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Catechesi sulle beatitudini 17 incontro: beati gli affitti perché saranno consolati (V parte)

Don Silvestro continua la sua spiegazione sulle beatitudini continuando a trattare la seconda beatitudini e mettendo in rilievo quali sono i pianti a cui Dio non resiste

Oh Dio, che hai fatto sgorgare acqua dalla roccia, fa sgorgare lacrime dal nostro cuore per meritare il perdono. Oggi tratteremo i pianti a cui Dio non resiste. Dio si è preso l'impegno di raccogliere le nostre lacrime nei suoi otri per non dimenticarne nemmeno una e di asciugarle. In una parola, quella di essere il nostro Consolatore. Il Figlio venuto nel mondo vuol essere riconosciuto come il Consolatore e così anche lo Spirito Santo. Beati gli afflitti, perché il Consolatore li consolerà come Dio sa consolare. San Paolo diceva che quanto più abbondavano le sofferenze, quanto più abbondavano le consolazioni. San Paolo dà per certo che come lui è stato consolato nella sofferenza, così tutti coloro che sono nella sofferenza saranno consolati da Dio.

Seconda lettera ai Corinzi - 1

"...7La nostra speranza nei vostri riguardi è salda: sappiamo che, come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione…."

Ma quali sono le lacrime a cui Dio non resiste? Il sacerdote, don Dolindo Ruotolo ne elenca cinque: 1) beati quelli che piangono sul cuore di Dio, deponendo nell'oceano della sua Misericordia le proprie colpe. Non c'è pianto più soave e fecondo perché attrae nell'anima il perdono di Dio, come un bacio di ineffabile amore. Chi ha avuto la sorte di convertirsi sinceramente e di deporre le proprie colpe nel cuore del sacerdote, nulla può paragonarsi a quella soavità ineffabile. Sono le lacrime roventi di San Agostino che non cessa di far sentire alle generazioni il suo dolore (tardi Ti ho amato), sono le lacrime di San Francesco d'Assisi che piangeva per l'Amore non amato, sono le lacrime di chi, pur amando sinceramente Dio, deve rimproverarsi qualche infedeltà, sono dono dello Spirito Santo che purificano dal peccato ed uniscono a Dio. Papa Francesco diceva che c'è chi si adira perché ha sbagliato, ma questo è orgoglio, c'è chi piange per il male fatto, per il bene omesso e il tradimento dell'amore di Dio, questo è il pianto che sgorga per non aver cuore la vita altrui. Si piange perché non si corrisponde al Signore che ci vuole tanto bene e ci rattrista il pensiero del bene non fatto. Questo è il senso del peccato. Costoro dicono: ho ferito Colui che amo. E questo li addolora fino alle lacrime. Dio sia benedetto se arriviamo a queste lacrime. Questo è il tema dei propri errori da affrontare, difficile. Pensiamo al pianto di San Pietro, è un pianto che purifica e rinnova a differenza di Giuda che non accettò di aver sbagliato e si suicidò. E' un dono molto grande che dobbiamo chiedere: le lacrime per il peccato. Dio perdona sempre ma il problema è nostro che ci stanchiamo di chiedere perdono e ci chiudiamo in noi stessi. Ma Lui è lì per perdonare. 2) Beati coloro che sanno piangere insieme con gli altri e non sono indifferenti al loro dolore. Papa Francesco diceva: ho parlato spesso del dono delle lacrime e di quanto sia prezioso, si può amare in maniera fredda o per dovere? No. Ci sono degli afflitti da consolare e talvolta ci sono delle persone da risvegliare, che hanno un cuore di pietra e che hanno disimparato dal piangere. C'è da risvegliare la gente che non sa commuoversi del dolore altrui. Non è possibile amare senza empatia. 3) Beati quelli che piangono umiliandosi di fronte a Dio quando sono avvolti dalla sua grandezza e misurano nella Sua luce la propria nullità. Le lacrime che sgorgano dal cuore sono un cantico di apprezzamento della Magnificenza di Dio, sono armonie che lo esaltano e che gli fanno rispondere guardando l'umiltà dei suoi figli ed effondendogli i doni della sua Grandezza. Guardare la Sua Grandezza (ha guardato l'umiltà della sua serva). E' la prospettiva di San Pietro di fronte alla grandezza del Suo Signore: Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Possiamo immaginare che da lui sgorgassero lacrime. Giobbe 42 5,6 4) beati quelli che piangono sotto la mano purificatrice di Dio che li chiama ad una vita di maggior perfezione. Piange l'anima nel castigo dei suoi peccati e delle sue imperfezioni, piange l'anima che si vede liberata dalle sue imperfezioni e sente accrescersi la sete di Dio. Piange per gli assalti diabolici che la tormentano e si addestra alla fedeltà verso Dio. Tende con maggior impeto al Sommo Bene. Giobbe 16,20 5) Beati quelli che piangono perché eletti come vittime d'amore e come cooperatori delle grandi opere di Dio. Le loro immolazioni sono penosissime e dolcissime allo stesso tempo. Il segreto di queste cose può conoscerle solo chi soffre. San Paolo, dopo aver fatto delle sue sofferenze un'offerta in favore del corpo di Cristo che è la Chiesa, immediatamente aggiunge che è lieto delle sofferenze che sopporta per gli altri.

Essere afflitti nella fedeltà a Dio, è preludio di beatitudine.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO

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