Don Silvestro continua la sua trattazione sulla terza beatitudini descrivendo la quarta caratteristica propria della persona mite
Ricordiamo le prime tre caratteristiche: 1) E' una persona umile, 2) Il mite è una persona forte. La mitezza è una virtù che sboccia sul terreno della virtù che si chiama dominio di sé, 3) Il mite quando sbaglia si scusa.
Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose io opero quando l'anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: "pensaci tu", chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete... Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: "Sia santificato il tuo nome", cioè sii glorificato in questa mia necessità; "venga il tuo regno", cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; "sia fatta la tua volontà", ossia PENSACI TU.
La persona mite (4) è una persona di fede. Il dono della mitezza e il dominio di sé sussistono dove sussiste la fede. Possono esistere nel quadro della vita di chi cammina secondo lo Spirito. L'uomo si domina solo in obbedienza a Cristo che ha detto: se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso. Il mite non è un'accomodante ma è il discepolo di Cristo. L'uomo che si fida di Cristo. L'uomo che pensa ad agisce in modo naturale non sa neppure cosa sia la mitezza e il dominio di sé e spesso li fraintende credendo che la mitezza sia debolezza e il dominio di sé lo scambia l'indifferenza. Ma in realtà nessuno è così forte come il mite, solo chi si domina è veramente forte e può esercitare il dono della mitezza. La forza di Dio è manifestativa della sua mitezza. Dio è veramente mite perché è forte, ed è veramente forte perché è mite. Inoltre c'è da aggiungere che solo chi si domina è capace di donarsi veramente e solo chi si dona veramente è veramente mite. Gesù diceva: per questo il Padre mi ama, perché Io offro la mia vita per riprendermela di nuovo. ecc... Gesù ha il potere di offrirla e di riprenderla. Gesù dimostra che il suo donarsi è reale e completo perché esercita un pieno dominio su di sé. Così anche noi, anche se non arriveremo mai ai livelli del Cristo - abbiamo il potere di offrire la nostra vita - ma non di riprenderla di nuovo. Quanto più ci dominiamo, possiamo donarci e anche se non saremo compresi dagli uomini questo non desti meraviglia. Difatti lo stesso apostolo Paolo è molto esplicito su questo punto: nessun cristiano si illuda di essere compreso da un non cristiano, scrive:
Prima lettera ai Corinzi - 2
"..14Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito…"
Solo chi vive la vita dello Spirito sa cos'è la mitezza. Non è una questione di carattere. Tante volte si sentono discorsi di fatalismo caratteriale: sono fatto così, non posso farci nulla. E' più forte di me, chi nasce tondo non può morire quadro...ma allora che valore ha la conversione se non mi cambia? E se non sono cambiato a seguito della mia conversione, posso dire di essermi convertito davvero? La mitezza d'animo non è una nota caratteriale ma è una conquista. Beati coloro che non sono facili ai movimenti passionali dall'anima ma sono mantenuti a freno dalla ragione che non lascia che l'anima sia trascinata nel disordine. Descrive il mite come colui che non si lascia dominare dai movimenti passionali dell'anima. Anche la virtù della mitezza, come le altre virtù, per essere posseduta, richiede uno sforzo personale, uno sforzo esercitato nel tempo che diventa regola di una vita atta a produrre frutti di eternità. Tutto mi è lecito - dice san Paolo - ma non tutto mi giova. Non mi lascerò dominare da qualcosa. Se la virtù della mitezza non dipendesse da noi, Gesù non avrebbe detto di imparare da Lui che è mite ed umile di cuore. La virtù della mitezza e tanto più l'esercitiamo la facciamo nostra. La virtù della mitezza la si esercita nelle ostilità, come ricorda san Paolo, la tribolazione produce la pazienza. Nei momenti di conflitto si vede come si reagisce in una situazione ostile. Tutti possono sembrare miti quando va tutto bene, ma quando la situazione va male? La mitezza di Gesù si vede fortemente nella sua Passione. Secondo ambito dove si esercita la virtù della mitezza: nell'insegnamento. Il cristiano non deve mai dimenticare che ha sempre la vocazione all'insegnamento, deve insegnare e Gesù ci ricorda ad insegnare agli altri e come ricorda San Paolo la fede nasce dall'ascolto. Noi, se abbiamo la fede, la dobbiamo a chi ci ha parlato di Lui. E oggi se la consideriamo il nostro tesoro prezioso dobbiamo sentirci in dovere di condividerla perché il tesoro fruttifica nella misura in cui lo diamo. La nostra compassione dev'essere rivolta nei confronti di chi non Lo ha riconosciuto.
Lettera ai Romani - 10 "..14Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?..."
Ecco perché san Paolo diceva che per lui non era un vanto predicare il Vangelo ma è un dovere. Guai a lui se non predicasse il Vangelo. San Paolo comprendendo il grande tesoro della fede ha fatto della predicazione la sua missione. La prima cosa che devo imparare per insegnare è la virtù della mansuetudine. Non a caso il Signore a coloro che devono insegnare ha detto di imparare da Lui che è mite ed umile di cuore. Quando correggiamo, san Paolo ci ricorda che bisogna correggere con spirito di dolcezza, noi che siamo chiamati all'insegnamento, facciamolo con spirito di dolcezza, quando difendiamo la nostra fede, san Pietro ci ricorda di farlo con dolcezza, rispetto e retta coscienza. Ossia con mansuetudine. Quando siamo osteggiati, san Paolo ricorda che un servo del Signore dev'essere dolce nel rimproverare coloro che gli si mettono contro. Lo spirito della mitezza è lo spirito dell'evangelizzatore. Chi manca di mitezza risulterebbe come una persona che potrebbe essere poco credibile. Un servo del Signore non dev'essere litigioso ma mite con tutti. Chi invece possiede la virtù della mitezza con essa predica ancor prima di aver aperto la bocca. San Pietro ricorda che evangelizza senza bisogno di discorsi grazie alla sua condotta casta a rispettosa e alla sua anima piena di mitezza e pace. San Francesco (d'Assisi) insegnò a Frate Ginepro l'arte di predicare senza aprir bocca, egli diceva: se hai in tasca il profumo del muschio non ti servirà la voce per raccontarlo a tutti, il profumo parlerà in tua vece. La virtù della mitezza parla di Cristo in vece tua ancor prima di aprire bocca. Ecco perché una cosa sola si deve sapere dell'evangelizzatore: la vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. San Francesco di Sales diceva: non voglio che dicano che il vescovo è un grande predicatore ma che amino Dio. E coloro che lo conoscevano dicevano: quanto dev'essere buono Dio se il suo vescovo (san Francesco di Sales) è così buono. Perché san Francesco di Sales che era collerico e poi è passato alla storia come il santo della dolcezza. Idem con San Paolo. Imparate la mitezza contemplando la mansuetudine di Cristo. San Paolo ha subito una trasformazione radicale tanto che egli stesso riconoscerà di non essere più quello che era. San Paolo non presenta il dono della mitezza come dono di natura ma di spirito. E' un dono dato a chi non oppone resistenza allo Spirito Santo e anche se l'uomo non riuscirà a spegnere del tutto le passioni ma produrranno con l'aiuto dello Spirito Santo la mitezza. Cosa significa non opporsi allo Spirito Santo? Offrire a Dio l'obbedienza della fede. Ma cosa significa? Con la fede l'uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà e dà il proprio assento a Dio rivelatore (il Dio che si rivela nei testi sacri). Ecco perché Gesù dice che se uno lo Ama osserverà la sua parola. Non c'è la fede laddove non c'è ascolto della Sua parola e se non c'è fede non c'è mitezza. Chi possiede la mitezza parla di Dio senza aprire bocca, perché già si presenta come un qualcuno che ha fede in Dio e che ascolta la Sua Parola. Solo chi si fida della Sua parola può dire: so in chi ho riposto la mia fiducia. San Pietro spiega le ragioni della mitezza d'animo di Gesù con queste parole: si affidava a Colui che giudica con Giustizia.
CATECHESI DI DON SILVESTRO
Ricordiamo le prime tre caratteristiche: 1) E' una persona umile, 2) Il mite è una persona forte. La mitezza è una virtù che sboccia sul terreno della virtù che si chiama dominio di sé, 3) Il mite quando sbaglia si scusa.
Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose io opero quando l'anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: "pensaci tu", chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete... Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: "Sia santificato il tuo nome", cioè sii glorificato in questa mia necessità; "venga il tuo regno", cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; "sia fatta la tua volontà", ossia PENSACI TU.
La persona mite (4) è una persona di fede. Il dono della mitezza e il dominio di sé sussistono dove sussiste la fede. Possono esistere nel quadro della vita di chi cammina secondo lo Spirito. L'uomo si domina solo in obbedienza a Cristo che ha detto: se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso. Il mite non è un'accomodante ma è il discepolo di Cristo. L'uomo che si fida di Cristo. L'uomo che pensa ad agisce in modo naturale non sa neppure cosa sia la mitezza e il dominio di sé e spesso li fraintende credendo che la mitezza sia debolezza e il dominio di sé lo scambia l'indifferenza. Ma in realtà nessuno è così forte come il mite, solo chi si domina è veramente forte e può esercitare il dono della mitezza. La forza di Dio è manifestativa della sua mitezza. Dio è veramente mite perché è forte, ed è veramente forte perché è mite. Inoltre c'è da aggiungere che solo chi si domina è capace di donarsi veramente e solo chi si dona veramente è veramente mite. Gesù diceva: per questo il Padre mi ama, perché Io offro la mia vita per riprendermela di nuovo. ecc... Gesù ha il potere di offrirla e di riprenderla. Gesù dimostra che il suo donarsi è reale e completo perché esercita un pieno dominio su di sé. Così anche noi, anche se non arriveremo mai ai livelli del Cristo - abbiamo il potere di offrire la nostra vita - ma non di riprenderla di nuovo. Quanto più ci dominiamo, possiamo donarci e anche se non saremo compresi dagli uomini questo non desti meraviglia. Difatti lo stesso apostolo Paolo è molto esplicito su questo punto: nessun cristiano si illuda di essere compreso da un non cristiano, scrive:
Prima lettera ai Corinzi - 2
"..14Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito…"
Solo chi vive la vita dello Spirito sa cos'è la mitezza. Non è una questione di carattere. Tante volte si sentono discorsi di fatalismo caratteriale: sono fatto così, non posso farci nulla. E' più forte di me, chi nasce tondo non può morire quadro...ma allora che valore ha la conversione se non mi cambia? E se non sono cambiato a seguito della mia conversione, posso dire di essermi convertito davvero? La mitezza d'animo non è una nota caratteriale ma è una conquista. Beati coloro che non sono facili ai movimenti passionali dall'anima ma sono mantenuti a freno dalla ragione che non lascia che l'anima sia trascinata nel disordine. Descrive il mite come colui che non si lascia dominare dai movimenti passionali dell'anima. Anche la virtù della mitezza, come le altre virtù, per essere posseduta, richiede uno sforzo personale, uno sforzo esercitato nel tempo che diventa regola di una vita atta a produrre frutti di eternità. Tutto mi è lecito - dice san Paolo - ma non tutto mi giova. Non mi lascerò dominare da qualcosa. Se la virtù della mitezza non dipendesse da noi, Gesù non avrebbe detto di imparare da Lui che è mite ed umile di cuore. La virtù della mitezza e tanto più l'esercitiamo la facciamo nostra. La virtù della mitezza la si esercita nelle ostilità, come ricorda san Paolo, la tribolazione produce la pazienza. Nei momenti di conflitto si vede come si reagisce in una situazione ostile. Tutti possono sembrare miti quando va tutto bene, ma quando la situazione va male? La mitezza di Gesù si vede fortemente nella sua Passione. Secondo ambito dove si esercita la virtù della mitezza: nell'insegnamento. Il cristiano non deve mai dimenticare che ha sempre la vocazione all'insegnamento, deve insegnare e Gesù ci ricorda ad insegnare agli altri e come ricorda San Paolo la fede nasce dall'ascolto. Noi, se abbiamo la fede, la dobbiamo a chi ci ha parlato di Lui. E oggi se la consideriamo il nostro tesoro prezioso dobbiamo sentirci in dovere di condividerla perché il tesoro fruttifica nella misura in cui lo diamo. La nostra compassione dev'essere rivolta nei confronti di chi non Lo ha riconosciuto.
Lettera ai Romani - 10 "..14Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?..."
Ecco perché san Paolo diceva che per lui non era un vanto predicare il Vangelo ma è un dovere. Guai a lui se non predicasse il Vangelo. San Paolo comprendendo il grande tesoro della fede ha fatto della predicazione la sua missione. La prima cosa che devo imparare per insegnare è la virtù della mansuetudine. Non a caso il Signore a coloro che devono insegnare ha detto di imparare da Lui che è mite ed umile di cuore. Quando correggiamo, san Paolo ci ricorda che bisogna correggere con spirito di dolcezza, noi che siamo chiamati all'insegnamento, facciamolo con spirito di dolcezza, quando difendiamo la nostra fede, san Pietro ci ricorda di farlo con dolcezza, rispetto e retta coscienza. Ossia con mansuetudine. Quando siamo osteggiati, san Paolo ricorda che un servo del Signore dev'essere dolce nel rimproverare coloro che gli si mettono contro. Lo spirito della mitezza è lo spirito dell'evangelizzatore. Chi manca di mitezza risulterebbe come una persona che potrebbe essere poco credibile. Un servo del Signore non dev'essere litigioso ma mite con tutti. Chi invece possiede la virtù della mitezza con essa predica ancor prima di aver aperto la bocca. San Pietro ricorda che evangelizza senza bisogno di discorsi grazie alla sua condotta casta a rispettosa e alla sua anima piena di mitezza e pace. San Francesco (d'Assisi) insegnò a Frate Ginepro l'arte di predicare senza aprir bocca, egli diceva: se hai in tasca il profumo del muschio non ti servirà la voce per raccontarlo a tutti, il profumo parlerà in tua vece. La virtù della mitezza parla di Cristo in vece tua ancor prima di aprire bocca. Ecco perché una cosa sola si deve sapere dell'evangelizzatore: la vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. San Francesco di Sales diceva: non voglio che dicano che il vescovo è un grande predicatore ma che amino Dio. E coloro che lo conoscevano dicevano: quanto dev'essere buono Dio se il suo vescovo (san Francesco di Sales) è così buono. Perché san Francesco di Sales che era collerico e poi è passato alla storia come il santo della dolcezza. Idem con San Paolo. Imparate la mitezza contemplando la mansuetudine di Cristo. San Paolo ha subito una trasformazione radicale tanto che egli stesso riconoscerà di non essere più quello che era. San Paolo non presenta il dono della mitezza come dono di natura ma di spirito. E' un dono dato a chi non oppone resistenza allo Spirito Santo e anche se l'uomo non riuscirà a spegnere del tutto le passioni ma produrranno con l'aiuto dello Spirito Santo la mitezza. Cosa significa non opporsi allo Spirito Santo? Offrire a Dio l'obbedienza della fede. Ma cosa significa? Con la fede l'uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà e dà il proprio assento a Dio rivelatore (il Dio che si rivela nei testi sacri). Ecco perché Gesù dice che se uno lo Ama osserverà la sua parola. Non c'è la fede laddove non c'è ascolto della Sua parola e se non c'è fede non c'è mitezza. Chi possiede la mitezza parla di Dio senza aprire bocca, perché già si presenta come un qualcuno che ha fede in Dio e che ascolta la Sua Parola. Solo chi si fida della Sua parola può dire: so in chi ho riposto la mia fiducia. San Pietro spiega le ragioni della mitezza d'animo di Gesù con queste parole: si affidava a Colui che giudica con Giustizia.
CATECHESI DI DON SILVESTRO
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