Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro continuando a trattare la giustificazione saggia si ferma ancora a parlare dell'importanza del sacramento della confessione
Stiamo parlando del sacramento della confessione e degli effetti di esso. L'altra volta ci siamo fermati sulla questione della colpa e della pena. La pena eterna e quella temporale. Oggi il don vuole ancora insistere su questo sacramento che trasforma la vita. La riconciliazione è un dono di Dio Padre realizzata tramite Gesù Cristo.
Seconda lettera ai Corinzi - 5
"..10Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. 11Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini. A Dio invece siamo ben noti; e spero di esserlo anche per le vostre coscienze. 12Non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo occasione di vantarvi a nostro riguardo, affinché possiate rispondere a coloro il cui vanto è esteriore, e non nel cuore. 13Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi. 14L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. 15Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. 16Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. 17Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. 18Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio…"
Il peccato ci identifica, chi pecca contro i primi tre comandamenti è un'idolatra, chi pecca contro il quarto è uno sciagurato, chi pecca contro il quinto è un'omicida, chi pecca contro il sesto è un fornicatore, chi pecca contro il settimo è un ladro. Chi pecca contro l'ottavo è un bugiardo e chi pecca contro il nono è un lussurioso e chi pecca contro il 10° è un lussurioso. San Paolo cerca di portare le persone alla riconciliazione. Cristo ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (san Paolo). I frutti di questa riconciliazione li ha spiegati san Paolo in due righe: essa ci incorpora con Cristo e ci rende creature nuove. Il perdono del peccato, alla maniera divina, ci rende creature nuove. Chi può dire alla Maddalena sei un'adultera? O a San Matteo sei un pubblicano? O a Zaccheo sei un ladro? O a San Paolo sei un persecutore o violento? Ecc... questo è il potere della riconciliazione: le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove perché Dio ti ha perdonato. Il concilio di Trento afferma: per coloro che sono caduti nel peccato dopo il battesimo questo sacramento della penitenza è necessario alla salvezza com'è necessario il Battesimo per quelli che non sono stati ancora rigenerati.
Come è triste vedere come sia poco usata la confessione. Molti dicono: io mi confesso direttamente con Dio, non ho bisogno di un prete. Lo vogliamo commentare con le parole di Papa Francesco il quale in un'omelia, il 3 ottobre 2014 nella casa di Santa Marta - pur non parlando direttamente del sacramento della confessione - manifesta questo strano comportamento: le persone vogliono essere salvate non come vuole Dio ma come vogliono loro. E' come se dicessero - dice il Papa - salvaci Signore ma a modo nostro. Tu hai istituito questo sacramento? (il fedele che parla a Dio in un dialogo ipotetico) Ma io non ne voglio fare uso perché io ho quest'altra via per confessarti i miei peccati e quest'altra via per ricevere l'assoluzione.
Salvi a modo nostro - MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
"..L’uomo vive «dentro di sé il dramma di non accettare la salvezza di Dio», perché vorrebbe «essere salvato a modo suo». E Gesù arriva persino a piangere per questa «resistenza» dell’uomo, riproponendo sempre la sua misericordia e il suo perdono. Insomma, non possiamo proprio dire «Salvaci, Signore, ma a modo nostro!» ha fatto presente Papa Francesco nella messa celebrata venerdì 3 ottobre nella cappella della Casa Santa Marta……
"...Siamo davanti, ha precisato il Pontefice, al «dramma della resistenza a essere salvati». Si tratta di «una eredità che tutti noi abbiamo ricevuto», perché «anche nel nostro cuore c’è questo seme di resistenza a essere salvati come il Signore vuole salvarci».
Noi vogliamo essere salvati con l'autonomia nostra, le regole le facciamo noi. Di fronte a questo atteggiamento Gesù dice loro:
"..Di fronte a questo atteggiamento Gesù dice loro: «Ma io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?». La risposta è ancora: «Vogliamo fare la salvezza a modo nostro». Ritorna, dunque, «sempre questa chiusura» al modo di operare di Dio…" Papa Francesco
Gesù, ha assicurato il Pontefice, «quando vede questo dramma della resistenza, anche quando vede la nostra, piange». Egli «ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro; ha pianto guardando Gerusalemme» e dicendo: «Ma tu che uccidi i profeti e lapidi tutti quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali!». E piange anche «davanti a questo dramma di non accettare la sua salvezza, come il Padre la vuole».
Questa omelia culmina con una domanda che il don ritiene utilissima.
«Io resisto alla salvezza di Gesù?».
Ciò accade ogni volta che io pretendo di essere salvato con dei modo che prescindono da quelli stabiliti e voluti da Dio. Non è possibile o essere santi senza ricorrere alla confessione.
Racconto del don: c'era un frate, a prima vista di grande santità e di vita integerrima però molto singolare: si dedicava tanto alla preghiera e stava con molto rigore in silenzio. Comunicava non a voce ma con gesti. Si infiammava alle parole della Scrittura e dopo l'ascolto dava segni di dolcezza interiore. Insomma, era stimato un grande santo da tutti. Ora avvenne che il beato padre Francesco si recò in quel luogo e ascoltò i suoi confratelli che esaltavano e magnificavano quel frate; ma mentre tutti lo stavano esaltando, Padre Francesco disse: questo è un'inganno del demonio e la prova più sicura è che non vuole confessarsi. I frati rimasero costernati. Come può essere che sotto tanti segni di perfezione ci sia una tale santità ci sia una mistificazione? Al frate ritenuto santo, il Padre superiore gli ordinò di confessarsi ma il frate rifiutò di confessarsi. Poco tempo dopo il frate ritenuto santo uscì dall'ordine e ritornò a vita mondana.
Il sacramento della confessione come segno della santità.
Il sacramento della confessione come via della santità. Disse un giorno il Signore a Santa Brigida: la contrizione e la confessione sono la prima via della conversione a Dio. Con essa è purificata la mente che godeva del peccato ed è frenata la carne immonda. Il sacramento della confessione come segno e via di santità. Come via per conoscere Dio. Un giorno si presentò al Santo Curato d'Ars e chiese: padre, ho molti dubbi religiosi. Il santo rispose: prima confessati e poi parleremo. All'inizio rimase di stucco e poi si confessò con grande devozione. Finito il rito il santo disse: che dubbi hai sull'esistenza di Dio? Lui rispose: ora padre non ho più bisogno di discutere perché tutti i miei dubbi religiosi sono spariti con la confessione.
Facciamoci questa domanda: ma possono dare l'assoluzione i sacerdoti anche in peccato mortale?
Il potere di rimettere i peccati non è dato solo ai sacerdoti santi ma anche a quelli peccatori. Non devo andare alla ricerca del sacerdote santo ma del sacerdote e anche se manca di santità e non è in grazia di Dio, quando dice: Io ti assolvo i peccati…. si riceve il perdono di Dio. Quando il sacerdote mi dà l'assoluzione agisce sempre per conto di Dio. E io ricevo sempre il perdono di Dio. Il primo biografo di San Francesco d'Assisi, di lui e dei suoi frati egli scrive: avevano scelto come confessore un sacerdote secolare che era tristemente noto per le sue colpe ed era degno del disprezzo di tutti a motivo della sua depravata condotta. San Francesco e i suoi frati avevano scelto per loro un sacerdote disprezzato da tutti. San Francesco d'Assisi lasciò nel suo scritto: il Signore mi dà una grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della Santa Chiesa Romana a motivo della loro ordinazione sacerdotale e anche se mi facessero persecuzioni, voglio ricorrere proprio a loro, ecc..
I santi, nel cercare il sacerdote che potesse dargli l'assoluzione hanno cercato un sacerdote ordinato tale e non un santo. Perché questo in realtà basta per ricevere il perdono di Dio. Anche il Concilio di Trento conferma che i sacerdoti in peccato mortale possono assolvere.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
Stiamo parlando del sacramento della confessione e degli effetti di esso. L'altra volta ci siamo fermati sulla questione della colpa e della pena. La pena eterna e quella temporale. Oggi il don vuole ancora insistere su questo sacramento che trasforma la vita. La riconciliazione è un dono di Dio Padre realizzata tramite Gesù Cristo.
Seconda lettera ai Corinzi - 5
"..10Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. 11Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini. A Dio invece siamo ben noti; e spero di esserlo anche per le vostre coscienze. 12Non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo occasione di vantarvi a nostro riguardo, affinché possiate rispondere a coloro il cui vanto è esteriore, e non nel cuore. 13Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi. 14L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. 15Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. 16Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. 17Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. 18Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio…"
Il peccato ci identifica, chi pecca contro i primi tre comandamenti è un'idolatra, chi pecca contro il quarto è uno sciagurato, chi pecca contro il quinto è un'omicida, chi pecca contro il sesto è un fornicatore, chi pecca contro il settimo è un ladro. Chi pecca contro l'ottavo è un bugiardo e chi pecca contro il nono è un lussurioso e chi pecca contro il 10° è un lussurioso. San Paolo cerca di portare le persone alla riconciliazione. Cristo ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (san Paolo). I frutti di questa riconciliazione li ha spiegati san Paolo in due righe: essa ci incorpora con Cristo e ci rende creature nuove. Il perdono del peccato, alla maniera divina, ci rende creature nuove. Chi può dire alla Maddalena sei un'adultera? O a San Matteo sei un pubblicano? O a Zaccheo sei un ladro? O a San Paolo sei un persecutore o violento? Ecc... questo è il potere della riconciliazione: le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove perché Dio ti ha perdonato. Il concilio di Trento afferma: per coloro che sono caduti nel peccato dopo il battesimo questo sacramento della penitenza è necessario alla salvezza com'è necessario il Battesimo per quelli che non sono stati ancora rigenerati.
Come è triste vedere come sia poco usata la confessione. Molti dicono: io mi confesso direttamente con Dio, non ho bisogno di un prete. Lo vogliamo commentare con le parole di Papa Francesco il quale in un'omelia, il 3 ottobre 2014 nella casa di Santa Marta - pur non parlando direttamente del sacramento della confessione - manifesta questo strano comportamento: le persone vogliono essere salvate non come vuole Dio ma come vogliono loro. E' come se dicessero - dice il Papa - salvaci Signore ma a modo nostro. Tu hai istituito questo sacramento? (il fedele che parla a Dio in un dialogo ipotetico) Ma io non ne voglio fare uso perché io ho quest'altra via per confessarti i miei peccati e quest'altra via per ricevere l'assoluzione.
Salvi a modo nostro - MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
"..L’uomo vive «dentro di sé il dramma di non accettare la salvezza di Dio», perché vorrebbe «essere salvato a modo suo». E Gesù arriva persino a piangere per questa «resistenza» dell’uomo, riproponendo sempre la sua misericordia e il suo perdono. Insomma, non possiamo proprio dire «Salvaci, Signore, ma a modo nostro!» ha fatto presente Papa Francesco nella messa celebrata venerdì 3 ottobre nella cappella della Casa Santa Marta……
"...Siamo davanti, ha precisato il Pontefice, al «dramma della resistenza a essere salvati». Si tratta di «una eredità che tutti noi abbiamo ricevuto», perché «anche nel nostro cuore c’è questo seme di resistenza a essere salvati come il Signore vuole salvarci».
Noi vogliamo essere salvati con l'autonomia nostra, le regole le facciamo noi. Di fronte a questo atteggiamento Gesù dice loro:
"..Di fronte a questo atteggiamento Gesù dice loro: «Ma io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?». La risposta è ancora: «Vogliamo fare la salvezza a modo nostro». Ritorna, dunque, «sempre questa chiusura» al modo di operare di Dio…" Papa Francesco
Gesù, ha assicurato il Pontefice, «quando vede questo dramma della resistenza, anche quando vede la nostra, piange». Egli «ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro; ha pianto guardando Gerusalemme» e dicendo: «Ma tu che uccidi i profeti e lapidi tutti quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali!». E piange anche «davanti a questo dramma di non accettare la sua salvezza, come il Padre la vuole».
Questa omelia culmina con una domanda che il don ritiene utilissima.
«Io resisto alla salvezza di Gesù?».
Ciò accade ogni volta che io pretendo di essere salvato con dei modo che prescindono da quelli stabiliti e voluti da Dio. Non è possibile o essere santi senza ricorrere alla confessione.
Racconto del don: c'era un frate, a prima vista di grande santità e di vita integerrima però molto singolare: si dedicava tanto alla preghiera e stava con molto rigore in silenzio. Comunicava non a voce ma con gesti. Si infiammava alle parole della Scrittura e dopo l'ascolto dava segni di dolcezza interiore. Insomma, era stimato un grande santo da tutti. Ora avvenne che il beato padre Francesco si recò in quel luogo e ascoltò i suoi confratelli che esaltavano e magnificavano quel frate; ma mentre tutti lo stavano esaltando, Padre Francesco disse: questo è un'inganno del demonio e la prova più sicura è che non vuole confessarsi. I frati rimasero costernati. Come può essere che sotto tanti segni di perfezione ci sia una tale santità ci sia una mistificazione? Al frate ritenuto santo, il Padre superiore gli ordinò di confessarsi ma il frate rifiutò di confessarsi. Poco tempo dopo il frate ritenuto santo uscì dall'ordine e ritornò a vita mondana.
Il sacramento della confessione come segno della santità.
Il sacramento della confessione come via della santità. Disse un giorno il Signore a Santa Brigida: la contrizione e la confessione sono la prima via della conversione a Dio. Con essa è purificata la mente che godeva del peccato ed è frenata la carne immonda. Il sacramento della confessione come segno e via di santità. Come via per conoscere Dio. Un giorno si presentò al Santo Curato d'Ars e chiese: padre, ho molti dubbi religiosi. Il santo rispose: prima confessati e poi parleremo. All'inizio rimase di stucco e poi si confessò con grande devozione. Finito il rito il santo disse: che dubbi hai sull'esistenza di Dio? Lui rispose: ora padre non ho più bisogno di discutere perché tutti i miei dubbi religiosi sono spariti con la confessione.
Facciamoci questa domanda: ma possono dare l'assoluzione i sacerdoti anche in peccato mortale?
Il potere di rimettere i peccati non è dato solo ai sacerdoti santi ma anche a quelli peccatori. Non devo andare alla ricerca del sacerdote santo ma del sacerdote e anche se manca di santità e non è in grazia di Dio, quando dice: Io ti assolvo i peccati…. si riceve il perdono di Dio. Quando il sacerdote mi dà l'assoluzione agisce sempre per conto di Dio. E io ricevo sempre il perdono di Dio. Il primo biografo di San Francesco d'Assisi, di lui e dei suoi frati egli scrive: avevano scelto come confessore un sacerdote secolare che era tristemente noto per le sue colpe ed era degno del disprezzo di tutti a motivo della sua depravata condotta. San Francesco e i suoi frati avevano scelto per loro un sacerdote disprezzato da tutti. San Francesco d'Assisi lasciò nel suo scritto: il Signore mi dà una grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della Santa Chiesa Romana a motivo della loro ordinazione sacerdotale e anche se mi facessero persecuzioni, voglio ricorrere proprio a loro, ecc..
I santi, nel cercare il sacerdote che potesse dargli l'assoluzione hanno cercato un sacerdote ordinato tale e non un santo. Perché questo in realtà basta per ricevere il perdono di Dio. Anche il Concilio di Trento conferma che i sacerdoti in peccato mortale possono assolvere.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
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