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Catechesi sulle beatitudini 6 incontro: introduzione (VI parte)

Don Silvestro continua le sue catechesi sulle beatitudini definendo il percorso di santità che vuole fare insieme a coloro che lo seguono

Stiamo discutendo in generale sulla santità. Il don vuol fare una piccola presentazione di quello che vuol essere il percorso di santità che vogliamo fare assieme. Questo cammino di perfezione il don non lo vuole presentare alla luce del: io penso, ma alla luce di quanto è indicato dalla Sacra Scrittura, dal Magistero e dai santi.

Cosa devo essere e che cosa devo fare per diventare santo? Rispondere a queste domande quando santi non si è, è poco credibile. Il don quindi dirà ciò che dicono i santi.

Ci aiuterà san Pio V. Stiamo parlando di un Papa Santo che in un documento ufficiale (il catechismo) ci parla come andare in Paradiso. I parroci, parlando del Paradiso, devono far sì che questo Regno sia desiderato e voluto da tutti gli uditori. Il Papa esorta i parroci a parlare di questa via certa che conduce alla santità e quindi alla beatitudine e al Paradiso.

Come si acquista sicuramente la beatitudine

147 I parroci devono ardentemente desiderare e cercare con ogni studio che questo sia il volere di tutti i fedeli, questa la voce comune di tutti, "Poiché nella casa del Padre mio" dice il Signore "vi sono molte dimore (Gv 14,2) nelle quali saranno dati premi maggiori e minori, secondo che ognuno avrà meritato. Infatti chi semina con parsimonia, mieterà con parsimonia (2 Cor 9,6) e chi semina largamente mieterà pure largamente". Perciò non solo spingeranno i fedeli verso la beatitudine, ma li avvertiranno spesso che il modo certo per ottenerla è di istruirsi nella fede e nella carità, perseverando nella preghiera e nella salutare frequenza dei sacramenti, esercitandosi in tutte le opere caritatevoli verso il prossimo. Allora la misericordia di Dio, il quale preparò quella gloria beata a chi lo ama, farà sì che si avveri un giorno il detto del profeta: "Starà il mio popolo nella bellezza della pace, nei tabernacoli della fiducia e nella quiete opulenta" (Is 32,18). (in corsivo la parte approfondita dal don).

La via sicura è istruirsi nella fede e nella carità, perseverare nella preghiera e nella salutare frequenza dei sacramenti ed esercitandosi in tutte le opere caritatevoli verso il prossimo. Il don vuol condividere queste cose con noi sperando di fare assieme un percorso che ci sarà gradevole. Quando il Papa parla della frequenza dei sacramenti, secondo il don il Papa sta intendendo il Sacramento della Confessione e della Messa/Eucarestia che sono gli unici due sacramenti che si possono ricevere più volte mentre gli altri si possono ricevere solo una volta nella vita. Anche se il sacramento dell'Unzione si possa ricevere più volte non è detto che si possa ricevere più volte.

Il don parlerà del Sacramento della Santa Messa perché del sacramento della Confessione ne ha già parlato nel ciclo dei Novissimi. Per quanto riguarda la preghiera, il don si concentrerà sul Santo Rosario.

Istruirsi sulla Fede e sulla Carità. Il don non metterà l'accento sull'istruzione ma sull'imitazione. L'esercizio in tutte le opere caritatevoli. Il cristiano deve imitare Colui che ha conosciuto. San Giacomo Apostolo dice che anche i demoni credono e tremano. Quello che conta non è semplicemente il credere dato che anche i demoni credono e tremano. Il don non vuole semplicemente istruire ma quello che conta è un credere che diventi vita, un'imitazione in Colui nel quale ho creduto. Perché il Creatore brilli nella sua creatura. Ecco perché San Paolo raccomandava di farsi suoi imitatori, ecco perché il cristianesimo è una sequela, è un seguire Cristo. Seguire Cristo, per gli uomini di questa generazione, dopo il Cristo Storico, seguire Cristo per noi che non lo vediamo non significa stargli dietro fisicamente ma spiritualmente. Cioè imitarlo. Il Signore ci chiama ad essere suoi imitatori e ci chiama ad essere Santi. San Paolo definisce i cristiani santi in potenza e questa è la volontà di Dio: la nostra santificazione.

Se c'è una volontà Onnipotente che vuole la nostra santificazione, come possiamo dire che non possiamo diventare santi?

Come possiamo dire che la santità non è fatta per noi? Dio pur avendo una voce onnipotente, attende una nostra risposta. Il nostro Dio è nei Cieli ed opera tutto ciò che vuole, tuttavia anche avendo una volontà onnipotente, attende il nostro consenso. Impegniamoci davvero a conseguire la santità e facciamo nostro il proposito di San Tommaso d'Aquino: voglio farmi santo. Lo posso e quindi lo voglio. Sentiamoci spronati da ciò da San Giovanni Apostolo quando ha visto una moltitudine immensa davanti all'Agnello con vesti candide. La visione di questa moltitudine immensa mi deve far dire: sono diventati Santi, perché io mi ripeto che è impossibile diventare santo? Sono di ogni nazione, popolo, razza e lingue. Come posso dire se non vado in un tale luogo non posso diventare santo? Il santo è colui che ha vissuto la sua vita in pienezza perché ha conseguito il fine per il quale è stato creato da Dio. Prendiamo sul serio la nostra vocazione alla santità. Non fermiamoci tra il Cielo e la terra come Assalonne che poi fu ucciso dai suoi nemici.

Scrive Monsignor Sandro Maggiolini, vescovo di Como fino al 2 dicembre 2006 e morto 11 novembre 2008: Un cristiano vissuto a metà, è solo fonte di tristezza, lascia a mezz'aria tra Dio e il mondo. Rende rinunciatori di Dio e del mondo e a chi cerca la gioia, la gioia è negata. Cercate prima il Regno di Dio.

CATECHESI DEL DON

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