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Catechesi sulle beatitudini 19 incontro: beati i miti perché erediteranno la terra (I parte)

Don Silvestro continua le sue catechesi sulle beatitudini ed inizia a trattare la terza beatitudine: beati i miti perché erediteranno la terra

Papa Francesco, parlando di questa beatitudine, nell'enciclica Gaudete ed Exultate, al numero 71 diceva:

71. È un’espressione forte, in questo mondo che fin dall’inizio è un luogo di inimicizia, dove si litiga ovunque, dove da tutte le parti c’è odio, dove continuamente classifichiamo gli altri per le loro idee, le loro abitudini, e perfino per il loro modo di parlare e di vestire. Insomma, è il regno dell’orgoglio e della vanità, dove ognuno crede di avere il diritto di innalzarsi al di sopra degli altri. Tuttavia, nonostante sembri impossibile, Gesù propone un altro stile: la mitezza. È quello che Lui praticava con i suoi discepoli e che contempliamo nel suo ingresso in Gerusalemme: «Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro» (Mt 21,5; cfr Zc 9,9).

La mitezza è condizione necessaria per un cristiano. Abbiamo già trattato due beatitudini, beati i poveri in spirito se sapranno essere miti, beati gli afflitti se sapranno essere miti. La mitezza diventa una condizione necessaria per comprendere se sono entrato nello spirito delle beatitudini. La mitezza rivela come sta andando il mio cammino con Cristo. Come faccio a sapere se una persona si è convertita a Cristo? Guarda quanto si è progredita nella mitezza. Le beatitudini sono un cammino di imitazione a Cristo.

63...Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini.[66] In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita.

La mitezza è la condizione con la quale puoi vivere le altre beatitudini. Ecco perché nelle altre beatitudini ci sembra di percepire questo sottointeso: se saprai essere mite sarai beato nella tua povertà, se saprai essere mite sarai beato nella tua afflizione, non sarai un giustiziere, non condannerai ma saprai perdonare e non vivrai di sospetti e di passioni e vedrai l'altro con uno sguardo puro. Se saprai essere mite sarai un'operatore di pace, se saprai essere mite sarai capace di sopportare le persecuzioni e gli oltraggi come Gesù che, oltraggiato, non rispondeva con oltraggi. E soffrendo non minacciava vendetta. La mitezza diventa rivelatoria nel grado di maturità che ho conseguito nella fede, seguendo ed imitando il Maestro. Vigiliamo su noi stessi. Se davvero abbiamo gustato quanto è buono il Signore, allontaniamo ogni genere di cattiveria, ipocrisia, frode ed ogni genere di maldicenza. Chi vuol valutare quanto sta crescendo nella fede, vigili su sé stesso e guardi non a quante Messe ha ascoltato, quante comunioni, quanti rosari si è fatti ecc... ma quanto sta crescendo nella virtù della mitezza. Non che le prime cose non rivelino la fede, ma vuoi sapere se le Messe che hai ascoltato, le hai ascoltate bene? Se le comunioni che hai fatto, le hai fatte bene? Se i rosari che ho fatto gli ho pregati bene? ecc.. guarda quanto ti aiutano a crescere nella virtù della mitezza. Perché se queste cose si fanno solo per dovere e non per amore di Dio non porteranno frutti, ma se invece le si fanno per amor di Dio accadrà il miracolo di cui ci parla il Signore: se uno mi ama, osserverà la Mia parola e il Padre Mio lo amerà e prenderemo dimora presso di lui.

Che cosa fa chi osserva la Parola di Gesù/Dio?

Ce lo dice san Paolo:

Lettera agli Efesini - 4

"..21se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, 22ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, 23a rinnovarvi nello spirito della vostra mente 24e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.."

Chi si converte, chi ascolta la parola del Signore depone l'uomo vecchio e si veste del nuovo. Ma di che cosa si deve rivestire l'uomo nuovo?

Lettera ai Colossesi - 3

"..12 Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità,...."

Quali sono i segni che mostrano che una persona è abitata da Dio? Quali sono i segni che manifestano il mio essere abitato da Dio? Il Signore fa una promessa a tutti coloro che lo amano e che ascoltano la sua parola. L'essere abitati da Dio. Vuoi sapere se Dio sta dimorando in te? Vigila su te stesso e guarda se in te trovi i segni della sua presenza, al dire di san Paolo sono:

Lettera ai Gàlati - 5

"..22Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; …"

E ditemi se questi non sono i segni di un'animo mite. E' meraviglioso quello che abbiamo ascoltato: se osserviamo la sua parola, diventiamo miti, se ci lasciamo abitare da Lui, diventiamo miti. Ecco perché il segno più evidente di quanto sto crescendo nella fede è la mitezza. Quante volte noi cristiani siamo accusati a torto o a ragione di andare a Messa, ricevere i sacramenti, preghiamo ma manchiamo di mitezza. Siamo facili ad arrabbiarci, alzare la voce ed ad offendere. Delle volte ci becchiamo il classico rimprovero: ma come, tu che vai a Messa…. e spesso ci giustifichiamo dicendo che quello che facciamo è zelo dimenticando che anche lo zelo va tenuto a freno. San Francesco di Sales diceva: voi cristiani dovreste essere come quelle persone dell'AT (Mattatia ecc...) che furono combattenti focosi. Ma dateci lo zelo assieme al lume interiore di quei grandi santi e ci accenderemo di collera come loro. Non è da tutti il sapersi risentire il come e quando è necessario. Quei santi erano ispirati direttamente da Dio e potevano adoperare senza pericolo la loro ira perché il medesimo spirito che animava quelle azioni, teneva le redini del loro giusto zelo affinché non oltrepassassero i giusti limiti che aveva loro prefissato. E dello zelo del Signore lo stesso san Francesco di Sales ci dice che nel suo zelo è sempre dolce, mansueto e grazioso. E che Egli ricorreva allo sdegno rarissime volte, quando non aveva più speranza di ottenere qualcosa in altro modo. Troviamo personaggi pieni di zelo e anche il Signore - delle volte lo abbiamo trovato animato da zelo - ma è uno zelo controllato da quello stesso Dio che lo ha ispirato affinché non oltrepassasse i limiti.

Se la tua conversione è piena di fuoco e zelo, pronto a lanciare giudizi e sentenze di condanna contro tutto e tutti perché non si convertono, con buona probabilità non ti sei ancora convertito. Quello che mi dice che stai crescendo nella fede non è lo zelo ma la mitezza. Infatti il Signore non ci chiama ad essere lupi ma agnelli e ci definisce suoi agnellini. I santi apostoli Giovanni e Giacomo, animati dallo stesso zelo di Elia furono rimproverati dal Signore.

Vangelo secondo Luca - 9

"..51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio…"

San Pietro dice che quando siamo chiamati a difendere la nostra fede e convinzioni bisogna farlo con dolcezza e rispetto.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO

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