Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro, continuando il discorso sulla Grazia ne illustra il percorso ordinario
La volta scorsa abbiamo visto come l'impossibile possa diventare possibile attraverso il dono dei doni di Dio ossia la grazia divina. In che cosa consiste la grazia? Nell'abitazione di Dio nell'anima del fedele. Dio viene ad abitare nell'anime e l'anima abita in Dio. San Giovanni non esista a dire: la Legge fu data per mezzo di Mosè e la grazia fu data da Gesù. Ma qual è il percorso ordinario della grazia? Cosa bisogna fare per avere questo dono immenso?
Lettera agli Ebrei - 11
"..6Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano…"
Se dunque la grazia rende possibile l'impossibile ma questo avviene tramite la Fede. La fede è la porta della grazia perché attraverso essa, la grazia entra.
Prima lettera di Giovanni - 3
"..23Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. 24Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato"
La fede è la condizione primaria: crediamo nel nome del Figlio. San Paolo mette in stretta relazione la Fede e la Grazia da rendere l'una prova dell'altra. Infatti propone di testare la propria fede
Seconda lettera ai Corinzi - 13
"..5Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi? A meno che la prova non sia contro di voi!.."
Se hai Gesù in te allora significa che possiedi il dono della fede. Per questo il don dice che la fede è la porta della grazia perché sebbene fede e grazia siano legate tra di loro, il loro legame si può scindere. La grazia si può perdere senza tuttavia perdere la fede. Non è possibile possedere la grazia cooperante e santificante senza possedere la fede.
Vangelo secondo Giovanni - 10
"..27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre..."
In questa citazione possiamo vedere il percorso ordinario della grazia: ascoltano la voce di Gesù (grazia preventiva) e condizione necessaria per avere la fede. Come potrà una persona invocare Gesù senza prima aver creduto in Lui? E come potranno credere in Lui senza averne sentito parlare? E come potranno sentirlo parlare senza che una persona lo annunci? Primo passo: ascoltano la parola di Gesù. Secondo passo: Io (Gesù) le conosco. Grazia cooperante. L'anima che ascolta la parola di Dio e la accoglie con Fede entra in una relazione specialissima con Dio. Gesù sta alla nostra porte del cuore e bussa e se qualcuno gli apre, Lui cenerà con la persona.
Prima lettera di Giovanni - 1
"..3quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.."
Quanto è importante l'ascolto? Terzo passo: ed esse (le pecore) mi seguono. Qua siamo già nell'ambito della grazia santificante. Le anime che entrano in relazione con Dio, operano insieme con Lui facendo cioè la sua Volontà. Per questo san Giovanni dice: da questo sappiamo di averlo conosciuto, se osserviamo i Suoi comandamenti. Chi dice che lo conosce e non osserva i suoi comandamenti è bugiardo ma chi osserva la Sua Parola in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Chi dice di dimorare con Cristo deve comportarsi come Lui si è comportato. Nel linguaggio biblico la conoscenza non è mai solo a livello intellettuale ma indica sempre una comunione intima tra i conosciuti per questo San Giovanni mette subito in relazione il conoscere il Cristo con l'essere in Lui e il dimorare in Lui. La porta della grazia è credere in Colui (Gesù) che Lui (Dio) ha mandato. E fare le opere di Dio. In quanto si inizia ad agire ed operare in comunione con Lui. Quarto passo: la gloria. Ecco dove conduce questo cammino. La fede conduce alla grazia e la grazia porta alla gloria. La fede ha per fine la grazia e la grazia ha per fine la gloria.
LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI MOTU PROPRIO PORTA FIDEI -- DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI --- CON LA QUALE SI INDICE L'ANNO DELLA FEDE
1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata (ascoltano la voce di Gesù dice il don) e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui.
Il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium dice come la grazia dev'essere alimentata. Dio è amore e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio in lui. Il dono primo è necessario è la grazia con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo...ma perché la grazia come pianta cresca e fruttifichi ogni fedele deve ascoltare volentieri la Parola di Dio e con l'aiuto della sua grazia compiere con le opere la volontà di Dio. Cosa bisogna fare per alimentare la grazia di Dio? Ascoltare volentieri la Parola di Dio, partecipare ai sacramenti specie l'Eucarestia e alle azioni liturgiche. Applicarsi costantemente alla preghiera e all'abnegazione di sé stesso e quarto: all'attivo servizio dei fratelli e all'esercizio di tutte le virtù. La carità / grazia regola tutti i mezzi della santificazione, dà loro forma e li conduce al loro vero fine.
La santità (usciamo fuori dalla Lumen Gentium) non è nelle opere ma nel lasciarsi possedere dalla grazia di Dio e nel farla operare attraverso di noi.
Prima lettera ai Corinzi - 15
"..10Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me..."
San Paolo sentiva forte questa inabitazione divina e aveva la consapevolezza che essa agiva in lui. Non è più San Paolo che vive ma è Cristo che vive in me.
Madre Teresa di Calcutta circa l'interesse che la sua vita aveva provocato agli occhi del mondo, ebbe a dire: sono solo un suo strumento perché interessarsi tanto a me quando l'opera è tutta Sua? Io sono una piccola matita nelle sue mani, è Lui che pensa e che scrive, la matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo essere usata. // Dio ama ancora il mondo e manda te e me perché siamo noi la sua compassione verso i poveri. I santi si sentivano inabitati dalla presenza del divino.
Santa Teresa di Liseux diceva: Archimede diceva: datemi una leva e un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo. Ma ciò che lui non potette fare perché si rivolgeva alle persone i santi lo hanno potuto ottenere. Il punto d'appoggio è Dio, la leva è l'orazione che infiamma con un fuoco d'amore e così i Santi sollevano il Mondo fino alla sua fine. E chiunque fa il conto vero dei tuoi meriti fa il conto dei tuoi doni (sant' Agostino). Il concilio di Trento dice: mai un cristiano deve confidare e gloriarsi di sé stesso e non del Signore, il quale è talmente buono verso tutti gli uomini che vuole che diventino meriti quelli che sono i suoi doni. Alla serva di Luisa Piccarretta, il 17 ottobre del 1910 Nono volume, il Signore gli manifesta questa verità:
“Figlia mia, Io non guardo tanto ai sacrifici, ma all’amore con cui si fanno ed all’unione che hanno con Me, sicché quanto più l’anima è unita a me, tanto calcolo di più faccio dei suoi sacrifici. Sicché, se l’anima è più strettamente unita a me, per i più piccoli sacrifici Io faccio dei calcoli grandi, perché nell’unione c’è il calcolo dell’amore ed il calcolo dell’amore è calcolo eterno che non ha termine né confine; mentre se l’anima si sacrifica assai e non è unita a me, Io guardo il suo sacrificio come di persona estranea e le do la mercede che merita, cioè limitata. Supponi un padre ed un figlio che si amano; il figlio fa dei piccoli sacrifici, il padre, per il vincolo di unione di paternità, di figliolanza e d’amore, che è il vincolo più forte, guarda questi piccoli sacrifici come cosa grande, porta trionfo, si sente onorato, dà al figlio tutte le sue ricchezze e dedica per il figlio tutte le premure e le sue cure. Aggiungi un servo, lavora tutta la giornata, si espone al caldo, al freddo, sta a tutti i suoi ordini, se occorre veglia anche la notte per conto del padrone; e che cosa riceve? La misera mercede d’una giornata, dimodoché se non lavora tutti i giorni sarà costretto a sentire la fame. Tale è la differenza che passa tra l’anima che possiede la mia unione e l’anima che non la possiede.” Gesù
Racconto del don: il Santo era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando sotto un'albero per la notte e si stava sistemando sotto un'albero quando un'abitante del villaggio corse da lui dicendo: la pietra, dammi la pietra! La pietra preziosa. Quale pietra? disse il santo. L'uomo rispose: la notte scorsa il Signore mi è apparso in sogno e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo, avrei trovato un santo che mi avrebbe dato una preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre. Il santo cercò nel suo sacco e tirò fuori una pietra e presala disse: probabilmente intendeva questa. L'ho trovata sul sentiero nella foresta qualche giorno fa, puoi tenerla senz'altro. L'uomo osservò la pietra: era probabilmente il diamante più grosso del mondo, prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto senza dormire e allo spuntar dell'alba sveglio il Santo e disse: dammi la ricchezza che ti permette di dare via così facilmente questo diamante.
Il nostro bene più grande è la comunione con Dio anche se non lo sappiamo dice san Paolo, ma quello che poteva essere un guadagno lo reputo una perdita di fronte alla conoscenza di Cristo per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo. La disgrazia più grande è perdere questa comunione.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
La volta scorsa abbiamo visto come l'impossibile possa diventare possibile attraverso il dono dei doni di Dio ossia la grazia divina. In che cosa consiste la grazia? Nell'abitazione di Dio nell'anima del fedele. Dio viene ad abitare nell'anime e l'anima abita in Dio. San Giovanni non esista a dire: la Legge fu data per mezzo di Mosè e la grazia fu data da Gesù. Ma qual è il percorso ordinario della grazia? Cosa bisogna fare per avere questo dono immenso?
Lettera agli Ebrei - 11
"..6Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano…"
Se dunque la grazia rende possibile l'impossibile ma questo avviene tramite la Fede. La fede è la porta della grazia perché attraverso essa, la grazia entra.
Prima lettera di Giovanni - 3
"..23Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. 24Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato"
La fede è la condizione primaria: crediamo nel nome del Figlio. San Paolo mette in stretta relazione la Fede e la Grazia da rendere l'una prova dell'altra. Infatti propone di testare la propria fede
Seconda lettera ai Corinzi - 13
"..5Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi? A meno che la prova non sia contro di voi!.."
Se hai Gesù in te allora significa che possiedi il dono della fede. Per questo il don dice che la fede è la porta della grazia perché sebbene fede e grazia siano legate tra di loro, il loro legame si può scindere. La grazia si può perdere senza tuttavia perdere la fede. Non è possibile possedere la grazia cooperante e santificante senza possedere la fede.
Vangelo secondo Giovanni - 10
"..27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre..."
In questa citazione possiamo vedere il percorso ordinario della grazia: ascoltano la voce di Gesù (grazia preventiva) e condizione necessaria per avere la fede. Come potrà una persona invocare Gesù senza prima aver creduto in Lui? E come potranno credere in Lui senza averne sentito parlare? E come potranno sentirlo parlare senza che una persona lo annunci? Primo passo: ascoltano la parola di Gesù. Secondo passo: Io (Gesù) le conosco. Grazia cooperante. L'anima che ascolta la parola di Dio e la accoglie con Fede entra in una relazione specialissima con Dio. Gesù sta alla nostra porte del cuore e bussa e se qualcuno gli apre, Lui cenerà con la persona.
Prima lettera di Giovanni - 1
"..3quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.."
Quanto è importante l'ascolto? Terzo passo: ed esse (le pecore) mi seguono. Qua siamo già nell'ambito della grazia santificante. Le anime che entrano in relazione con Dio, operano insieme con Lui facendo cioè la sua Volontà. Per questo san Giovanni dice: da questo sappiamo di averlo conosciuto, se osserviamo i Suoi comandamenti. Chi dice che lo conosce e non osserva i suoi comandamenti è bugiardo ma chi osserva la Sua Parola in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Chi dice di dimorare con Cristo deve comportarsi come Lui si è comportato. Nel linguaggio biblico la conoscenza non è mai solo a livello intellettuale ma indica sempre una comunione intima tra i conosciuti per questo San Giovanni mette subito in relazione il conoscere il Cristo con l'essere in Lui e il dimorare in Lui. La porta della grazia è credere in Colui (Gesù) che Lui (Dio) ha mandato. E fare le opere di Dio. In quanto si inizia ad agire ed operare in comunione con Lui. Quarto passo: la gloria. Ecco dove conduce questo cammino. La fede conduce alla grazia e la grazia porta alla gloria. La fede ha per fine la grazia e la grazia ha per fine la gloria.
LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI MOTU PROPRIO PORTA FIDEI -- DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI --- CON LA QUALE SI INDICE L'ANNO DELLA FEDE
1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata (ascoltano la voce di Gesù dice il don) e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui.
Il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium dice come la grazia dev'essere alimentata. Dio è amore e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio in lui. Il dono primo è necessario è la grazia con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo...ma perché la grazia come pianta cresca e fruttifichi ogni fedele deve ascoltare volentieri la Parola di Dio e con l'aiuto della sua grazia compiere con le opere la volontà di Dio. Cosa bisogna fare per alimentare la grazia di Dio? Ascoltare volentieri la Parola di Dio, partecipare ai sacramenti specie l'Eucarestia e alle azioni liturgiche. Applicarsi costantemente alla preghiera e all'abnegazione di sé stesso e quarto: all'attivo servizio dei fratelli e all'esercizio di tutte le virtù. La carità / grazia regola tutti i mezzi della santificazione, dà loro forma e li conduce al loro vero fine.
La santità (usciamo fuori dalla Lumen Gentium) non è nelle opere ma nel lasciarsi possedere dalla grazia di Dio e nel farla operare attraverso di noi.
Prima lettera ai Corinzi - 15
"..10Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me..."
San Paolo sentiva forte questa inabitazione divina e aveva la consapevolezza che essa agiva in lui. Non è più San Paolo che vive ma è Cristo che vive in me.
Madre Teresa di Calcutta circa l'interesse che la sua vita aveva provocato agli occhi del mondo, ebbe a dire: sono solo un suo strumento perché interessarsi tanto a me quando l'opera è tutta Sua? Io sono una piccola matita nelle sue mani, è Lui che pensa e che scrive, la matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo essere usata. // Dio ama ancora il mondo e manda te e me perché siamo noi la sua compassione verso i poveri. I santi si sentivano inabitati dalla presenza del divino.
Santa Teresa di Liseux diceva: Archimede diceva: datemi una leva e un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo. Ma ciò che lui non potette fare perché si rivolgeva alle persone i santi lo hanno potuto ottenere. Il punto d'appoggio è Dio, la leva è l'orazione che infiamma con un fuoco d'amore e così i Santi sollevano il Mondo fino alla sua fine. E chiunque fa il conto vero dei tuoi meriti fa il conto dei tuoi doni (sant' Agostino). Il concilio di Trento dice: mai un cristiano deve confidare e gloriarsi di sé stesso e non del Signore, il quale è talmente buono verso tutti gli uomini che vuole che diventino meriti quelli che sono i suoi doni. Alla serva di Luisa Piccarretta, il 17 ottobre del 1910 Nono volume, il Signore gli manifesta questa verità:
“Figlia mia, Io non guardo tanto ai sacrifici, ma all’amore con cui si fanno ed all’unione che hanno con Me, sicché quanto più l’anima è unita a me, tanto calcolo di più faccio dei suoi sacrifici. Sicché, se l’anima è più strettamente unita a me, per i più piccoli sacrifici Io faccio dei calcoli grandi, perché nell’unione c’è il calcolo dell’amore ed il calcolo dell’amore è calcolo eterno che non ha termine né confine; mentre se l’anima si sacrifica assai e non è unita a me, Io guardo il suo sacrificio come di persona estranea e le do la mercede che merita, cioè limitata. Supponi un padre ed un figlio che si amano; il figlio fa dei piccoli sacrifici, il padre, per il vincolo di unione di paternità, di figliolanza e d’amore, che è il vincolo più forte, guarda questi piccoli sacrifici come cosa grande, porta trionfo, si sente onorato, dà al figlio tutte le sue ricchezze e dedica per il figlio tutte le premure e le sue cure. Aggiungi un servo, lavora tutta la giornata, si espone al caldo, al freddo, sta a tutti i suoi ordini, se occorre veglia anche la notte per conto del padrone; e che cosa riceve? La misera mercede d’una giornata, dimodoché se non lavora tutti i giorni sarà costretto a sentire la fame. Tale è la differenza che passa tra l’anima che possiede la mia unione e l’anima che non la possiede.” Gesù
Racconto del don: il Santo era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando sotto un'albero per la notte e si stava sistemando sotto un'albero quando un'abitante del villaggio corse da lui dicendo: la pietra, dammi la pietra! La pietra preziosa. Quale pietra? disse il santo. L'uomo rispose: la notte scorsa il Signore mi è apparso in sogno e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo, avrei trovato un santo che mi avrebbe dato una preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre. Il santo cercò nel suo sacco e tirò fuori una pietra e presala disse: probabilmente intendeva questa. L'ho trovata sul sentiero nella foresta qualche giorno fa, puoi tenerla senz'altro. L'uomo osservò la pietra: era probabilmente il diamante più grosso del mondo, prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto senza dormire e allo spuntar dell'alba sveglio il Santo e disse: dammi la ricchezza che ti permette di dare via così facilmente questo diamante.
Il nostro bene più grande è la comunione con Dio anche se non lo sappiamo dice san Paolo, ma quello che poteva essere un guadagno lo reputo una perdita di fronte alla conoscenza di Cristo per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo. La disgrazia più grande è perdere questa comunione.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
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