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La grazia ritrovata in virtù del pentimento

Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro tratta della grazia e della sua efficacia ai fini della vita eterna

La volta scorsa abbiamo parlato della più grande sventura che possa accadere all'uomo: perdere la grazia di Dio. E quelle che sono le conseguenze del peccato mortale. Oggi andremo a trattare della Grazia di Dio. Partiamo dal ritrovamento della grazia. La grazia perduta può essere ritrovata a causa del pentimento. Come ricorda la parabola del Padre Misericordioso che va incontro al figlio dissoluto in vista del suo pentimento. La grazia consiste nel tornare in comunione con Dio. E' il sacramento della riconciliazione nel quale ogni persona può sperimentare quell'amore che è più potente del peccato. Ecco dove vado a manifestare il mio essere pentito: nel sacramento della penitenza.

2011 La carità di Cristo è in noi la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio. La grazia, unendoci a Cristo con un amore attivo, assicura il carattere soprannaturale dei nostri atti e, di conseguenza, il loro merito davanti a Dio e davanti agli uomini. I santi hanno sempre avuto una viva consapevolezza che i loro meriti erano pura grazia (catechismo della Chiesa Cattolica)

Questo vuol dire che di per sé, le opere umane, non meriterebbero mai il Paradiso. Lo meritano perché il Signore si degnato di avvalorarle con la grazia avuta nel Battesimo o riavuta nel sacramento della penitenza. Ecco perché quando siamo in grazia di Dio possiamo meritare agli occhi di Dio perché siamo in comunione con Lui. Perché la Grazia di Dio ci rende collaboratore di Dio, le nostre opere vengono divinizzate per questa collaborazione divina. // Il concilio di Trento su questo argomento dice: Lo stesso Gesù Cristo, come la vite ai tralci o il capo delle membra, trasfonde continuamente la sua virtù in quelli che sono giustificati, virtù che sempre precede, accompagna e segue le loro opere buone. E senza la quale non potrebbero per nessuna ragione piacere a Dio ed essere meritorie. Ecc.. //

Un giorno per far comprendere questa abilità il Signore disse alla serva di Dio Josefa Menendez: (in riferimento alle anime che cercano la perfezione): perciò voglio che le anime sappiano quanto il desiderio della loro perfezione mi consuma e come questa perfezione consista nello svolgere tutte le azioni comuni e quotidiana in intima comunione con Me. Se capissero bene questo, potrebbero divinizzare la loro vita e tutta la loro attività mediante questa intima unione al mio cuore e il valore di una giornata di vita divina è immenso. -- Vedete cosa significa essere in grazia di Dio?

Anche alla serva di Luisa Piccarreta il Signore gli disse una cosa simile il 23 settembre 1906

23 Settembre 1906 Come l’operare per Cristo distrugge l’opera umana e Gesù la fa risorgere in opera divina. (settimo volume)

Figlia diletta mia, l’operare per Cristo ed in Cristo fa scomparire del tutto l’opera umana, perché se si opera in Cristo, essendo Cristo fuoco, consuma l’opera umana ed avendo consumato l’opera umana, il suo fuoco la fa risorgere in opera divina, perciò opera insieme a Me, come se stessimo insieme facendo la stessa cosa; se soffri, come se stessi soffrendo insieme a Me, se preghi, se lavori, farai tutto in Me ed insieme con Me e così perderai del tutto le opere umane e le ritroverai divine. Oh! quante ricchezze immense potrebbero acquistare le creature e invece non se ne avvalgono!” Gesù

Questo vuol dire vuol dire che con la grazia divina e con la sua collaborazione, l'essere umano diventa co partecipe della natura divina. E può meritare la beatitudine eterna. In questo caso le nostre opere buono non sono solo compiute dalla persona ma anche da Dio insieme, presente nell'anima della persona giusta. E lo stesso Gesù dice: Io Sono la vita e voi i tralci, con Lui portiamo frutto e senza di Lui non possiamo fare nulla (di buono). Non è un potere far poco, non si può opera nulla di buono senza Gesù (diceva sant'Agostino per confutare coloro che dicono che si possa combinare anche un solo atomo buono senza Gesù). San Paolo percepiva fortemente questa cosa, di essere collaboratore di Dio.

Seconda lettera ai Corinzi - 12

"..9Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte…"

Se questi servi inutili si unissero in grazia con Dio, i loro meriti diventerebbero eterni.

Prima lettera ai Corinzi - 1

"..27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore…"

Non nelle nostre opere ma piuttosto in questa comunione con Cristo che si degna di operare attraverso di noi.

LIBRO DEI SALMI - Salmo 127 (126)

1 Canto delle salite. Di Salomone.
Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella.
2 Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno.


Tutto diventa vano quando non è fatto in comunione con Dio.

Ecco perché il salmista dice che la grazia divina vale più della vita (salmo 62,4). In questo possiamo ricordare una sfilza immensa di martiri ma anche santi normali. Santa Rita, vedendo che nei suoi due figli iniziavano a spuntare sentimenti di vendetta verso l'uccisore di loro padre, pregò il Signore: Signore, se vedi che i miei figli, crescendo, faranno peccati mortali, falli morire ora che sono innocenti. (ciò accadde). San Domenico Savio, al primo ritiro che fece con San Giovanni Bosco, fece il proposito: la morte ma non il peccato. Sforziamoci di essere collaboratori di Dio senza perdere la sua grazia ed affrettiamoci immediatamente a confessarci.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO

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