Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno e Paradiso). Nello specifico in questo incontro continua a trattare sulla giustificazione saggia soffermando l'attenzione sui tre lacci che secondo un sogno di San Giovanni Bosco sono di impedimento per una buona confessione
L'ultima volta abbiamo visto la necessità di confessarsi bene e spesso. Oggi vogliamo andare a prendere in esame quello che è stato il sogno di don Bosco e vogliamo considerare questi tre lacci con il quale il demonio teneva avvinti i ragazzi dopo la confessione. Con il primo laccio il demonio costringe i giovani a non dire tutti i loro peccati. Ecco perché la confessione dev'essere preceduta da un buono e sincero esame di coscienza, per presentare i nostri peccati di fronte al sacerdote perché tutti i nostri peccati devono essere confessati. Il Signore ammonisce Santa Brigida (nella confessione) di non trascurare nessun peccato in confessionale, tutto quello che ella avrà trascurato (ma vale anche per noi) te lo ricorderò Io e te lo giudicherà. Nessun peccato di cui avremo fatto anche penitenza non appariranno nel Giorno del Giudizio. Tutti i peccati devono essere confessati. Nella confessione dobbiamo dire tutti i nostri peccati non per manifestarli a Dio che li conosce tutti aggravanti o attenuanti che Lui conosce ma dobbiamo svelarli a noi e al sacerdote e compiere davanti a Dio e alla Chiesa un'atto di umiltà dopo l'orgoglio del peccato. Papa Francesco ricordava che siamo tutti peccatori, non in teoria ma nella realtà e indicava la virtù della capacità di accusare sé stessi. E' il primo passo - diceva il Papa - di essere cristiano. Tutti noi siamo maestri e dottori nel giustificare noi stessi ma se noi stessi non impareremo questo primo passo della nostra vita, mai faremo passi nella vita spirituale. Quando uno impara ad accusare sé stesso è misericordioso con gli altri. Chi sono io per giudicare il prossimo quando io farei cose peggiori? // Le opere buone iniziano con il riconoscere le opere cattive (sant'Agostino). // Dobbiamo confessare tutti i nostri peccati.
Quando don Bosco era assente dall'Oratorio, un giovane si ammalò gravemente e morì. Poco dopo tornò Don Bosco e gli fu riferito che Carlo lo avrebbe voluto vicino per l'ultima confessione. Ma il ragazzo si era confessato con un altro sacerdote. Don Bosco chiamò il giovane morto e il giovane riaprì gli occhi dicendo che aveva fatto un sogno orribile dicendo: nell'ultima confessione avevo taciuto un peccato e per questo ero stato condannato al fuoco dell'inferno ma una Signora ha impedito che io fossi gettato tra le fiamme e poi mi sono svegliato. Poi Don Bosco lo fece riconfessare bene e poi gli disse: ora il Cielo è aperto per te, desideri andare in Cielo o restare con noi? Il giovane disse: desidero andare in Cielo. Don Bosco rispose: arrivederci in Paradiso. Carlo chiuse gli occhi e morì in pace con Gesù.
La necessità di confessare tutti i nostri peccati, non quelli che abbiamo dimenticato ma quelli che ricordiamo. La cosa grave è non confessare i peccati gravi.
"...Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
— Il primo modo col quale stringo questo laccio è con far tacere ai giovani i loro peccati in confessione.
— E il secondo?
— Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore.
— Il terzo?
— Il terzo non te lo voglio dire.
— Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest’acqua benedetta.
— No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo.
— E io voglio che tu me lo dica.
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue. Finalmente disse:
— Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano.
— Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani?
— Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno. (la visione che ha avuto Don Bosco)
Quando non ho dolore per i peccati che sto confessando la mia confessione è sicuramente molto superficiale. Il dolore dei miei peccati o contrizione - nel catechismo di San Pio X - è la parte più necessaria della confessione. Perché senza di essa non si può ottenere il perdono dei peccati. Io senza il pentimento dei peccati che sto confessando non posso ricevere il perdono di essi. Se il pentimento è perfetto posso ricevere il perdono anche se non mi riesco a confessarmi (ma c'è l'intenzione). Senza dolore non c'è un'assoluzione piena. Il Concilio di Trento spiega la contrizione con il dolore dell'anima per il peccato commesso (e detesto) e quindi faccio il proposito di non più peccare. L'atto di contrizione si compone di tre atti di volontà: dolore per il peccato, detestazione di esso e proponimento di non peccare mai più. Questa è una contrizione perfetta. Il dolore è perfetto quando nasce dal dispiacere di aver offeso Dio che si ama infinitamente. E' imperfetto se il dolore nasce dalla paura dei castighi e dell'inferno. E' necessario avere dolore dei peccati mortali sia veniali. Quando la contrizione e il dolore è perfetto, Dio perdona non solo tutte le colpe ma condona anche tutte le pene - dice la Chiesa. Se io faccio bene il sacramento della confessione io posso ricevere l'indulgenza plenaria e quindi non devo fare più penitenza né qua e né in Purgatorio. E' utile ricordare che per salvarci dalle pene dell'inferno, Gesù è morto in croce per noi. Noi non avevamo nessun diritto di essere salvati da Gesù ma Dio ci ha dato Suo Figlio per farci guadagnare il suo perdono. Con il peccato diciamo a Dio che questo suo atto d'amore non ci interessa. Per questo San Carlo Borromeo, prima di confessarsi andava a meditare su tre quadri che aveva fatto mettere sulla sua capellina. Il primo rappresentava l'inferno con i reprobi straziati orribilmente. Ciò serviva ad incutere timore ed orrore per il peccato che a questo conduce. Il secondo quadro rappresentava il Paradiso con i Beati estatici e ciò lo aiutava ad evitare il peccato e a non perdere il Paradiso. Il terzo raffigurava il Calvario e gli ricordava i dolori dovuti patire da Gesù per i suoi peccati. E lo incitava a rimanere fedele a Gesù. San Carlo Borromeo faceva un lavoro di contrizione (Paradiso e Calvario) e atrizione considerava anche l'Inferno.
Un giorno un'assassino chiese a San Vincenzo Ferreri di essere confessato. Il santo trovandolo veramente pentito gli diede l'assoluzione (perchè si vedeva che era pentito) e gli diede una penitenza di 7 anni. L'assassino gli disse che era poca cosa rispetto ai suoi peccati e il Santo gli rispose: allora farete solo 3 giorni di digiuno. Stupito l'assassino replicò ed iniziò a piangere. Allora il santo gli disse di recitare solo un Padre Nostro e un'Ave Maria. Ma dopo la recita del Padre Nostro l'assassino morì. Dopo qualche giorno la sua anima gli apparve e gli disse che era in Paradiso perché aveva avuto un dolore perfetto dei peccati commessi. Sono pochi che si confessano con il dolore dei peccati commessi, il dolore provoca la conversione.
("..Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano…")
Sacramento della Confessione, conversione. Il sacramento della confessione dev'essere sempre accompagnato dal proposito di non peccare mai più. Sant'Isidoro diceva che non sono penitenti ma derisori della penitenza tutti coloro che si confessano senza proposito di cambiare condotta. San Tommaso diceva che c'è gente che desidera confessarsi e ricevere il perdono senza fare un proposito sufficiente e fermo di evitare nuove cadute. Da una parte si piange per chiedere perdono e dall'altra si accumula materia per produrre le lacrime. Il Signore disse a Santa Brigida: pensa alla Misericordia di Dio, nessun uomo è così peccatore che il suo peccato non sia perdonato se lo chiederà con il proposito di emendarsi e di contrizione. La contrizione e il proposito di emendarsi. La manifestazione di questo pentimento è quella di non farlo mai più. Come si fa a tenere la propria canottiera anche lavandosi spesso per venti settimane? Eppure molti cristiani che si confessano regolarmente continuano a portare sempre gli stessi abiti di peccato e non c'è verso che li abbandonano. Laviamo spesso la nostra anima ma se non ci togliamo l'abito del peccato c'è una incongruenza. Bisogna far di tutto per evitare i peccati. Bisogna fuggire tutte quelle tentazioni che ti inducono a peccare. Chi ama il pericolo, in esso perirà. Sant'Agostino diceva: ci sono tre generi di ammalati: quelli che non vogliono guarire, quelli che vogliono guarire senza adoperare i rimedi e quelli che vogliono guarire adoperando i rimedi. Solo questi ultimi possono guarire.
Per confessarsi bene ci vuole:
1) Un sincero esame di coscienza
2) Un dolore dei peccati commessi, contrizione o atrizione. Contrizione (sono mortificato per aver offeso Dio) - atrizione: temo l'inferno. Entrambi sono buoni, un dolore dei peccati commessi
3) Proposito di lottare contro le tentazioni
4) L'accusa dei peccati commessi. Quando vado a confessarmi sono chiamato ad accusare me stesso e non gli altri. Il don dice che ci sono persone che accusano gli altri che gli hanno fatto peccare. Io sono chiamato ad accusare me stesso.
5) Desiderio di riparare i danni che abbiamo causato.
MEDIAZIONE DI DON SILVESTRO
L'ultima volta abbiamo visto la necessità di confessarsi bene e spesso. Oggi vogliamo andare a prendere in esame quello che è stato il sogno di don Bosco e vogliamo considerare questi tre lacci con il quale il demonio teneva avvinti i ragazzi dopo la confessione. Con il primo laccio il demonio costringe i giovani a non dire tutti i loro peccati. Ecco perché la confessione dev'essere preceduta da un buono e sincero esame di coscienza, per presentare i nostri peccati di fronte al sacerdote perché tutti i nostri peccati devono essere confessati. Il Signore ammonisce Santa Brigida (nella confessione) di non trascurare nessun peccato in confessionale, tutto quello che ella avrà trascurato (ma vale anche per noi) te lo ricorderò Io e te lo giudicherà. Nessun peccato di cui avremo fatto anche penitenza non appariranno nel Giorno del Giudizio. Tutti i peccati devono essere confessati. Nella confessione dobbiamo dire tutti i nostri peccati non per manifestarli a Dio che li conosce tutti aggravanti o attenuanti che Lui conosce ma dobbiamo svelarli a noi e al sacerdote e compiere davanti a Dio e alla Chiesa un'atto di umiltà dopo l'orgoglio del peccato. Papa Francesco ricordava che siamo tutti peccatori, non in teoria ma nella realtà e indicava la virtù della capacità di accusare sé stessi. E' il primo passo - diceva il Papa - di essere cristiano. Tutti noi siamo maestri e dottori nel giustificare noi stessi ma se noi stessi non impareremo questo primo passo della nostra vita, mai faremo passi nella vita spirituale. Quando uno impara ad accusare sé stesso è misericordioso con gli altri. Chi sono io per giudicare il prossimo quando io farei cose peggiori? // Le opere buone iniziano con il riconoscere le opere cattive (sant'Agostino). // Dobbiamo confessare tutti i nostri peccati.
Quando don Bosco era assente dall'Oratorio, un giovane si ammalò gravemente e morì. Poco dopo tornò Don Bosco e gli fu riferito che Carlo lo avrebbe voluto vicino per l'ultima confessione. Ma il ragazzo si era confessato con un altro sacerdote. Don Bosco chiamò il giovane morto e il giovane riaprì gli occhi dicendo che aveva fatto un sogno orribile dicendo: nell'ultima confessione avevo taciuto un peccato e per questo ero stato condannato al fuoco dell'inferno ma una Signora ha impedito che io fossi gettato tra le fiamme e poi mi sono svegliato. Poi Don Bosco lo fece riconfessare bene e poi gli disse: ora il Cielo è aperto per te, desideri andare in Cielo o restare con noi? Il giovane disse: desidero andare in Cielo. Don Bosco rispose: arrivederci in Paradiso. Carlo chiuse gli occhi e morì in pace con Gesù.
La necessità di confessare tutti i nostri peccati, non quelli che abbiamo dimenticato ma quelli che ricordiamo. La cosa grave è non confessare i peccati gravi.
"...Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
— Il primo modo col quale stringo questo laccio è con far tacere ai giovani i loro peccati in confessione.
— E il secondo?
— Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore.
— Il terzo?
— Il terzo non te lo voglio dire.
— Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest’acqua benedetta.
— No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo.
— E io voglio che tu me lo dica.
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue. Finalmente disse:
— Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano.
— Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani?
— Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno. (la visione che ha avuto Don Bosco)
Quando non ho dolore per i peccati che sto confessando la mia confessione è sicuramente molto superficiale. Il dolore dei miei peccati o contrizione - nel catechismo di San Pio X - è la parte più necessaria della confessione. Perché senza di essa non si può ottenere il perdono dei peccati. Io senza il pentimento dei peccati che sto confessando non posso ricevere il perdono di essi. Se il pentimento è perfetto posso ricevere il perdono anche se non mi riesco a confessarmi (ma c'è l'intenzione). Senza dolore non c'è un'assoluzione piena. Il Concilio di Trento spiega la contrizione con il dolore dell'anima per il peccato commesso (e detesto) e quindi faccio il proposito di non più peccare. L'atto di contrizione si compone di tre atti di volontà: dolore per il peccato, detestazione di esso e proponimento di non peccare mai più. Questa è una contrizione perfetta. Il dolore è perfetto quando nasce dal dispiacere di aver offeso Dio che si ama infinitamente. E' imperfetto se il dolore nasce dalla paura dei castighi e dell'inferno. E' necessario avere dolore dei peccati mortali sia veniali. Quando la contrizione e il dolore è perfetto, Dio perdona non solo tutte le colpe ma condona anche tutte le pene - dice la Chiesa. Se io faccio bene il sacramento della confessione io posso ricevere l'indulgenza plenaria e quindi non devo fare più penitenza né qua e né in Purgatorio. E' utile ricordare che per salvarci dalle pene dell'inferno, Gesù è morto in croce per noi. Noi non avevamo nessun diritto di essere salvati da Gesù ma Dio ci ha dato Suo Figlio per farci guadagnare il suo perdono. Con il peccato diciamo a Dio che questo suo atto d'amore non ci interessa. Per questo San Carlo Borromeo, prima di confessarsi andava a meditare su tre quadri che aveva fatto mettere sulla sua capellina. Il primo rappresentava l'inferno con i reprobi straziati orribilmente. Ciò serviva ad incutere timore ed orrore per il peccato che a questo conduce. Il secondo quadro rappresentava il Paradiso con i Beati estatici e ciò lo aiutava ad evitare il peccato e a non perdere il Paradiso. Il terzo raffigurava il Calvario e gli ricordava i dolori dovuti patire da Gesù per i suoi peccati. E lo incitava a rimanere fedele a Gesù. San Carlo Borromeo faceva un lavoro di contrizione (Paradiso e Calvario) e atrizione considerava anche l'Inferno.
Un giorno un'assassino chiese a San Vincenzo Ferreri di essere confessato. Il santo trovandolo veramente pentito gli diede l'assoluzione (perchè si vedeva che era pentito) e gli diede una penitenza di 7 anni. L'assassino gli disse che era poca cosa rispetto ai suoi peccati e il Santo gli rispose: allora farete solo 3 giorni di digiuno. Stupito l'assassino replicò ed iniziò a piangere. Allora il santo gli disse di recitare solo un Padre Nostro e un'Ave Maria. Ma dopo la recita del Padre Nostro l'assassino morì. Dopo qualche giorno la sua anima gli apparve e gli disse che era in Paradiso perché aveva avuto un dolore perfetto dei peccati commessi. Sono pochi che si confessano con il dolore dei peccati commessi, il dolore provoca la conversione.
("..Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano…")
Sacramento della Confessione, conversione. Il sacramento della confessione dev'essere sempre accompagnato dal proposito di non peccare mai più. Sant'Isidoro diceva che non sono penitenti ma derisori della penitenza tutti coloro che si confessano senza proposito di cambiare condotta. San Tommaso diceva che c'è gente che desidera confessarsi e ricevere il perdono senza fare un proposito sufficiente e fermo di evitare nuove cadute. Da una parte si piange per chiedere perdono e dall'altra si accumula materia per produrre le lacrime. Il Signore disse a Santa Brigida: pensa alla Misericordia di Dio, nessun uomo è così peccatore che il suo peccato non sia perdonato se lo chiederà con il proposito di emendarsi e di contrizione. La contrizione e il proposito di emendarsi. La manifestazione di questo pentimento è quella di non farlo mai più. Come si fa a tenere la propria canottiera anche lavandosi spesso per venti settimane? Eppure molti cristiani che si confessano regolarmente continuano a portare sempre gli stessi abiti di peccato e non c'è verso che li abbandonano. Laviamo spesso la nostra anima ma se non ci togliamo l'abito del peccato c'è una incongruenza. Bisogna far di tutto per evitare i peccati. Bisogna fuggire tutte quelle tentazioni che ti inducono a peccare. Chi ama il pericolo, in esso perirà. Sant'Agostino diceva: ci sono tre generi di ammalati: quelli che non vogliono guarire, quelli che vogliono guarire senza adoperare i rimedi e quelli che vogliono guarire adoperando i rimedi. Solo questi ultimi possono guarire.
Per confessarsi bene ci vuole:
1) Un sincero esame di coscienza
2) Un dolore dei peccati commessi, contrizione o atrizione. Contrizione (sono mortificato per aver offeso Dio) - atrizione: temo l'inferno. Entrambi sono buoni, un dolore dei peccati commessi
3) Proposito di lottare contro le tentazioni
4) L'accusa dei peccati commessi. Quando vado a confessarmi sono chiamato ad accusare me stesso e non gli altri. Il don dice che ci sono persone che accusano gli altri che gli hanno fatto peccare. Io sono chiamato ad accusare me stesso.
5) Desiderio di riparare i danni che abbiamo causato.
MEDIAZIONE DI DON SILVESTRO
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