Don Silvestro continua la sua trattazione sulla povertà in spirito mettendo in rilievo la bellezza d'animo dei poveri in spirito che non sono dominati da niente e da nessuno perché in loro Dio deve esercitare la propria regalità
Una parola ha detto Dio, due ne ho udite. La parola di Dio dice tante cose in poche parole. Una preghiera di Bosuèt ci illustra cosa significa essere poveri in spirito: O Gesù, tu proclami i poveri in spirito, non soltanto coloro che, per seguirti hanno lasciato tutto e ai quali hai promesso il centuplo e la vita eterna nell'altra. Ma anche coloro che hanno lo spirito staccato dai beni terreni, coloro che vivono effettivamente nella povertà senza mormorare ed impazientirsi e non hanno il cuore attaccato alle ricchezze, né sono dominati dall'orgoglio, dall'ingiustizia e dall'avidità insaziabile di dare tutto a sé. Siccome sulla terra la povertà rende spregevoli ed impotenti, tu o Signore, prometti ai poveri la felicità sotto il titolo più sublime, quello del Regno. Cosa si sarebbe disposti a patire per un regno terreno? E di più per un regno eterno. Possa io, sorretto da una tale speranza, spogliarmi di tutto, in cuore e spirito e se ti piacerà spogliami di fatto.
La povertà da sola non basta, ma dev'essere in spirito. I soggetti di questa beatitudine non sono i poveri di per sé ma i poveri in spirito. La semplice povertà materiale non costituisce quella disposizione interiore che Gesù vuole vedere nei suoi discepoli. San Giovanni della croce diceva che non le cose di questo mondo, occupano e danneggiano l'anima, perché in lei non entrano. Bensì il desiderio di esse danneggiano l'anima in quanto dimorano in lei. // Chi essendo povero (fisicamente) non finisce mai di lamentarsi, detesta il suo stato e forse cova odio ed invidia verso i benestanti non è povero in spirito. San Francesco di Sales, circa questa beatitudine, nella Filotea ci dà una definizione chiarissima: è povero in spirito chi non ha le ricchezze nello spirito e lo spirito nelle ricchezze. Non avvilire il tuo spirito nei beni della terra ma fa che il tuo spirito aleggi in alto non ingolfandosi nel mondo. I farmacisti hanno dei veleni per servirsene in varie occasioni ma non si avvelenano perché esso non è nel loro corpo. Così tu puoi avere ricchezze e non esserne avvelenato. Essere ricco in effetto ed essere povero in affetto è la gran fortuna del cristiano, così il cristiano ha la fortuna dei beni in questo mondo e i vantaggi della povertà nell'altro. Alla ricchezza anche se abbonda, non attaccare il cuore. Anche San Paolo dice che il più grande male consiste nell'attaccare il cuore ai propri averi. I poveri in spirito sono coloro che sono interiormente distaccati dai beni della terra e non dipendono da essi e sperimentando la propri insufficienza si affidano a Dio. Nulla ti turbi e nulla ti spaventi, chi ha Dio nulla gli manca, solo Dio basta ( Santa Teresa d'Avila). Chiaramente bisogna considerare anche alle luce delle beatitudini Lucane. San Tommaso d'Aquino, pur ammettendo il valore di una povertà affettiva - che a suo dire consiste nella capacità dell'uomo di staccarsi dalle cupidigia delle cose educandosi alla virtù della temperanza. Mostra poi il valore di una povertà volontaria affettiva ed oggettiva. San Francesco d'Assisi diventa l'esempio di una povertà affettiva che diventa una povertà oggettiva. E tanto amava la povertà effettiva da definirla sua sposa. E la sua anima era così tanto distaccata dalle cose di questo mondo che desiderava poco di questo mondo.
Alcuni segni che accompagnano la povertà in spirito: 1) i poveri in spirito sanno di non avere. Questo le rende persone che apprezzano tutto e sanno essere grati. Non ricevono nulla come se gli fosse dovuto ma sanno ringraziare anche dell'aria che respirano. 2) I poveri in spirito sanno di non possedere e questo li rende particolarmente generoso di dare ciò che non sentono proprio. I poveri in spirito sanno dare perché nulla sentono come proprio. 3) I poveri in spirito sanno di non sapere. Non sono mai saccenti e presuntosi e sanno mettersi in ascolto di chi li parla specie di Dio e si aprono con semplicità alla luce di Dio. 4) I poveri in spirito sanno di non bastare a sé stessi e che nulla possono senza Dio. Sono persone che non si attendono nulla dagli altri o da sé stessi ma tutto da Dio. 5) Con tutta la loro esistenza avvertono di dipendere da Dio e chiedono con la Chiesa dacci oggi il nostro pane quotidiano. Mettendosi di fronte a Lui con l'atteggiamento di San Francesco. E questo li rende persone di preghiera. 6) Chi è povero in spirito è pienamente libero nel suo servire Dio in quanto non è dominato da forze interne o esterne. Qui si parla di dominio e non di influenza. Se ci è impossibile non essere influenzati ci è possibile non essere dominato da noi stessi, dagli altri o dalle cose. Non è dominato da sé stesso, da questo deriva che la persona non cerchi la sua gloria ma quella di Dio perché è consapevole di non essere il signore della propria vita e questo gli rende facile rinunciare alle proprie idee, convinzioni e pensieri - quando questi sono contrari alle indicazioni di Cristo e della sua Chiesa.
Ognuno cerca la gloria di chi ha eletto come proprio signore
Chi ha eletto sé stesso cerca la gloria di sé stesso e chi ha eletto Dio cerca la gloria di Dio. Non si cerca la gloria di Dio con mestizia ma lo si fa con gioia e diletto perché chi ha eletto per proprio signore Dio, si fida di Dio e non si fida di sé stesso. Il povero in spirito non crede in sé stesso ma in Dio. E se crede in sé stesso è solo perché crede in Dio, alla maniera del re Davide che quando Saul aveva paura di mandarlo contro il filisteo disse: il Signore che mi ha liberato dalle unghie delle belve mi libererà anche da questo filisteo. Davide è venuto contro il filisteo nel nome del Dio degli eserciti. Il filisteo confidava in sé stesso. Il povero in spirito se ha l'anima distaccata dalle cose è solo perché vuole tenerla unita a Dio. Quando ci si lascia guidare da sé stessi e dalla propria volontà, si rinuncia a riconoscere Gesù come Via per riconoscere sé stessi come Via. E quindi sorgono i ragionamento: secondo me, a mio avviso, io voglio, io penso che ecc... . Quando si vuole essere Via non si lascia operare Dio nella propria vita, ma si lascia operare satana. Quando mi lascio dominare dall'io nella mia vita ha la meglio satana. Il povero in spirito lo sa.
Vangelo secondo Marco - 4
"..15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro…"
Quelli lungo la strada, cioè quelli che vogliono essere strada a sé stesso, la parola di Dio non attecchirà mai. E mentre sei convinto di fare i tuoi interessi personali in realtà la parola di Dio ti è stata rubata e chi stai ascoltando è satana. Verità che ha sperimentato San Pietro in prima persona che passa dall'essere ispirato dal Padre quando ha riconosciuto Gesù come Figlio di Dio all'essere ispirato da satana e il passaggio è determinato dal suo voler essere Via, tanto che il Signore lo rimette subito al suo posto. Ricordati che sono IO la tua Via e non tu - dice Gesù a Pietro. E' singolare che il più grande satanista del '900 abbia insegnato una sola legge o un solo stile di vita: fai ciò che vuoi. E per sua stessa amissione questa stessa legge gli è stata ispirata da un demone. Il povero in spirito è libero dal proprio io. Sa che è meglio servire Dio che sé stessi e che è meglio anche per sé stessi. Il povero in spirito sa che servire Dio è un bene anche per sé, soprattutto per sé. Mentre servire sé stessi è un male anche per sé. Avendo l'anima distaccata dalle altre cose, non lo conquistano né i regali e né le lusinghe e non lo intimoriscono neanche le minacce. Una sola cosa teme: di perdere l'unico tesoro che considera veramente suo, ossia Dio. Il povero in spirito non è dominato neanche dalle cose. Il Signore raccomanda di tenersi lontani da ogni cupidigia perché se una persona è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni. Il povero in spirito questo lo sa. Impegni mondani, avidità ed inganno delle ricchezze soffocano l'agire di Dio nell'uomo. Il povero in spirito questo lo sa. Il povero in spirito vuole che la Signoria lo abbia Dio. Per questo a loro è promesso il Regno di Dio, perché in loro Dio può regnare.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
Una parola ha detto Dio, due ne ho udite. La parola di Dio dice tante cose in poche parole. Una preghiera di Bosuèt ci illustra cosa significa essere poveri in spirito: O Gesù, tu proclami i poveri in spirito, non soltanto coloro che, per seguirti hanno lasciato tutto e ai quali hai promesso il centuplo e la vita eterna nell'altra. Ma anche coloro che hanno lo spirito staccato dai beni terreni, coloro che vivono effettivamente nella povertà senza mormorare ed impazientirsi e non hanno il cuore attaccato alle ricchezze, né sono dominati dall'orgoglio, dall'ingiustizia e dall'avidità insaziabile di dare tutto a sé. Siccome sulla terra la povertà rende spregevoli ed impotenti, tu o Signore, prometti ai poveri la felicità sotto il titolo più sublime, quello del Regno. Cosa si sarebbe disposti a patire per un regno terreno? E di più per un regno eterno. Possa io, sorretto da una tale speranza, spogliarmi di tutto, in cuore e spirito e se ti piacerà spogliami di fatto.
La povertà da sola non basta, ma dev'essere in spirito. I soggetti di questa beatitudine non sono i poveri di per sé ma i poveri in spirito. La semplice povertà materiale non costituisce quella disposizione interiore che Gesù vuole vedere nei suoi discepoli. San Giovanni della croce diceva che non le cose di questo mondo, occupano e danneggiano l'anima, perché in lei non entrano. Bensì il desiderio di esse danneggiano l'anima in quanto dimorano in lei. // Chi essendo povero (fisicamente) non finisce mai di lamentarsi, detesta il suo stato e forse cova odio ed invidia verso i benestanti non è povero in spirito. San Francesco di Sales, circa questa beatitudine, nella Filotea ci dà una definizione chiarissima: è povero in spirito chi non ha le ricchezze nello spirito e lo spirito nelle ricchezze. Non avvilire il tuo spirito nei beni della terra ma fa che il tuo spirito aleggi in alto non ingolfandosi nel mondo. I farmacisti hanno dei veleni per servirsene in varie occasioni ma non si avvelenano perché esso non è nel loro corpo. Così tu puoi avere ricchezze e non esserne avvelenato. Essere ricco in effetto ed essere povero in affetto è la gran fortuna del cristiano, così il cristiano ha la fortuna dei beni in questo mondo e i vantaggi della povertà nell'altro. Alla ricchezza anche se abbonda, non attaccare il cuore. Anche San Paolo dice che il più grande male consiste nell'attaccare il cuore ai propri averi. I poveri in spirito sono coloro che sono interiormente distaccati dai beni della terra e non dipendono da essi e sperimentando la propri insufficienza si affidano a Dio. Nulla ti turbi e nulla ti spaventi, chi ha Dio nulla gli manca, solo Dio basta ( Santa Teresa d'Avila). Chiaramente bisogna considerare anche alle luce delle beatitudini Lucane. San Tommaso d'Aquino, pur ammettendo il valore di una povertà affettiva - che a suo dire consiste nella capacità dell'uomo di staccarsi dalle cupidigia delle cose educandosi alla virtù della temperanza. Mostra poi il valore di una povertà volontaria affettiva ed oggettiva. San Francesco d'Assisi diventa l'esempio di una povertà affettiva che diventa una povertà oggettiva. E tanto amava la povertà effettiva da definirla sua sposa. E la sua anima era così tanto distaccata dalle cose di questo mondo che desiderava poco di questo mondo.
Alcuni segni che accompagnano la povertà in spirito: 1) i poveri in spirito sanno di non avere. Questo le rende persone che apprezzano tutto e sanno essere grati. Non ricevono nulla come se gli fosse dovuto ma sanno ringraziare anche dell'aria che respirano. 2) I poveri in spirito sanno di non possedere e questo li rende particolarmente generoso di dare ciò che non sentono proprio. I poveri in spirito sanno dare perché nulla sentono come proprio. 3) I poveri in spirito sanno di non sapere. Non sono mai saccenti e presuntosi e sanno mettersi in ascolto di chi li parla specie di Dio e si aprono con semplicità alla luce di Dio. 4) I poveri in spirito sanno di non bastare a sé stessi e che nulla possono senza Dio. Sono persone che non si attendono nulla dagli altri o da sé stessi ma tutto da Dio. 5) Con tutta la loro esistenza avvertono di dipendere da Dio e chiedono con la Chiesa dacci oggi il nostro pane quotidiano. Mettendosi di fronte a Lui con l'atteggiamento di San Francesco. E questo li rende persone di preghiera. 6) Chi è povero in spirito è pienamente libero nel suo servire Dio in quanto non è dominato da forze interne o esterne. Qui si parla di dominio e non di influenza. Se ci è impossibile non essere influenzati ci è possibile non essere dominato da noi stessi, dagli altri o dalle cose. Non è dominato da sé stesso, da questo deriva che la persona non cerchi la sua gloria ma quella di Dio perché è consapevole di non essere il signore della propria vita e questo gli rende facile rinunciare alle proprie idee, convinzioni e pensieri - quando questi sono contrari alle indicazioni di Cristo e della sua Chiesa.
Ognuno cerca la gloria di chi ha eletto come proprio signore
Chi ha eletto sé stesso cerca la gloria di sé stesso e chi ha eletto Dio cerca la gloria di Dio. Non si cerca la gloria di Dio con mestizia ma lo si fa con gioia e diletto perché chi ha eletto per proprio signore Dio, si fida di Dio e non si fida di sé stesso. Il povero in spirito non crede in sé stesso ma in Dio. E se crede in sé stesso è solo perché crede in Dio, alla maniera del re Davide che quando Saul aveva paura di mandarlo contro il filisteo disse: il Signore che mi ha liberato dalle unghie delle belve mi libererà anche da questo filisteo. Davide è venuto contro il filisteo nel nome del Dio degli eserciti. Il filisteo confidava in sé stesso. Il povero in spirito se ha l'anima distaccata dalle cose è solo perché vuole tenerla unita a Dio. Quando ci si lascia guidare da sé stessi e dalla propria volontà, si rinuncia a riconoscere Gesù come Via per riconoscere sé stessi come Via. E quindi sorgono i ragionamento: secondo me, a mio avviso, io voglio, io penso che ecc... . Quando si vuole essere Via non si lascia operare Dio nella propria vita, ma si lascia operare satana. Quando mi lascio dominare dall'io nella mia vita ha la meglio satana. Il povero in spirito lo sa.
Vangelo secondo Marco - 4
"..15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro…"
Quelli lungo la strada, cioè quelli che vogliono essere strada a sé stesso, la parola di Dio non attecchirà mai. E mentre sei convinto di fare i tuoi interessi personali in realtà la parola di Dio ti è stata rubata e chi stai ascoltando è satana. Verità che ha sperimentato San Pietro in prima persona che passa dall'essere ispirato dal Padre quando ha riconosciuto Gesù come Figlio di Dio all'essere ispirato da satana e il passaggio è determinato dal suo voler essere Via, tanto che il Signore lo rimette subito al suo posto. Ricordati che sono IO la tua Via e non tu - dice Gesù a Pietro. E' singolare che il più grande satanista del '900 abbia insegnato una sola legge o un solo stile di vita: fai ciò che vuoi. E per sua stessa amissione questa stessa legge gli è stata ispirata da un demone. Il povero in spirito è libero dal proprio io. Sa che è meglio servire Dio che sé stessi e che è meglio anche per sé stessi. Il povero in spirito sa che servire Dio è un bene anche per sé, soprattutto per sé. Mentre servire sé stessi è un male anche per sé. Avendo l'anima distaccata dalle altre cose, non lo conquistano né i regali e né le lusinghe e non lo intimoriscono neanche le minacce. Una sola cosa teme: di perdere l'unico tesoro che considera veramente suo, ossia Dio. Il povero in spirito non è dominato neanche dalle cose. Il Signore raccomanda di tenersi lontani da ogni cupidigia perché se una persona è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni. Il povero in spirito questo lo sa. Impegni mondani, avidità ed inganno delle ricchezze soffocano l'agire di Dio nell'uomo. Il povero in spirito questo lo sa. Il povero in spirito vuole che la Signoria lo abbia Dio. Per questo a loro è promesso il Regno di Dio, perché in loro Dio può regnare.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
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