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Catechesi sulle beatitudini 5 incontro: introduzione (V parte)

Don Silvestro continua la sua catechesi sulle beatitudini mettendo in rilievo che la via indicata per noi da Dio è la via del nostro bene, temporaneo ed eterno.

Vogliamo parlare in generale della santità. Quanto è bello diventare santi. Gesù dice che:

Vangelo secondo Matteo - 11, 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero…"

La Santità non è amarezza e pesantezza ma dolcezza e leggerezza. E questo dobbiamo ricordarlo tutte le volte che siamo invitati a rinnegare noi stessi, prendere la nostra croce e a seguire Gesù. Santa Teresa d'Avila diceva che ogni volta che pensiamo a Cristo, pensiamo all'amore che Lo ha spinto a concederci tante grazie e dell'accesa carità che Dio ci ha mostrato, dandoci in Lui un pegno della tenerezza con cui ci segue. Amore domanda altro Amore. // Se avessimo un grande amore nel cuore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo tutto in breve e senza fatica. E' l'amore per Dio che rende questo giogo leggero e soave. // Quanto ci sarebbe bisogno di chiedere al Signore questo amore. La gioia che si sperimenta nel seguire il Signore non è descrivibile perché è interna. Il messaggio che passa oggi quando si parla di santità è soffri oggi per godere domani. Niente di più sbagliato. Gesù ebbe a dirci: questo vi ho detto, perché la Mia gioia sia in Voi e sia piena. Chi si dà totalmente al Signore ha una pace divina e che sorpassa ogni intelligenza e che è frutto del servizio di Dio. Talora di tratta di un piccolo sacrificio d'amor proprio o di un'atto di mortificazione, e se compiute quanto si gode nel cuore. I Santi, anche quaggiù, sono già beati. Quando uno ha il cuore tranquillo e sente che il Signore gli vuole bene, cosa potrebbe angustiarlo? (San Giuseppe Allamano nella sua opera spirituale). Le beatitudini ci dicono che la via della santità coincide con la via della beatitudine. Gesù dice beati sono come se fosse un qualcosa che riguarda il presente o altro ma dice Beati...senza aggiungere alcun tempo, perché il cammino della santità rende beati oggi e renderà beati nel futuro. Con ragione si può dire che la seconda parte della beatitudine ha un tempo (beati i miti perché erediteranno la terra…) ma è da puntualizzare che è un futuro incluso in un tempo presente. La prima beatitudine e l'ultima sono al tempo presente. Questo rende anche le altre beatitudini incluse in un tempo presente. Di un qualcosa che proverai in pienezza ma che gusterai qualcosa adesso. Non mettiamo in dubbio che il medesimo cammino rende già beati coloro che lo camminano. Gesù promette 100 volte tanto e la vita eterna nel tempo che verrà.

La gioia più grande è quella che deriva dalla comunione con Colui che è la Vita stessa.

Vuoi sapere a che grado di santità sei giunto? Controlla quanto l'essere cristiano e il vivere cristianamente ti rende felice. Ecco perché san Paolo ci esorta a rallegrarci nel Signore. Non c'è paragone tra la gioia spirituale che dà Dio ai suoi servi e la gioia corporale che dà il mondo ai suoi servi. E senza voler considerare che da una parte abbiamo il Dio fedele che dà sempre ciò che promette e dall'altra parte abbiamo il mondo che a dire di Sant'Ignazio è un traditore che promette e non mantiene. Consideriamo la distanza tra i piaceri spirituali e quelli corporali. San Gregorio Magno dice che i piaceri corporali accendono il desiderio prima di goderli e il disgusto dopo che sono stati conseguiti. Quelli spirituali danno disgusto prima di possederli e danno piacere quando sono stati raggiunti. Ecco perché molti non si decidono per la santità, proprio perché ogni bene corporale, fino a quando è lontano, si presenta nel suo miraggio gradevole, bello e desiderabile. Salvo, una volta raggiunto, aprire gli occhi (quando lo si è consumato) e sentirsi nudi. Quello che credevo un bene mi ha spogliato di tutto e mi ha tolto tutto.

Ascoltiamo con più fede la Parola di Dio perché talvolta ascoltandola non ci crediamo abbastanza.

Lettera a Tito - 1 "..2nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente…"

Lettera agli Ebrei - 6

"..18affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta…"

Il Vero Bene e il Vero Male lo conosco solo alla luce della parola di Dio, essa sola mi insegna cos'è veramente Bene per me e cos'è veramente Male. La Verità è fondamento della Parola di Dio. Comprendere questo è fondamentale, perché vuol dire che ciò che Dio indica come Male è veramente Male. E ciò che Dio dice essere Bene è veramente Bene e questo significa che io nel Bene trovo il Bene e nel Male io trovo il Male. Dio è sempre il Giusto Giudice e il suo dare è in aggiunta a quanto hai già ricevuto nel Bene e nel Male. A chi ha verrà dato e a chi non ha verrà tolto anche quello che non ha. Dio premia il figlio che è già stato premiato e punisce il figlio che è già stato punito. Detto così può sembrare ingiusto, ma può essere ingiusto un padre che premia il figlio perché si è laureato, ha trovato casa, si è sposato o ha avuto un figlio? Eppure questo figlio è già stato premiato dalle scelte che ha fatto. O vi sembra ingiusto un padre che punisce un figlio che è stato multato, bocciato, denunciato, condannato o arrestato? Eppure questo figlio è già stato punito dal male che ha scelto. Questo è fondamentale da comprendere e anche se ci sembra scontato non ci crediamo abbastanza. E' Dio che mi dice ciò che è bene o male.

LIBRO DEI SALMI - Salmo 119 (118)

14 Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia, più che in tutte le ricchezze.

16 Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola.


Nel bene vero io trovo la mia gioia, felicità e delizia. Ecco perché è detto beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Costui è beato e non sarà beato. Illuminante è anche il racconto del peccato dei nostri progenitori. Essi, appena mangiano il frutto proibito, sperimentano subito gli effetti nefasti dei loro peccati, tanto prima che Dio li punisse. Dio passeggia serenamente nel giardino cercandoli ed essi manifestano la loro colpa, Dio manifesta la sua estraneità sulla loro punizione palesando che questi effetti erano insiti nel frutto di cui aveva comandato di non mangiare. La stessa dinamica la troviamo nel Padre Misericordioso, dove vediamo che il figlio minore non è punito dal Padre che piuttosto lo attende ma dalle scelte che ha fatto non volendo servire il Padre, scelte che lo hanno portato a vivere con i porci. A perdere tutti i suoi beni, tutte le buone relazioni e tutta la sua dignità. Tanto che il suo vivere era un morire. Infatti da nessuno era considerato qualcuno tranne che per il Padre che lo attendeva per restituirgli tutto quanto aveva perduto. Illuminante è il lamento che Dio rivolge al popolo d'Israele nel libro del profeta Geremia al capitolo 2, versetto 13

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA - 2

13Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua.

Pensa (dice san Francesco di Sales commentando queste parole) Teotimo come l'amante divino esprima delicatamente la nobiltà e la generosità della sua gelosia. Come se dicesse: non mi lamento perché mi hanno abbandonato, per un danno causato dal loro abbandono, infatti quale danno può venire ad una sorgente viva se non si attinge l'acqua? Cesserà forse di sgorgare? Ma rimpiango la loro disgrazia perché, dopo avermi abbandonato hanno perso tempo cercando in pozzi senz'acqua. Se per ipotesi impossibile, avessero potuto trovare qualche altra sorgente d'acqua viva sopporterei facilmente il loro allontanamento da Me, giacchè non pretendo nulla dal loro amore se non la loro felicità. Ma lasciarmi per morire, abbandonarmi per rovinarsi, è questo che mi meraviglia e mi amareggia: per la loro follia. E dunque per amore nostro che Dio vuole che l'amiamo. Non possiamo smettere di amare Dio senza iniziare a perderci.

Poniamoci due domande. La prima desunta da due parabole di Gesù. La risposta a queste domande retoriche dipenda il nostro deciderci per la nostra santità. Quanto ha perso quell'uomo nel comprare il campo con il tesoro nascosto? E il mercante che ha comprato la perla di inestimabile valore, quanto ha perso? Tutti loro due hanno rinunciato a tutto quello che hanno, ma hanno preso qualcosa di inestimabile. Ma per loro è stata una perdita o guadagno? Seconda domanda: Vangelo di Matteo 16,26

"...26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?..."

San Francesco Saverio prima della sua conversione viveva a Parigi dove pensava solo ai beni terreni. Ma un giorno Sant'Ignazio gli disse: chi servi? Servi il mondo.. un traditore promette e non mantiene. Ma anche se mantenesse quanto durano i beni che dà? Possono durare i beni che dà oltre la vita? E dopo la morte a che gioveranno se non ti sarai salvato? E gli ricordò la sentenza del Vangelo qua sopra. --- Queste le parole che gli hanno cambiato la vita. E alla fine Saverio concluse: per l'uomo non vi è un solo bene e un solo male: l'unico Bene è avere Dio con sé e l'unico Male è non avere Dio con sé. Diceva Sant'Agostino in uno discorso: ascoltami povero, se hai Dio, cosa non hai? Ascoltami o ricco, se non hai Dio cosa non hai?

CATECHESI DEL DON

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