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Il sacramento della confessione e gli atti del penitente

Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro, continuando a trattare la giustificazione saggia, si ferma a trattare gli atti del penitente cioè quello che il penitente deve mettere in atto per fare una buona confessione

Stiamo approfondendo il sacramento della confessione. L'unica giustificazione saggia che possiamo presentare al Signore nel Giorno del Giudizio è: ho confessato la mia colpa (cioè mi sono confessato). Lasciamoci ad esortare nell'accostarci ad esso. Papa Francesco nell'Evangelium Gaudium ci invita con forza a riconciliarsi con il Signore.

3. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché « nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore ».1 Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: « Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici ». Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha invitato a perdonare « settanta volte sette » (Mt 18,22) ci dà l’esempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra. Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!

Anche Santa Teresa d'Avila in una maniera più sintetica dice la stessa cosa. Per un cristiano la penitenza è la via ordinaria per ottenere il perdono dopo il battesimo. Certo che il Signore non è legato ai segni sacramentale in modo da operare liberamente in ogni tempo e zona della Storia della Salvezza, ma alla scuola della fede noi apprendiamo che il medesimo Salvatore ha voluto e disposto che gli umili e preziosi sacramenti della fede siano ordinariamente i mezzi efficaci per i quali passa ed opera la sua potenza redentrice. Sarebbe pazzo e presuntuoso voler prescindere dagli stessi strumenti di grazia e di salvezza che il Signore ha disposto e facendo a meno del sacramento del perdono. Dio non è legato ai sacramenti ma è altrettanto vero che Egli ha istituito questo sacramento per dare il suo Perdono. I mezzi straordinari per salvare un'anima non ci sono stati rivelati, ma siamo stati chiamati a servirci dei mezzi ordinari. Quanti si appellano alla Misericordia di Dio senza mai però ricorrere al sacramento dato da Dio agli uomini per donarci la Sua Misericordia?

Qui diventa importante la questione: come facciamo a confessarci bene?

Ci sono 5 atti del penitente e uno del confessore. Questo sacramento dipende dagli atti del penitente che costituiscono la materia. Gli atti del penitente:

1 atto) Un buon esame di coscienza. Non mi accosto a questo sacramento con superficialità ma mi preparo ad esso. Come mi preparo? La rettitudine e la limpidezza del penitente, un'uomo non va a confessarsi quando non scorge che il peccato da lui commesso contrasta con l'intimo del proprio essere. Fino a quando non dice: non soltanto il peccato c'è ma io ho peccato, fino a quando non ammette che il peccato ha introdotto nella sua coscienza una divisione e che lo separa da Dio e dai fratelli. Atto che deve essere non un' ansiosa seduta psicologica. Mi devo mettere ad un confronto sincero e sereno con la legge interiore, con le norme evangeliche proposte dalla Chiesa. Il primo grosso grande specchio è la legge morale dentro di me. Il secondo: le norme evangeliche proposte dalla Chiesa 3) Lo stesso Cristo Gesù che è per me Maestro di Vita. In che cosa ho mancato nel seguirlo? Nel mettere la mia vita dietro di Lui?

2 atto): Il peccatore svela i suoi peccati e la sua condizione di natura soggetta al peccato. Si chiama sacramento della confessione perché in questo sacramento io confesso i miei peccati. Il peccatore dev'essere conosciuto da colui che nella confessione riveste il ruolo di Giudice. Il quale deve valutare la gravità dei peccati sia il pentimento del penitente e come ruolo di medico. Quando io mi confesso, il mio confessore diventa per me giudice e medico e sia perché è giudice e medico, io sono chiamato a rivelargli i miei peccati. Il medico può intervenire là dove è riconosciuta la malattia. E' necessario confessare il proprio peccato, è il gesto del figliol prodigo che ritorna al Padre. Quando io confesso il mio peccato io sto facendo un'opera di lealtà e coraggio con me e con la Chiesa.

Confessando il mio peccato sto facendo qualcosa di ascetico, sto facendo un'opera di umiltà e mortificazione e quanto giova questo ad avvilire la mia superbia e la mia presunzione. Quando mi accosto al sacramento della confessione io ricevo la guarigione. Se attendi l'opera del medico è giusto svelargli la malattia. Nei tribunali civili il reo non può essere giudice di sé stesso e anche nella confessione il reo non può essere giudice di sé stesso. Quando vado a confessarmi ho a che fare con giudice che mi assolve e con un medico che mi cura.

3 atto): si impegna a rinunciare e a combattere il peccato. Gesù disse a Santa Brigida: Nulla Dio odia di più che il sapere di aver peccato e non curarsene o presumere dei propri meriti. Come se Dio tollerasse qualche tuo peccato perché non può essere onorato se non da te. O ti permettesse di compierne anche uno solo, dato che hai fatto tanto bene. Anche se avessi fatto milioni di atti buoni non basterebbero a coprire un tuo peccato. // La bontà di Dio - che è l'offeso dal peccato - dato il suo amore e dato che io l'ho offeso con il peccato non bastano milioni di atti buoni. Gli occhi di Dio su coloro che lo temono. Dio non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato il permesso a nessuno di peccare. Quante persone dicono: dato che ho fatto tanto bene, non c'è bisogno che mi confessi perché c'è un'opera di compensazione. E quindi devo essere perdonato. Non è così. E' il Sangue di Cristo che ci riscatta da ogni peccato. Una vita di opere buone non può bastare per riscattare anche un solo peccato mortale.

4 atto): accetta la pena che il confessore ti impone per ricevere l'assoluzione. Qual è il significato di ciò? Non è un prezzo per riscattarci dal peccato. Le opere della soddisfazione sono il segno dell'impegno personale che il cristiano ha assunto con Dio di cominciare un'esistenza nuova. Quest' opera di soddisfazione che io faccio, mi ricorda che dopo l'assoluzione rimane nel cristiano una zona d'ombra dovuta alle ferite del peccato. All'imperfezione dell'amore del penitente, all'indebolimento delle facoltà spirituali che bisogna sempre combattere con la mortificazione e penitenza. Gli atti del penitente che seguono la confessione nascono da una consapevolezza, che il peccato non è mai innocuo ma produce degli effetti. Il mio amore per Dio è stato leso con il peccato e quindi devo fare qualcosa per rinvigorirlo nuovamente. Le mie facoltà spirituali con il peccato sono state indebolite e quindi devo rafforzarle. Io sono chiamato a combattere contro le mie debolezze. Io prendo consapevolezza che il peccato che ho fatto non è rimasto senza conseguenze e su quelle io devo operare.

5 atto): malato essenziale della penitenza., da parte del penitente, è la contrizione. Ossia un chiaro e deciso ripudio del peccato commesso con il proposito di non più farlo. La contrizione è il principio della conversione. San Paolo Giovanni II affermava: da questa contrizione dipende la verità del penitente. Tanto più è reale la contrizione, tanto più porta alla conversione ed ad un radicale cambiamento di vita.

L'unico atto del confessore, è l'atto dell'assoluzione con le parole e gesti che lo accompagnano. Quando è data l'assoluzione è il momento nel quale, in risposta al penitente, la Trinità si fa presente per cancellare il peccato della persona e dargli la grazia. Il sacramento ci apre le porte del Paradiso. Il potere delle Chiavi da Gesù ai suoi ministri. Il Paradiso viene aperto anche della confessione. Uno viene impedito di entrare in Paradiso o dalla colpa sia dalla pena. Ma poiché confessione elimina questi ostacoli, si può dire che la confessione apre il Paradiso.

Si racconta che un giorno, un grande peccatore andò a confessarsi da Sant'Antonio da Padova dopo aver ascoltato la sua predica. Il dolore dei propri peccati impedì al penitente di parlare dei propri peccati a causa dei suoi continui singhiozzi. Sant'Antonio gli disse: va, scrivi i tuoi peccati e poi ritorna. Il penitente lo fece e poi gli lesse tutta la lista delle colpe. Quale non fu la sorpresa che alla fine della sua lettura che il foglio era tornato bianco senza traccia di scrittura.

MEDITAZIONE DEL DON

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