Don Silvestro continua a trattare la prima beatitudine mettendo ancora in rilievo la bellezza d'animo dei poveri in spirito
Un modello dei poveri in spirito è San Giovanni Battista, amiamo le cose semplici e le parole sincere vivendo in sobrietà di mente e di cuore. Troviamo un momento per fermarci a pregare, facciamo deserto per incontrare il Signore e stare con Lui. E' la beatitudine di coloro che prendono sul serio nel discepolato e nella loro sequela di Cristo. Ogni uccello tenuto ad un laccio è prigioniero, fino a quando è legato è impedito nel suo volo. Il povero in spirito è consapevole che se vuole seguire Cristo deve liberarsi da tre lacci. Quali sono?
1) Attaccamento alle ricchezze e ai beni di questo mondo. La parola di Dio ci esorta a non attaccare il cuore alla ricchezza terrena, perché il cuore attaccato ai beni terreni non può spiccare il volo. Laddove è il tuo tesoro, là sarà il tuo cuore. Racconto del giovane ricco nel Vangelo, sembra quasi che questo ragazzo sia chiamato ad essere il 13° apostolo o pare che Gesù, sapendo del tradimento di Giuda, lo avesse chiamato per rimpiazzare il futuro traditore. Oppure semplicemente doveva essere uno dei 72 discepoli. Ma l'amore per le ricchezze terrene gli ha impedito di essere discepolo di Cristo.
San Matteo 19
"..22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze…"
Vangelo secondo Marco - 10 "...22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni…"
Vangelo secondo Luca - 18 "..23Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco…."
Possedere molte ricchezze ed avere molti beni non rende nessuno beato ma anzi fa perdere la beatitudine propria dei poveri in spirito. Gesù chiede a tutti suoi discepoli, abbiamo poco o molto, di essere poveri in spirito. In modo che la preoccupazione per la penuria dei mezzi o la preoccupazione per le ricchezze non diventino mai un'ostacolo alla ricerca di Dio e non appesantiscano il cuore con cure eccessive. Gli impegni mondani, l'inganno delle ricchezze ecc.. soffocano l'operato di Dio.
2) L'attaccamento ai beni morali. L'attaccamento ai beni morali. La povertà in spirito non va compresa con la povertà materiale ma che in parte la comprende ma non l'assolutizza. Il di spirito indica non la quantità di cose che si possiedono, è in ballo il valore che si attribuisce alle proprie risorse materiali, umane e morali. Papa Francesco scriveva nell'enciclica Gaudete et exsultate
69. Questa povertà di spirito è molto legata con quella “santa indifferenza” che proponeva sant’Ignazio di Loyola, nella quale raggiungiamo una bella libertà interiore: «Per questa ragione è necessario renderci indifferenti verso tutte le cose create (in tutto quello che è permesso alla libertà del nostro libero arbitrio e non le è proibito), in modo da non desiderare da parte nostra più la salute che la malattia, più la ricchezza che la povertà, più l’onore che il disonore, più la vita lunga piuttosto che quella breve, e così in tutto il resto».
La mancanza della povertà di spirito impedisce il discepolato sia che la si collochi nei beni materiali sia che la si collochi in quella dei beni morali. Gesù chiede il distaccamento dai beni morali. Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso. Cosa significa questa cosa? Significa rinunciare ai beni morali, fuori di sé - quelli determinati dalla compiacenza e da quelli dentro di sé - determinati dalla propria volontà. La rinuncia a sé stessi nell'ambito morale consiste in due purificazioni. Per quanto riguarda la purificazione fuori di sé, significa che il povero in spirito non vive più in funzione dei consensi, delle approvazioni, della visibilità e non ha pretesa circa la stima e la considerazione che bisogna darli. Papa Leone dice: all'approvazione, al consenso e alla visibilità viene data un'importanza eccessiva tale da condizionare le idee e i comportamenti, gli stati d'animo delle persone tali da produrre stili di vita deludenti ed imprigionanti. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama ma dal saperci amati dal nostro Padre che ne è nei Cieli.
("..Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza! Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli…" Angelus 18 gennaio 2026 - stralcio).
Per quanto riguarda la purificazione in sé, è da dire che il povero in spirito ha rinunciato all'attaccamento alla propria volontà. Rinnegare sé stessi significa rinnegare la propria volontà. Questo vuol dire che il povero in spirito rinuncia ad essere regola a sé stesso, non assolutizza la propria volontà, idee e conoscenze e la propria indipendenza. Tutti coloro che sono attaccati a queste cose possono essere definiti ricchi possessori di sé stessi e non poveri in spirito. Ma questo gli impedisce il proprio discepolato. Perché come insegna il Signore stesso. I ricchi possessori di sé stessi hanno come metro di giudizio sé stessi e quindi non hanno nulla da imparare da nessuno. E sono pronti a giudicare chiunque. Questo diventa un grande impedimento al discepolato, come la guarigione del cieco nato che invita i Farisei ad aprire gli occhi salvo poi sentirsi rispondere male. Questo dimostra che i farisei erano impediti nel loro discepolato dal fatto che stavano sopravvalutando la propria cultura e sé stessi. Ormai essi sono giunti all'apice della Sapienza e pensano di non aver più nulla da imparare ed essendo ricchi possessori di sé stessi hanno perduto la possibilità di diventare discepoli della Verità.
3) L'attaccamento ai beni spirituali o meriti. Il povero in spirito è distaccato dai beni spirituali, non si mette mai davanti a Dio con un'atteggiamento di pretesa, confidando nei propri meriti alla maniera del Fariseo della parabola ma sempre alla maniera del pubblicano anche se dovesse essere santo. Infatti il povero di spirito sa di essere povero davanti a Dio. Come gli occhi dei servi alla mano del padrone. San Paolo diceva che tutti i suoi meriti ottenuti con l'essere irreprensibile in quanto alla giustizia derivante dall'osservanza della legge l'ha considerata una perdita a motivo di Cristo. Non confida neanche delle opere compiute dopo la sua conversione come se queste lo autorizzassero a rivendicare qualcosa davanti a Dio. San Paolo non confida nei propri meriti, la sua speranza è risposta nella fiducia in Dio e non nelle proprie opere. San Paolo non si attribuisce nessun merito ma dice che è tutto per grazia di Dio. I nostri stessi meriti sono doni di Dio. Il povero in spirito non pretende in virtù dei propri meriti. E' consapevole che tutto ha ricevuto da Dio. Senza la Fede è impossibile piacere a Dio, la fede mette me e tutto quello che faccio in riferimento a Dio e non a me stesso.
San Francesco un giorno disse di essere uno dei più grandi peccatori, i suoi confratelli gli dissero: non lo puoi dire, è una bugia. Ma lui rispose: lo posso dire, perché se sono quello che sono, è in virtù della grazia di Dio che ha operato in me. Ma da solo sono un grande peccatore. Ecco un'esempio di povero in spirito.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
Un modello dei poveri in spirito è San Giovanni Battista, amiamo le cose semplici e le parole sincere vivendo in sobrietà di mente e di cuore. Troviamo un momento per fermarci a pregare, facciamo deserto per incontrare il Signore e stare con Lui. E' la beatitudine di coloro che prendono sul serio nel discepolato e nella loro sequela di Cristo. Ogni uccello tenuto ad un laccio è prigioniero, fino a quando è legato è impedito nel suo volo. Il povero in spirito è consapevole che se vuole seguire Cristo deve liberarsi da tre lacci. Quali sono?
1) Attaccamento alle ricchezze e ai beni di questo mondo. La parola di Dio ci esorta a non attaccare il cuore alla ricchezza terrena, perché il cuore attaccato ai beni terreni non può spiccare il volo. Laddove è il tuo tesoro, là sarà il tuo cuore. Racconto del giovane ricco nel Vangelo, sembra quasi che questo ragazzo sia chiamato ad essere il 13° apostolo o pare che Gesù, sapendo del tradimento di Giuda, lo avesse chiamato per rimpiazzare il futuro traditore. Oppure semplicemente doveva essere uno dei 72 discepoli. Ma l'amore per le ricchezze terrene gli ha impedito di essere discepolo di Cristo.
San Matteo 19
"..22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze…"
Vangelo secondo Marco - 10 "...22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni…"
Vangelo secondo Luca - 18 "..23Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco…."
Possedere molte ricchezze ed avere molti beni non rende nessuno beato ma anzi fa perdere la beatitudine propria dei poveri in spirito. Gesù chiede a tutti suoi discepoli, abbiamo poco o molto, di essere poveri in spirito. In modo che la preoccupazione per la penuria dei mezzi o la preoccupazione per le ricchezze non diventino mai un'ostacolo alla ricerca di Dio e non appesantiscano il cuore con cure eccessive. Gli impegni mondani, l'inganno delle ricchezze ecc.. soffocano l'operato di Dio.
2) L'attaccamento ai beni morali. L'attaccamento ai beni morali. La povertà in spirito non va compresa con la povertà materiale ma che in parte la comprende ma non l'assolutizza. Il di spirito indica non la quantità di cose che si possiedono, è in ballo il valore che si attribuisce alle proprie risorse materiali, umane e morali. Papa Francesco scriveva nell'enciclica Gaudete et exsultate
69. Questa povertà di spirito è molto legata con quella “santa indifferenza” che proponeva sant’Ignazio di Loyola, nella quale raggiungiamo una bella libertà interiore: «Per questa ragione è necessario renderci indifferenti verso tutte le cose create (in tutto quello che è permesso alla libertà del nostro libero arbitrio e non le è proibito), in modo da non desiderare da parte nostra più la salute che la malattia, più la ricchezza che la povertà, più l’onore che il disonore, più la vita lunga piuttosto che quella breve, e così in tutto il resto».
La mancanza della povertà di spirito impedisce il discepolato sia che la si collochi nei beni materiali sia che la si collochi in quella dei beni morali. Gesù chiede il distaccamento dai beni morali. Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso. Cosa significa questa cosa? Significa rinunciare ai beni morali, fuori di sé - quelli determinati dalla compiacenza e da quelli dentro di sé - determinati dalla propria volontà. La rinuncia a sé stessi nell'ambito morale consiste in due purificazioni. Per quanto riguarda la purificazione fuori di sé, significa che il povero in spirito non vive più in funzione dei consensi, delle approvazioni, della visibilità e non ha pretesa circa la stima e la considerazione che bisogna darli. Papa Leone dice: all'approvazione, al consenso e alla visibilità viene data un'importanza eccessiva tale da condizionare le idee e i comportamenti, gli stati d'animo delle persone tali da produrre stili di vita deludenti ed imprigionanti. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama ma dal saperci amati dal nostro Padre che ne è nei Cieli.
("..Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza! Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli…" Angelus 18 gennaio 2026 - stralcio).
Per quanto riguarda la purificazione in sé, è da dire che il povero in spirito ha rinunciato all'attaccamento alla propria volontà. Rinnegare sé stessi significa rinnegare la propria volontà. Questo vuol dire che il povero in spirito rinuncia ad essere regola a sé stesso, non assolutizza la propria volontà, idee e conoscenze e la propria indipendenza. Tutti coloro che sono attaccati a queste cose possono essere definiti ricchi possessori di sé stessi e non poveri in spirito. Ma questo gli impedisce il proprio discepolato. Perché come insegna il Signore stesso. I ricchi possessori di sé stessi hanno come metro di giudizio sé stessi e quindi non hanno nulla da imparare da nessuno. E sono pronti a giudicare chiunque. Questo diventa un grande impedimento al discepolato, come la guarigione del cieco nato che invita i Farisei ad aprire gli occhi salvo poi sentirsi rispondere male. Questo dimostra che i farisei erano impediti nel loro discepolato dal fatto che stavano sopravvalutando la propria cultura e sé stessi. Ormai essi sono giunti all'apice della Sapienza e pensano di non aver più nulla da imparare ed essendo ricchi possessori di sé stessi hanno perduto la possibilità di diventare discepoli della Verità.
3) L'attaccamento ai beni spirituali o meriti. Il povero in spirito è distaccato dai beni spirituali, non si mette mai davanti a Dio con un'atteggiamento di pretesa, confidando nei propri meriti alla maniera del Fariseo della parabola ma sempre alla maniera del pubblicano anche se dovesse essere santo. Infatti il povero di spirito sa di essere povero davanti a Dio. Come gli occhi dei servi alla mano del padrone. San Paolo diceva che tutti i suoi meriti ottenuti con l'essere irreprensibile in quanto alla giustizia derivante dall'osservanza della legge l'ha considerata una perdita a motivo di Cristo. Non confida neanche delle opere compiute dopo la sua conversione come se queste lo autorizzassero a rivendicare qualcosa davanti a Dio. San Paolo non confida nei propri meriti, la sua speranza è risposta nella fiducia in Dio e non nelle proprie opere. San Paolo non si attribuisce nessun merito ma dice che è tutto per grazia di Dio. I nostri stessi meriti sono doni di Dio. Il povero in spirito non pretende in virtù dei propri meriti. E' consapevole che tutto ha ricevuto da Dio. Senza la Fede è impossibile piacere a Dio, la fede mette me e tutto quello che faccio in riferimento a Dio e non a me stesso.
San Francesco un giorno disse di essere uno dei più grandi peccatori, i suoi confratelli gli dissero: non lo puoi dire, è una bugia. Ma lui rispose: lo posso dire, perché se sono quello che sono, è in virtù della grazia di Dio che ha operato in me. Ma da solo sono un grande peccatore. Ecco un'esempio di povero in spirito.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
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