Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro tratta il problema della pena susseguente al peccato anche se perdonato
Ci siamo detti tante belle cose sul perdono di Dio sui nostri peccati. Ma allora una domanda lecita: perché si parla ancora della pena susseguente al peccato se accade tutto quanto ci siamo detti, quando Dio perdona? Se viene eliminata la causa - e causa della pena - è la colpa, può rimanere l'effetto? L'effetto della colpa è la pena, se viene eliminata la colpa, perché resta la pena?
Racconto del don: C'era un tale che aveva stretto un patto segreto con il figlio: questi facesse pure quello che gli piacesse però doveva piantare un chiodo su un palo ogni qualvolta aveva commesso un peccato, però doveva strapparne uno quando lo avesse riparato con un'atto di virtù. In capo a qualche tempo il palo era pieno di tanti chiodi e il giovane si allarmò di quanto male aveva commesso e si ripropose di riformare la sua condotta. E gli atti di virtù fioccarono e i chiodi sparirono uno ad uno. Il giorno in cui fu strappato l'ultimo chiodo, il padre volle abbracciare il suo figlio e si accorse che piangeva. Perché piangi, gli chiese, dovresti essere felice e contento di aver strappato tutti quei chiodi. E' vero che i chiodi sono stati tolti - rispose il figlio - ma i segni ci sono ancora.
Ogni peccato commesso è una specie di chiodo infisso nel muro, con l'assoluzione i chiodi saltano tutti ma i buchi rimangono e la penitenza chiude i buchi e mi porta a contatto con il mio povero passato e mi impedisce di insuperbirmi di nuovo.
Spiegazione in maniera teologica.
Bisogna prima chiarire le conseguenze del peccato mortale. Il don crede di aver trovato una citazione nella Bibbia dove Dio dia una spiegazione esaustiva di quale sia la conseguenza di un peccato mortale.
LIBRO DEL PROFETA GEREMIA - 2
13Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo:
ha abbandonato me,
sorgente di acqua viva,
e si è scavato cisterne,
cisterne piene di crepe,
che non trattengono l’acqua.
Il medesimo lamento Dio lo rivolge al profeta Osea, dove Dio si identifica con lo sposo e il peccato del suo popolo lo identifica come prostituzione
LIBRO DEL PROFETA OSEA - 1
2Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse:
«Va’, prenditi in moglie una prostituta,
genera figli di prostituzione,
poiché il paese non fa che prostituirsi
allontanandosi dal Signore».
LIBRO DEL PROFETA OSEA - 4
18dopo essersi ubriacati
si sono dati alla prostituzione,
hanno preferito il disonore alla loro gloria.
15La punirò per i giorni dedicati ai Baal,
quando bruciava loro i profumi,
si adornava di anelli e di collane
e seguiva i suoi amanti,
mentre dimenticava me!
Oracolo del Signore.
Vedete la doppia valenza? Abbandonare il Signore, rinunciare alla gloria (Dio) per inseguire la gloria terrena. Quindi la colpa contro Dio e un affezione sregolata che sto mettendo in atto nella mia vita (Moto dell’animo, sentimento o Inclinazione sentimentale, affetto ---Definizioni da Oxford Languages). Il peccato mortale porta una duplice colpa: una prevede una pena eterna perché consiste nell'abbandonare l'Eterno Dio e l'Eterno Bene e l'altra una pena temporale perché la persona sceglie per sé un bene temporaneo. Queste cisterne trattengono l'acqua per un momento. Quando io pecco mortalmente abbandono Dio (un Bene Eterno) e mi lego ad un bene temporaneo qualsiasi cosa sia. L'uomo dunque con il peccato mortale, per aver rifiutato Dio si sottopone ad una pena eterna e per essersi legato ad un bene temporaneo si sottopone ad una pena temporanea. Diventa duplice la colpa. Sant'Agostino considerato il tempo vissuto nel peccato esprime bene cosa stiamo dicendo: tardi ti ho amato, bellezza sempre antica e sempre nuova, ed ecco tu eri dentro e io fuori. E lì ti ricercavo. Deforme com'ero mi gettavo sulle cose che tu hai creato, tu eri con me ma io non ero con te. Mi tenevano lontano le creature che tu hai creato. // Si è allontanato da ciò che è eterno per legarsi a ciò che è temporale. San Tommaso d'Aquino: nel peccato mortale vanno considerate l'avversione al Bene Eterno e la conversione o l'attaccamento disordinato al bene temporale. Per l'avversione al bene eterno il peccato mortale è accompagnato dalla pena eterna e per l'adesione al bene temporale è accompagnato dalla pena temporale. Quindi quando commetto un peccato mortale mi aggravo di una duplice colpa. Quando mediante la grazia viene rimessa la colpa finisce la l'avversione dell'anima a Dio e viene eliminato il debito della pena eterna. Ma può restare il debito temporale. Quando mi confesso viene rimessa la colpa contro Dio e viene annullata la pena eterna.
Quindi si può capire come eliminando la colpa rimanga la pena temporale. Quando mi confesso bene la colpa viene eliminata e le conseguenze di questa colpa (la pena eterna) ma rimane la pena temporale. Con l'assoluzione riceviamo il perdono della colpa più grave quella che riguarda l'avversione a Dio. Ma per riparare l'adesione disordinata ad un bene creato occorre la collaborazione della persona - con libero arbitrio - assieme all'azione della grazia. Quindi per eliminare la seconda colpa, quello di aver preferito un bene temporale per l'eterno, è necessaria la grazia insieme al mio impegno personale. Per la remissione della colpa occorre la penitenza come virtù, dove agisce la grazia cooperante. Non solo Dio ma anche l'uomo con il suo libero arbitrio. E' giusto che chi ha concesso alla propria volontà più del dovuto, soffra qualche cosa di contrario alla sua volontà e così si ottiene l'uguaglianza. Dio nel libro profeta Osea chiede al suo popolo di togliersi i segni della prostituzione.
Quando veniamo assolti è la grazia operante che agisce, sulla colpa più grave. La remissione della colpa e della pena eterna appartiene alla grazia operante. La remissione della pena temporale spetta alla grazia cooperante cosicché l'uomo, sopportando con pazienza le sue pene, mediante l'aiuto della grazia, viene sciolto dalle catene del debito della pena temporale. La confessione chiama me in causa, non agisce solo Dio.
Ma la Passione di Cristo non basta a soddisfare tutti i peccati?
San Tommaso d'Aquino risponde: la Passione di Cristo di suo è sufficiente ad eliminare qualsiasi debito di pena, non solo eterna ma anche temporale. E nella misura in cui l'uomo partecipa alla virtù della Passione di Cristo, partecipa l'affrancamento del debito di pena. Nel Battesimo l'uomo partecipa pienamente alla Passione di Cristo in quanto mediante l'acqua e lo Spirito Santo viene a morire il peccato insieme con Cristo e viene rigenerato con Cristo. Con il battesimo si ottiene la remissione della pene eterna e temporale. Nella penitenza partecipa della Passione di Cristo secondo la misura dei propri atti i quali sono materia della penitenza - si parla del sacramento della penitenza cioè il sacramento della confessione. Ecco perché il debito di tutta la pena non viene rimesso subito ma solo dopo aver compiuto tutta la penitenza. E' un concetto un po' difficile - il don se ne rende conto - però cerchiamo di approfondire.
Ogni sacramento è costituito da due elementi imprescindibili: la materia e la forma. Se manca uno di queste due elementi il sacramento non ci può essere. La materia del Battesimo è l'acqua e la forma è la formula. Nessuna delle due dipende dal ricevente. Il sacramento si esprime sempre in tutta la sua efficacia per la remissione della colpa e della pena. Il sacramento della confessione ha come materia gli atti del penitente quindi l'efficacia dipende dagli atti del penitente. Gli atti del penitente sono: 1) Un sincero esame di coscienza 2) Un dolore dei peccati commessi (contrizione o atrizione) 3) Il proposito di non ricadervi più 4) L'accusa dei peccati commessi 5) Il desiderio di riparare i danni che abbiamo causato con il peccato. Questi sono gli atti da cui dipende l'efficacia del sacramento. Quindi, se volutamente non confesso un peccato mortale il sacramento non mi libera neanche dalla colpa che ha come pena eterna perché volutamente ho taciuto o posso confessare tutti i miei peccati mortali ma non ne provo un'adeguato pentimento, pur liberandomi dalla colpa non mi libera dalla pena temporale perché gli atti del penitente non sono stati perfetti. Esempio: un'uomo va alla fontana del paese per lavare i suoi panni imbrattati di letame per aver governato i suoi maiali. Allora prende i panni ed inizia ad immergerli nel lavatoio ed inizia a lavarli, strofinarli ecc.. con energia. Ma per quanta energia ci metta quei panni restavano sempre sporchi ed inutilizzabili e neanche la puzza riusciva a togliere da essi. Un giorno, tornado al solito lavorio, mentre si accinge al suo energico lavoro, rassegnato al fatto che i suoi panni non diventeranno mai più puliti vede una donna che fa il suo stesso lavoro ma quasi senza sforzo e cantarellando nel suo lavorio. Anche lei lavava i panni che erano sporchissimi ma quando finiva i suoi panni erano candidi come la neve. Com'è possibile - disse l'uomo - ci metto più energia e fatica e come mai i tuoi panni sono più i puliti e profumati? La donna rispose: Semplice, uso il sapone. Allora donna prese un po' del suo sapone e lo diede all'uomo. E anche l'uomo scoprì che i suoi panni tornavano profumati e candidi. Con il sacramento della confessione, Dio ci dà il rimedio per purificarci come il sapone dei lavandai, ma questo rimedio che è il sangue di Cristo, siamo noi che dobbiamo applicarlo sopra i nostri panni sporchi. Sono io che devo portare i miei panni sporchi ad un lavatoio. Sono io che con un movimento di atrizione e contrizione devo sbattere quei panni sporchi che ho portato. Sono io che devo averli lavati faccio attenzione a non farli cadere nell'acqua di scolo - il proposito di non peccare mai più. Sono io che dopo averli lavati li indosserò profumati. Dio mi dà l'elemento essenziale che è il sapone che è il Sangue di Cristo.
Gesù,dopola confessione, non fa finta di non vedere i tuoi peccati, semplicemente con la confessioni li cancella, azzera e li ricaccia nel nulla. La stessa Onnipotenza che nella Creazione ha chiamato all'esistenza ciò che non c'era, nella confessione Dio fa lo stesso all'inverso dei peccati.
Per questo Gesù ha detto che ci sarà più gioia in Cielo per un peccatore che si converte che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione.
MEDIZIONE DEL DON
Ci siamo detti tante belle cose sul perdono di Dio sui nostri peccati. Ma allora una domanda lecita: perché si parla ancora della pena susseguente al peccato se accade tutto quanto ci siamo detti, quando Dio perdona? Se viene eliminata la causa - e causa della pena - è la colpa, può rimanere l'effetto? L'effetto della colpa è la pena, se viene eliminata la colpa, perché resta la pena?
Racconto del don: C'era un tale che aveva stretto un patto segreto con il figlio: questi facesse pure quello che gli piacesse però doveva piantare un chiodo su un palo ogni qualvolta aveva commesso un peccato, però doveva strapparne uno quando lo avesse riparato con un'atto di virtù. In capo a qualche tempo il palo era pieno di tanti chiodi e il giovane si allarmò di quanto male aveva commesso e si ripropose di riformare la sua condotta. E gli atti di virtù fioccarono e i chiodi sparirono uno ad uno. Il giorno in cui fu strappato l'ultimo chiodo, il padre volle abbracciare il suo figlio e si accorse che piangeva. Perché piangi, gli chiese, dovresti essere felice e contento di aver strappato tutti quei chiodi. E' vero che i chiodi sono stati tolti - rispose il figlio - ma i segni ci sono ancora.
Ogni peccato commesso è una specie di chiodo infisso nel muro, con l'assoluzione i chiodi saltano tutti ma i buchi rimangono e la penitenza chiude i buchi e mi porta a contatto con il mio povero passato e mi impedisce di insuperbirmi di nuovo.
Spiegazione in maniera teologica.
Bisogna prima chiarire le conseguenze del peccato mortale. Il don crede di aver trovato una citazione nella Bibbia dove Dio dia una spiegazione esaustiva di quale sia la conseguenza di un peccato mortale.
LIBRO DEL PROFETA GEREMIA - 2
13Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo:
ha abbandonato me,
sorgente di acqua viva,
e si è scavato cisterne,
cisterne piene di crepe,
che non trattengono l’acqua.
Il medesimo lamento Dio lo rivolge al profeta Osea, dove Dio si identifica con lo sposo e il peccato del suo popolo lo identifica come prostituzione
LIBRO DEL PROFETA OSEA - 1
2Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse:
«Va’, prenditi in moglie una prostituta,
genera figli di prostituzione,
poiché il paese non fa che prostituirsi
allontanandosi dal Signore».
LIBRO DEL PROFETA OSEA - 4
18dopo essersi ubriacati
si sono dati alla prostituzione,
hanno preferito il disonore alla loro gloria.
15La punirò per i giorni dedicati ai Baal,
quando bruciava loro i profumi,
si adornava di anelli e di collane
e seguiva i suoi amanti,
mentre dimenticava me!
Oracolo del Signore.
Vedete la doppia valenza? Abbandonare il Signore, rinunciare alla gloria (Dio) per inseguire la gloria terrena. Quindi la colpa contro Dio e un affezione sregolata che sto mettendo in atto nella mia vita (Moto dell’animo, sentimento o Inclinazione sentimentale, affetto ---Definizioni da Oxford Languages). Il peccato mortale porta una duplice colpa: una prevede una pena eterna perché consiste nell'abbandonare l'Eterno Dio e l'Eterno Bene e l'altra una pena temporale perché la persona sceglie per sé un bene temporaneo. Queste cisterne trattengono l'acqua per un momento. Quando io pecco mortalmente abbandono Dio (un Bene Eterno) e mi lego ad un bene temporaneo qualsiasi cosa sia. L'uomo dunque con il peccato mortale, per aver rifiutato Dio si sottopone ad una pena eterna e per essersi legato ad un bene temporaneo si sottopone ad una pena temporanea. Diventa duplice la colpa. Sant'Agostino considerato il tempo vissuto nel peccato esprime bene cosa stiamo dicendo: tardi ti ho amato, bellezza sempre antica e sempre nuova, ed ecco tu eri dentro e io fuori. E lì ti ricercavo. Deforme com'ero mi gettavo sulle cose che tu hai creato, tu eri con me ma io non ero con te. Mi tenevano lontano le creature che tu hai creato. // Si è allontanato da ciò che è eterno per legarsi a ciò che è temporale. San Tommaso d'Aquino: nel peccato mortale vanno considerate l'avversione al Bene Eterno e la conversione o l'attaccamento disordinato al bene temporale. Per l'avversione al bene eterno il peccato mortale è accompagnato dalla pena eterna e per l'adesione al bene temporale è accompagnato dalla pena temporale. Quindi quando commetto un peccato mortale mi aggravo di una duplice colpa. Quando mediante la grazia viene rimessa la colpa finisce la l'avversione dell'anima a Dio e viene eliminato il debito della pena eterna. Ma può restare il debito temporale. Quando mi confesso viene rimessa la colpa contro Dio e viene annullata la pena eterna.
Quindi si può capire come eliminando la colpa rimanga la pena temporale. Quando mi confesso bene la colpa viene eliminata e le conseguenze di questa colpa (la pena eterna) ma rimane la pena temporale. Con l'assoluzione riceviamo il perdono della colpa più grave quella che riguarda l'avversione a Dio. Ma per riparare l'adesione disordinata ad un bene creato occorre la collaborazione della persona - con libero arbitrio - assieme all'azione della grazia. Quindi per eliminare la seconda colpa, quello di aver preferito un bene temporale per l'eterno, è necessaria la grazia insieme al mio impegno personale. Per la remissione della colpa occorre la penitenza come virtù, dove agisce la grazia cooperante. Non solo Dio ma anche l'uomo con il suo libero arbitrio. E' giusto che chi ha concesso alla propria volontà più del dovuto, soffra qualche cosa di contrario alla sua volontà e così si ottiene l'uguaglianza. Dio nel libro profeta Osea chiede al suo popolo di togliersi i segni della prostituzione.
Quando veniamo assolti è la grazia operante che agisce, sulla colpa più grave. La remissione della colpa e della pena eterna appartiene alla grazia operante. La remissione della pena temporale spetta alla grazia cooperante cosicché l'uomo, sopportando con pazienza le sue pene, mediante l'aiuto della grazia, viene sciolto dalle catene del debito della pena temporale. La confessione chiama me in causa, non agisce solo Dio.
Ma la Passione di Cristo non basta a soddisfare tutti i peccati?
San Tommaso d'Aquino risponde: la Passione di Cristo di suo è sufficiente ad eliminare qualsiasi debito di pena, non solo eterna ma anche temporale. E nella misura in cui l'uomo partecipa alla virtù della Passione di Cristo, partecipa l'affrancamento del debito di pena. Nel Battesimo l'uomo partecipa pienamente alla Passione di Cristo in quanto mediante l'acqua e lo Spirito Santo viene a morire il peccato insieme con Cristo e viene rigenerato con Cristo. Con il battesimo si ottiene la remissione della pene eterna e temporale. Nella penitenza partecipa della Passione di Cristo secondo la misura dei propri atti i quali sono materia della penitenza - si parla del sacramento della penitenza cioè il sacramento della confessione. Ecco perché il debito di tutta la pena non viene rimesso subito ma solo dopo aver compiuto tutta la penitenza. E' un concetto un po' difficile - il don se ne rende conto - però cerchiamo di approfondire.
Ogni sacramento è costituito da due elementi imprescindibili: la materia e la forma. Se manca uno di queste due elementi il sacramento non ci può essere. La materia del Battesimo è l'acqua e la forma è la formula. Nessuna delle due dipende dal ricevente. Il sacramento si esprime sempre in tutta la sua efficacia per la remissione della colpa e della pena. Il sacramento della confessione ha come materia gli atti del penitente quindi l'efficacia dipende dagli atti del penitente. Gli atti del penitente sono: 1) Un sincero esame di coscienza 2) Un dolore dei peccati commessi (contrizione o atrizione) 3) Il proposito di non ricadervi più 4) L'accusa dei peccati commessi 5) Il desiderio di riparare i danni che abbiamo causato con il peccato. Questi sono gli atti da cui dipende l'efficacia del sacramento. Quindi, se volutamente non confesso un peccato mortale il sacramento non mi libera neanche dalla colpa che ha come pena eterna perché volutamente ho taciuto o posso confessare tutti i miei peccati mortali ma non ne provo un'adeguato pentimento, pur liberandomi dalla colpa non mi libera dalla pena temporale perché gli atti del penitente non sono stati perfetti. Esempio: un'uomo va alla fontana del paese per lavare i suoi panni imbrattati di letame per aver governato i suoi maiali. Allora prende i panni ed inizia ad immergerli nel lavatoio ed inizia a lavarli, strofinarli ecc.. con energia. Ma per quanta energia ci metta quei panni restavano sempre sporchi ed inutilizzabili e neanche la puzza riusciva a togliere da essi. Un giorno, tornado al solito lavorio, mentre si accinge al suo energico lavoro, rassegnato al fatto che i suoi panni non diventeranno mai più puliti vede una donna che fa il suo stesso lavoro ma quasi senza sforzo e cantarellando nel suo lavorio. Anche lei lavava i panni che erano sporchissimi ma quando finiva i suoi panni erano candidi come la neve. Com'è possibile - disse l'uomo - ci metto più energia e fatica e come mai i tuoi panni sono più i puliti e profumati? La donna rispose: Semplice, uso il sapone. Allora donna prese un po' del suo sapone e lo diede all'uomo. E anche l'uomo scoprì che i suoi panni tornavano profumati e candidi. Con il sacramento della confessione, Dio ci dà il rimedio per purificarci come il sapone dei lavandai, ma questo rimedio che è il sangue di Cristo, siamo noi che dobbiamo applicarlo sopra i nostri panni sporchi. Sono io che devo portare i miei panni sporchi ad un lavatoio. Sono io che con un movimento di atrizione e contrizione devo sbattere quei panni sporchi che ho portato. Sono io che devo averli lavati faccio attenzione a non farli cadere nell'acqua di scolo - il proposito di non peccare mai più. Sono io che dopo averli lavati li indosserò profumati. Dio mi dà l'elemento essenziale che è il sapone che è il Sangue di Cristo.
Gesù,dopola confessione, non fa finta di non vedere i tuoi peccati, semplicemente con la confessioni li cancella, azzera e li ricaccia nel nulla. La stessa Onnipotenza che nella Creazione ha chiamato all'esistenza ciò che non c'era, nella confessione Dio fa lo stesso all'inverso dei peccati.
Per questo Gesù ha detto che ci sarà più gioia in Cielo per un peccatore che si converte che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione.
MEDIZIONE DEL DON
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