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Catechesi sulle beatitudini 12 incontro: beati i poveri in spirito (V e ultima parte)

Don Silvestro continua e conclude la sua trattazione sulla prima beatitudine presentando tre grandi modelli di questa beatitudine e tre grandi modi per acquistarla

Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme (cfr Gv 1,19). Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore (Mc 1,3; cfr Is 40,3), e quando il Signore viene, con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena. (Angelus 18 Gennaio 2026)

Quanto è importante per noi la testimonianza del Battista. Vediamo i tre grandi aspetti della povertà in spirito: distaccamento dai beni terreni, morali e spirituali. Ma abbiamo anche due grandissimi esempi di povertà nello spirito, sono il Cristo e la Mamma Sua.

Il distaccamento dai beni materiali, conoscete la benevolenza di Gesù che da ricco si è fatto povero per noi. E qua è già è espressa la grande povertà materiale di Gesù. Gesù ha scelto per sé la condizione dei poveri. Ha fatto scelte ben precise sui beni terrestri. Fin dal primo istante della sua nascita umana, non c'era posto per Lui in questo mondo. Alla sua nascita lo avvolse in fasce la Madonna ed è stato deposto in una mangiatoia quindi sprovvisto delle cose terrene che sono per tutti. E da adulto, durante il suo ministero pubblico non aveva dove posare il capo e si ferma laddove viene ospitato. Cristo tende ad usare le risorse terrestri senza farne un'assoluto e al diavolo risponde: non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. In Cristo notiamo anche dai beni morali dentro e fuori di sé. Il suo totale distaccamento dai beni lo dimostra in tutta la sua vita di cui Egli stesso dice: il Figlio dell'Uomo non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. Gesù cerca la Volontà di Colui che l'ha mandato. Non cerca i beni morali fuori di sé, in quanto non è venuto a cercare compiacenze ed onori. Non cerca i beni morali dentro di sé in quanto non cerca la propria volontà ma la Volontà di Colui che l'ha mandato. Tutti i suoi meriti li ha dati in riscatto per coloro che se ne vogliono rivestire. Gesù in un certo senso vive un discepolato verso il Padre che gli indica costantemente cosa deve fare (il Figlio da sé stesso non può fare nulla ma solo ciò che fa il Padre, quello che il Padre lo fa lo fa anche il Figlio). Il Padre gli ha ordinato cosa deve dire e cosa deve annunciare. La sua totale dipendenza dal Padre è dovuta dalla sua perfetta povertà in spirito. Gesù non cerca la sua Gloria o la sua Volontà ma si compiace della gloria data al Padre. E nella volontà del Padre trova la propria gioia. In Cristo un totale distaccamento dai beni materiali, morali e spirituali e un totale attaccamento alla Parola che ha ascoltato e a quello che ha visto fare dal Padre.

Poi abbiamo la Madonna. La Madonna appartiene alla schiera dei poveri in spirito, come dice la Lumen Gentium la Madonna primeggia tra gli umili. In Maria abbiamo una capacità di usufruirne di tutte le cose create senza però assolutizzarle nessuna e percepire la realtà del Regno di Dio come unico ed assoluto. La capacità di usare e godere delle cose create senza però far dipendere (dal godimento di esse o dalla loro sottrazione ndr) la nostra felicità o infelicità. E allo stesso tempo percepire la realtà del Regno di Dio. Questo atteggiamento rende beati coloro che vivono così e che in Maria troviamo in sommo grado. La Madonna è una donna beata. Tutte le compiacenze che si danno alla Madonna, Ella le rimanda a Dio. Come nel Magnificat. Nel Magnificat la Madonna dice che Dio ha visto l'umiltà di Lei (cioè la percezione della sua nullità di fronte a Dio e alle persone). Quella capacità di saper ringraziare sempre dovunque perché in nulla ci si sente meritevoli. E se Dio ha fatto grandi cose in Lei non è perché lo ha meritato ma perché Dio è Santo - grandi cose ha fatto in Me l'Onnipotente e Santo è il Suo Nome - Lei non si sente meritevole in nulla di ciò che le è accaduto.

Cosa bisogna fare per rassomigliare ancora un po' di più a Gesù o alla Madonna? Pratiche concrete raccomandate dalla Sacra Scrittura e della Chiesa per diventare un po' più umili in spirito o mantenersi in essa:

1) L'elemosina. L'elemosina è la ginnastica del cuore che si esercita nel distacco dalle ricchezze. Prima lettera ai Corinzi - 4 "..6Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto, perché impariate dalle nostre persone a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. 7Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?.." La pratica dell'elemosina non deve essere un gesto ipocrita che faccia sorgere la soddisfazione di dire: io sono buono e sono a posto o che serva per allontanare i poveri. Come il fariseo. L'elemosina vera non è solo un denaro dato con generosità ma è anche accoglienza, disponibilità ed ascolto. Ecco perché Gesù nel Vangelo raccomanda: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta perché quando essa verrà a mancare essi vi accolgano nelle dimori eterne. Il Signore ci insegna come vuole che sia praticata l'elemosina: come va fatta? Il primo modo (è incomprensibile e desta perplessità). Ricchezza disonesta. Chiediamoci che cosa voglia intendere il Signore? Il Signore ci sta dicendo che il denaro è bene di fortuna e non di merito per quanto tu possa credere il contrario. Probabilmente quel povero che hai di fronte a te, quel denaro lo meriterebbe molto più di te, soltanto che è stato più sfortunato di te. Quindi non giudicarlo indegno. Perché quello che stai gestendo è un bene di fortuna e non di merito. I beni di merito non si posseggono nelle dimore temporanee ma quelle eterne. Secondo modo che si deve attuare nell'elemosina: il povero va trattato da amico. Quello che gli dai, daglielo con amore non con sufficienza o con disprezzo o con fretta ma con una parola gentile, uno sguardo d'amore e ricordati che se tu lo tratti da amico oggi, lui ti tratterà da amico domani. E come tra amici ci si aiuta, tu l'hai aiutato nel tempo e lui ti aiuterà nell'eternità. Grazie a te, il povero ha avuto beni di fortuna e grazie a lui avrai beni di merito che si traducono in beni eterni.

2) La pratica del digiuno. Un secondo esercizio utile per alimentare la povertà dello spirito è il digiuno. E' una forma di povertà volontaria che aiuta a prendere consapevolezza che non di solo pane vive l'uomo. Questo aiuta a ricordare che il vero bene è Dio e tutti gli altri beni sono subordinati a Lui che è il nostro vero bene primario. Il digiuno mette ordine alla nostra scala di valori mettendo Dio sopra di ciò che è necessario. Serve a ricordare alla nostra anima solo Dio ha la capacità di saziarla.

3) La pratica del riposo festivo. La santificazione del giorno del Signore comprende l'astensione dal lavoro, con questo non si intende astensione dalla fatica. Si intende l'astensione dal guadagno. Non lavorare la domenica sembra dire la Chiesa e se devi farlo, fallo pensando al Regno di Dio e non al guadagno.

Essere povero in spirito significa imitare Gesù e la Madonna.

CATECHESI DI DON SILVESTRO

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