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Catechesi sulle beatitudini 9 incontro: beati i poveri in spirito (II parte)

Don Silvestro continua la sua trattazione sulla povertà in spirito concentrando l'attenzione sul valore della povertà

Volendo affrontare questo argomento dobbiamo trattare un qualcosa di difficile: il valore della povertà. Se vogliamo parlare della povertà in spirito dobbiamo parlare della povertà.

Citazione di Sant'Angela da Foligno: O osteggiata povertà, povertà bandita, felice quella creature che nella sua penitenza può esaltarsi in questa compagnia, dal momento in cui tu Cristo hai voluto riceverla in te come insegnamento.

Come stiamo imparando a conoscere c'è una povertà affettiva - la povertà in spirito - e la povertà effettiva che è la povertà materiale. Ma l'una non prescinde dall'altra, e anche se una (quella in spirito) è superiore all'altra, l'altra è segno della prima. Soprattutto se è volontaria. E se quella superiore è reale, deve necessariamente amare i poveri e la povertà effettiva. Se uno amerà Gesù cercherà di soccorrere con tutti i mezzi il prossimo e non inseguirà i sogni di ricchezza.

Sorge una domanda: il povero in spirito dev'essere povero anche materialmente? E se padre di famiglia? L'essere povero per sé non significa essere povero per gli altri. Un povero in spirito dev'essere povero per sé e non per gli altri. L'argomento è difficile ma il don cercherà di essere più chiaro. Ma cosa vuol dire questo? Vuol dire che il povero in spirito ha come modello il Cristo.

Seconda lettera ai Corinzi - 8

"..9Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.."

Questa è la forma di povertà gradita a Dio, non quella fine a sé stessa come se la povertà fosse da intendersi come un valore. Un padre di famiglia può certamente vivere una povertà effettiva a patto che non sia un togliere alla sua famiglia ma a sé stesso. Un povero in spirito si distingue per la parsimonia verso sé stesso e la generosità verso gli altri. Un povero in spirito non guadagna per soddisfare i propri vizi ma per soddisfare i bisogni o della propria famiglia o per il prossimo. Esempi: se hai il vizio del lusso, della lussuria, del bere, del giocare ecc... di questi vizi si priverà per amore di questa beatitudine. Fino a quando questi vizi permangono, il don ha dubbi che quella persona sia povera in spirito.

Seconda lettera ai Corinzi - 8

"..8Non dico questo per darvi un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri…."

La povertà vissuta dev'essere premura verso gli altri. Tutto ciò che riguarda Dio, quando è vero, si manifesta con la premura verso gli altri. Chi si sente chiamato a vivere questa beatitudine in parte la povertà materiale la comprende. Ma è personale. Questo non significa che non deve guadagnare, un padre di famiglia può tranquillamente lavorare e guadagnare a patto che di ciò non faccia uno strumento per soddisfare le proprie voglie. Il povero in spirito è povero per sé ma non per Dio, avrà sempre tempo per Lui. E' capace di strutturare le proprie giornate in modo da non togliere tempo a Dio. Gesù stravolge la cultura della povertà. Presso la cultura ebraica era ritenuta una maledizione divina mentre la ricchezza una benedizione. Cristo sovverte completamente questo modo di pensare e ha sentenziato: guai voi ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Così è chi accumula tesori per sé e non presso Dio. Gesù, venendo nel mondo ha voluto come compagna la povertà volontaria e come compagni i poveri. La povertà materiale è preziosa agli occhi di Dio in quanto ha la funzione di richiamo e di mezzo al distacco dei beni terreni in quanto diventa riconoscimento della propria indigenza non solo materiale ma anche spirituale e sgombra il cuore dalla presunzione, vanità ed orgoglio e diventa disponibilità a Dio. E per riscontro Dio apre il suo regno. Il povero attira lo sguardo di Dio.

SIRACIDE - 11

11C’è chi fatica, si affanna e si stanca, eppure resta sempre più indietro. 12C’è chi è debole e ha bisogno di soccorso, chi è privo di forza e ricco di miseria, ma gli occhi del Signore lo guardano con benevolenza, lo sollevano dalla sua povertà 13e gli fanno alzare la testa, sì che molti ne restano stupiti.

In questo contesto si sviluppa il significato religioso e spirituale della povertà. Il povero è indifeso ed è cosciente della sua debolezza e quindi pone lo sguardo in Dio attendendo da Lui la salvezza. Prega così:

LIBRO DEI SALMI - Salmo 86 (85)

1 Supplica. Di Davide. Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e misero.

LIBRO DEI SALMI - Salmo 123 (122)

2 Ecco, come gli occhi dei servi alla mano dei loro padroni, come gli occhi di una schiava alla mano della sua padrona, così i nostri occhi al Signore nostro Dio, finché abbia pietà di noi.

Per trovare Dio bisogna andare da Lui con anima da povero. Dio offre all'uomo la salvezza, lo chiama alla santità e lo chiama alla comunione con sé ma tutti questi doni immensi devono essere accolti con cuore umile. E questo aiuta molto la povertà materiale. Santa Teresa di Gesù Bambino diceva: la santità non consiste in quella pratica o nell'altra ma consiste in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e confidenti fino all'audacia nella sua bontà di Padre. Già nell'AT il povero, bisognoso e/o mendicante designava chi ha uno speciale bisogno di Dio.

LIBRO DEI SALMI - Salmo 14 (13)

6 Voi volete umiliare le speranze del povero, ma il Signore è il suo rifugio.

Le speranze del povero sono attenzionate da Dio.

LIBRO DEI SALMI - Salmo 12 (11)

6 «Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, ecco, mi alzerò – dice il Signore –; metterò in salvo chi è disprezzato».

Il povero, non per abitudine, ma per dipendenza da Dio a Lui si rivolge chiedendo il pane quotidiano. Da considerare chi abbraccia la povertà volontaria, San Francesco d'Assisi, alla domanda dei suoi confratelli, su quale virtù rendesse più simili a Cristo, egli rispose: sappiate che la povertà è una via particolare di salvezza e il suo frutto è molteplice. Ma solo da pochi è ben conosciuta. E definiva povertà regale, perché rifulse con tanto splendore nel Re e nella Regina. Don Dolindo Ruotolo diceva che chi si distacca da tutto e molto più chi abbraccia la povertà volontaria, entra nel vestibolo dell'eterna vita perché tende ai beni eterni e anticipa il distacco da tutto prima che la morte lo costringa. Si ritrova leggero nelle mani di Dio per essere ricolmato di grazie e benedizioni. La povertà volontaria o di spirito è l'alleggerimento dal bagaglio della vita. // Nessuno per quanto istruito e ricco possa emulare la gioia di San Francesco d'Assisi quando depose i suoi abiti e si vestì di sacco esponendosi alle beffe dei suoi contemporanei. Chi vuol seguire Gesù da vicino, si spoglia per amor Suo dalle ricchezze e dal benessere materiale e rinuncia al superfluo. Questo distaccamento quando è volontario è sempre accompagnato dall'umiltà. E queste due virtù spesso si confondono tanto che il povero viene identificato con l'umile e viceversa. Queste due virtù dispongono il cuore ad un più perfetto amore di Dio ed ad un'intima comunione con Lui ed ad un maggior amore verso il prossimo. Quanto è bello avere a che fare con persone che non badano ai propri interessi. San Paolo propone di emulare i sentimenti di Gesù affinché rinnegando l'amor proprio si crei una carità unanime. Abbiate gli stessi sentimenti di Gesù Cristo. Nel Cristo due virtù primeggiano sulle altre: il distaccamento e l'umiltà. E anche San Paolo dimostra che queste due virtù si confondono. Il ricco che confida nei beni terreni e che confida nella propria autosufficienza è portato all'arroganza e all'orgoglio, alla dimenticanza di Dio ed è spinto al peccato, all'oppressione dei miseri e all'empietà. L'uomo ricco fa due affermazioni che lo allontanano da Dio e dal prossimo. La prima suona come un'interrogazione a Dio: di cosa ho bisogno? e la seconda: ho quanto mi occorre e ci si potrebbe dire che non ho bisogno di nulla.

SIRACIDE - 11

23Non dire: «Di che cosa ho bisogno e di quali beni disporrò d’ora innanzi?». 24Non dire: «Ho quanto mi occorre; che cosa potrà ormai capitarmi di male?».

L'uomo nella prosperità non comprende è come gli animali che periscono. La parabola del ricco epulone e del raccolto abbondante.

SIRACIDE - 31

5Chi ama l’oro non sarà esente da colpa, chi insegue il denaro ne sarà fuorviato. 6Molti sono andati in rovina a causa dell’oro, e la loro rovina era davanti a loro. 7È una trappola per quanti ne sono infatuati, e ogni insensato vi resta preso.

San Paolo dice che quando abbiamo di che mangiare e di che nutrirci, accontentiamoci di questo. L'attaccamento al denaro è alla radice di molti mali e alcuni si sono tormentati con molti dolori a causa della loro voglia di denaro.

MEDITAZIONE DEL DON

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