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La gravità del peccato mortale

Don Silvestro spiega I novissimi (Morte, Giudizio, Paradiso, Inferno). Nello specifico in questo incontro illustra la gravità del peccato mortale

Le volte scorse abbiamo visto l'importanza del rimanere in grazia di Dio, come la grazia di Dio renda possibile l'impossibile, abbiamo visto il percorso ordinario della grazia. Oggi andremo a prendere in esame la possibilità di perdere la Grazia di Dio.

Distinzione tra il peccato veniale e mortale. Quando si parla del peccato che ci priva della grazia stiamo parlando di quello mortale. Nell'esortazione post sinodale RECONCILIATIO ET PAENITENTIA si discute dei due tipi di peccato in base alle conseguenze attuali, temporali e/o eterne.

Mortale, veniale

17....

E quando, «per mezzo del peccato, l'anima commette un disordine che va fino alla separazione dal fine ultimo - Dio -, al quale essa è legata per la carità, allora si ha il peccato mortale; invece, ogni volta che il disordine rimane al di qua della separazione da Dio, allora il peccato è veniale». Per questa ragione, il peccato veniale non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna, mentre siffatta privazione è appunto conseguenza del peccato mortale.

Considerando, inoltre, il peccato sotto l'aspetto della pena che include, san Tommaso con altri dottori chiama mortale il peccato che, se non rimesso, fa contrarre una pena eterna; veniale il peccato che merita una semplice pena temporale (cioè parziale ed espiabile in terra o nel purgatorio).


1855 Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore. Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca. (catechismo Chiesa Cattolica)

1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

« Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale [...] tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali »
.

1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

Significa che quando si è in peccato mortale, le nostre opere non possono essere meritorie per ottenere il Paradiso. Le nostre opere per essere buone devono aver come principio l'amore cioè la Grazia che è comunione con Dio che è Amore. Facciamo un'analisi di queste parole del Catechismo della Chiesa Cattolica (d'ora in poi CCC). Cosa significa distruggere la carità nel cuore dell'uomo? Significa distruggere la possibilità di meritare agli occhi di Dio.

Prima lettera ai Corinzi - 13 "...3E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe…"

Capite cosa accade quando perdo la carità? Niente più mi giova per la vita eterna. San Tommaso d'Aquino ci dice che agli occhi di Dio il Bene viene sempre ricompensato anche quando lo faccio in peccato mortale. Ma quando lo faccio in peccato mortale questo bene che compio posso ottenere (con il bene che ho fatto): beni temporali, la disposizione alla grazia e l'abitudine a fare il bene. Ma conclude san Tommaso che queste opere non sono meritorie non c'è la carità. E ce lo spiega San Giovanni Bosco, tutto passa e ciò che non è eterno è niente, un cristiano che agisce per una cosa temporale non sta facendo nulla. Quando io compio delle opere buone ma non in grazia, quelle opere non mi giovano per la vita eterna.

Il peccato mortale distrugge in noi il principio vitale che è la carità. Significa che le nostre opere buone nascono già morte nella loro possibilità di meritare. Come un'aborto. Nel dialogo della Divina Provvidenza di san Caterina da Siena, si legge di coloro che stanno in peccato mortale: le loro azioni sono avvelenate da diversi peccati, non fanno un frutto di buone opere perché è corrotta la radice ed ogni cosa ne esce guasta. Tutti siete alberi d'amore e perciò non potete vivere senza l'amore, essendo stati fatti da Me per amore. (E' il Padre che parla a Santa Caterina da Siena). Ecco l'urgenza della confessione, che sia immediata quando cado in peccato mortale. Se io perdo l'amore per mezzo del peccato mortale, la mia anima è come morta perché ha perduto il suo principio vitale. La Grazia è vita delle anime, è la vita di Dio partecipata alle anime. Padre gesuita francesca Rodolfo Plus , gesuita morto in concetto di santità: pochi accetterebbero di vivere con un cadavere nella sala da pranzo o da letto. Eppure troppi tengono in sè stessi un'anima morta. Alla serva di Dio, Luisa Piccarretta il 18 novembre 1906

18 Novembre 1906 Le opere senza spirito interno e senza retta intenzione, gonfiano l’anima.

“Figlia mia, se da un cibo si potesse separare la sostanza e la persona lo mangiasse, varrebbe niente, anzi servirebbe a gonfiare lo stomaco. Così sono le opere senza spirito interno e senza retta intenzione, prive di sostanza divina, valgono niente e servono solo a gonfiare la persona, quindi riceve più danno che bene.” Gesù

2 luglio 1911 Dove c’è amore c’è vita, senza l’amore tutto è morto.

Figlia mia, dove c’è amore c’è vita e non vita umana, ma vita divina; sicché tutte le opere, anche buone e non fatte per amore, sono come un fuoco dipinto che non dà calore, oppure un’acqua dipinta che non disseta e non purifica. Oh! quante opere dipinte, oppure morte, vengono fatte dalle persone anche a Me consacrate, perché il solo amore è quello che contiene la vita, nessun’altra cosa contiene tanta potenza da dar vita a tutto; anzi senza l’amore tutto è morto.”

Capite cosa significa che il peccato mortale distrugge in noi l'amore.

17 Febbraio 1922 L’amore è la culla dell’uomo.

"....l’amore dovrebbe correre in tutte le azioni umane, come corre l’immagine del re nella moneta del regno; e se la moneta non è improntata dalla immagine del re, non viene riconosciuta per moneta; così se non corre l’amore non è riconosciuta per opera mia.” Gesù (parte finale - 14° volume)

Tornando al dialogo della Divina Provvidenza, circa coloro che sono in peccato mortale, cosa dice il Padre a santa Caterina di Siena: l'anima che è in peccato mortale, qualsiasi opera buona che faccia non le vale per la vita eterna perchè non è fatta in grazia. E tuttavia non deve tralasciare le opere buone perchè ogni bene è remunerato e ogni colpa è punita. Il bene fatto fuori dalla grazia non è sufficiente e non vale per la vita eterna. Ma la divina bontà e Giustizia danno una remunerazione imperfetta essendo data a Me un'opera imperfetta. Qualche volta l'uomo ha ricompensa in cose temporale, altre volte Dio gli presta altro tempo perchè si possa correggere. Altre volte Gesù gli dà la vita della grazia con uno dei mezzi che hanno i miei servi. I quali sono piacevoli ed accetti a Me. Come feci per l'Apostolo Paolo, che per le orazioni di Santo Stefano, si levò dalla sua infedeltà e dalle persecuzioni che faceva ai cristiani sicchè vedi che in qualsiasi stato sia l'uomo, non devi mai tralasciarlo di fare. Un bene fatto in peccato mortale è una cosa imperfetta agli occhi di Dio e Dio è sempre ben remunerante. Il bene però va sempre fatto e noi cristiani siamo chiamati a vivere per la vita eterna. Ma noi siamo fatti per la vita eterna e quindi bisogna confessarsi subito per poter meritare la vita eterna. Perché le mie opere possano meritare la vita eterna.

LIBRO DEI SALMI - Salmo 51 (50) (Davide ebbe una relazione con Bersabea e per lei fece uccidere suo marito e nel salmo 50 esprime il suo dolore). Davide mostra (in questo salmo) che dopo il suo peccato, a Dio non sono più graditi i suoi sacrifici e olocausti. Poi continua

18 Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti. 19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Dopo il peccato Dio gradisce il pentimento.

20 Nella tua bontà fa’ grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme.

Dio con il suo perdono, risolleva l'anima che ritorna in Grazia. E conclude Davide:

21 Allora gradirai i sacrifici legittimi, l’olocausto e l’intera oblazione; allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

Solo quando l'anima tornerà in grazia di Dio, tornerà Dio a gradire le sue offerte. Nel libro della Sapienza al capitolo 1 4-5 si dice:

4 La sapienza non entra in un’anima che compie il male né abita in un corpo oppresso dal peccato. 5 Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno, si tiene lontano dai discorsi insensati e viene scacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia.

Quanti nomi ha la grazia di Dio: Grazia, carità, Sapienza e presenza di Dio nell'anima. Questa presenza di Dio nell'anima è cacciata dalle malefatte. Chi opera il male scaccia la presenza di Dio nell'anima. Origene osserva: ricordiamo che il Regno di Dio non può accordarsi con quello del peccato, non ci può essere unione tra le Luce e le tenebre. Se vogliamo che regni Dio in noi, in nessun modo deve regnare il peccato mortale nella nostra anima. E' la presenza di Dio nell'anima nostra che ci dà la possibilità di meritare il Regno dei Cieli. Dà alle nostre azioni un valore divino, perché è Dio stesso che agisce ed opera attraverso di noi.

A San Tommaso d'Aquino, quand'era in fin di vita fu chiesto: tu che hai insegnato nelle più celebri cattedre d'Europa, e hai tanto predicato e tanto scritto, da che cosa, nella tua vita sei rimasto più impressionato? Risposta: ciò che mi ha più impressionato è questa triste realtà, che ci siano tanti cristiani sicuri che Gesù è Dio e che ha parlato chiaramente dell'inferno e perciò sono certi che esso esiste. Eppure vivono per un'ora nel peccato mortale, in quell'ora potrebbero morire all'improvviso correndo il rischio di precipitare all'inferno. E ci sono molti cristiani che vivono nel peccato mortale anche perfino mesi….ecco come ragionano i Santi. Prendiamo l'abitudine di confessarci spesso. Perché il peccato mortale è qualcosa di cui dobbiamo liberarci al più presto.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO

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