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Catechesi sulle beatitudini 20 incontro: beati i miti perché erediteranno la terra (II parte)

Don Silvestro continua le sue catechesi sulle beatitudini e ora tratta le caratteristiche proprie della persona mite

La mitezza è quella virtù che mi rivela quanto sto crescendo nella fede. Come la fede conduce ad essere miti?

Gesù ebbe a dire a Don Dolindo Ruotolo: Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.

Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l'agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, nell'altra riva….


Il termine mite vuol dire letteralmente dolce, gentile e mansueto. Le caratteristiche dell'uomo mite sono 4, oggi ne tratteremo 3

1) E' una persona umile. Non mette la propria persona in mostra né con discorsi, né con l'alzare la voce, né con vestiti strani né con modi di fare eccentrici. Il mite è un qualcuno che vuol far risplendere la presenza di Dio più che la propria. Dio si manifesta nelle persone umili. Come il Signore disse ad Isaia: io dimoro nel luogo alto e santo e anche in colui che è umile di spirito. Chi vuole affermare sé stesso, si mostra prepotente, arrogante ed orgoglioso. Chi vuole mettere da parte sé stesso per affermare Dio si mostra mite. Dio resiste ai superbi ma agli umili dà la sua grazia. Grazia che coincide con la Sua presenza nell'anima. Il mite è un qualcuno che vuole far emergere Dio in sé. Il mite è un qualcuno che la sua vita parli di Dio.

2) Il mite è una persona forte. La mitezza è una virtù che sboccia sul terreno della virtù che si chiama dominio di sé. Nessuno è così forte come colui che è capace di dominare sé stesso. Non c'è fortezza laddove non c'è il dominio di sé. Il mansueto non si lascia trascinare dagli impulsi, passioni, istinto, ira, gelosia ecc.. ma su tutte queste cose ha pieno dominio. L'apostolo Paolo cita tra i frutti dello Spirito Santo la mitezza e il dominio di sé. Il mite è un forte che vinto il nemico più forte: sé stesso. E' la persona che ha imparato a dominare le reazioni scomposte del suo io ed è pure l'uomo che ha rinunciato alla tentazione di imporsi, farsi valere, di dominare gli altri ecc... è un'impresa ardua per una natura ferita dal peccato in cui l'egoismo e l'orgoglio tentano sempre di affermarsi e di accampare diritti. Fino a quando ci sarà vita bisognerà combattere questa lotta, invocando umilmente l'aiuto dello Spirito Santo perché distrugga in lui ogni residuo e durezza. Il mite, al contrario di ciò che si possa pensare, è un forte. Ma questa vittoria non è definitiva ma dura fino a quando dura la vita. Non è che non è soggetto a sbagliare, ma è uno che combatte giornalmente con le proprie debolezze.

3) Il mite quando sbaglia si scusa. Il suo modo di scusarsi è particolare, perché egli si scusa senza scusarsi. Fino a quando c'è vita la vittoria su noi stessi non sarà mai completa. San Francesco di Sales diceva che l'amor proprio muore un quarto d'ora dopo di noi, sempre cerca di affermarsi. E il mite sempre combattere. San Gregorio Magno dice che è impossibile, ad una vita sensibile, elevarsi completamente al di sopra delle proprie passioni e sensibilità. Però il mite sempre cerca di farlo, non si arrende in questa battaglia. Però di tanto in tanto viene sempre fuori un po' di orgoglio personale che si manifesta nell'irritazione, sdegno, collera, spirito di gelosia o di vendetta figlie dell'amor proprio. Che in quanto non morto, l'orgoglio personale cerca di rivendicare i propri diritti e riaffermarsi. Se il mite non ha saputo dominarsi prima, si dominerà dopo, e rimettendo l'amor proprio sotto i propri piedi, fa il primo passo nel cammino della riconciliazione. E nel fare i conti con le proprie debolezze chiede scusa assumendosi le proprie responsabilità. Il modo di chiedere scusa di un mite, egli si scusa senza scusarsi. Cioè non mette innanzi forze che lo hanno dominato e per questo è caduto (per esempio: perdonami, è il mio carattere, non posso farci nulla o perdonami ma sono fatto così, quando vedo cose storte è più forte di me o l'ira mi ha accecato). Le sue richieste di scusa diventano senza scuse: perdonami, perché ti ho fatto piangere o male. Perdonami perché ti ho turbato o scandalizzato. E' consapevole di non essere dominato e prendendosi le proprie responsabilità dice che avrebbe potuto evitarlo ma non l'ho fatto. Cioè a sbagliare sono stato io e non le forze che mi hanno dominato o l'ingiustizia che ho visto. E' pienamente responsabile del suo errore. Non ho scuse per quello che ho fatto. Nel chiedere scusa non mette innanzi le proprie ragioni ma piuttosto i propri errori e questo lo rende responsabile di ciò che fa.

CATECHESI DI DON SILVESTRO

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