», e si distrugga l’immagine altrui senza pietà.Lì si manifesta senza alcun controllo che la lingua è «il mondo del male» e «incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna» (Gc 3,6)."

Noi non possiamo difendere i comandamenti distruggendo il prossimo. Dobbiamo confessarci e convertirci, se si deve dire qualcosa si parla male dei principi o contro l'idea mai contro la persona e l'attacco va fatto al tempo e modo opportuno. Se non diventiamo miti ed umili di cuore, chi ci vede, deve vederci come il Buon Pastore.

"..Il santo non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui, è capace di fare silenzio davanti ai difetti dei fratelli ed evita la violenza verbale che distrugge e maltratta, perché non si ritiene degno di essere duro con gli altri, ma piuttosto li considera «superiori a sé stesso» (Fil 2,3).."

Non si diventa Santi se si recita solo Rosari al giorno ma ci si comporta male.

"...L’umiltà può radicarsi nel cuore solamente attraverso le umiliazioni. Senza di esse non c’è umiltà né santità. Se tu non sei capace di sopportare e offrire alcune umiliazioni non sei umile e non sei sulla via della santità...."

Quando ti arriva un'umiliazione ringraziamo il Signore che ci manda il fuoco dell'umiliazione e se è santamente vissuta progrediremo nella via della santità. Prima di lamentarci delle nostre umiliazioni pensiamo a cosa è accaduto a Gesù. Sto attento alle piccole cose? Quanto parlo del bene fatto dal prossimo?

"..Tale atteggiamento presuppone un cuore pacificato da Cristo, libero da quell’aggressività che scaturisce da un io troppo grande.."

Spesso l'aggressività deriva da una rabbia interiore che dobbiamo disattivare altrimenti scoppia all'improvviso.

Gioia e senso dell’umorismo 122. Quanto detto finora non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza.

Dobbiamo chiederci se la nostra compagnia è gradevole, perchè la santità fa uscire tutte le qualità più belle che stanno presenti nella nostra anima.


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