Don Silvestro continua la sua trattazione sulla terza beatitudine mettendo in rilievo la sua logica imitativa
Vediamo la logica imitativa che si nasconde dietro questa beatitudine
Se mi dite davvero: "sia fatta la tua volontà", che è lo stesso che dire: "pensaci tu", io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: "Sia fatta la tua volontà, pensaci tu". Ti dico che io ci penso, che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l'infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di': "Pensaci tu". Ti dico che io ci penso. (Gesù pensaci Tu).
La virtù della mitezza si inquadra nella logica indicata da Cristo e che potremmo dire imitativa: siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro nei Cieli. Un discepolo non costruisce il suo operato sulle buone maniere del mondo ma sull'imitazione di un processo imitativo per il quale un battezzato diventa tanto più cristiano tanto più imita Dio. San Paolo diceva di farsi suoi imitatori come lui era un'imitatore di Cristo. Dio stesso è mansueto, e questo insegnamento proviene dal libro del Siracide dove viene detto che Dio si comporta con noi in maniera indulgente, governa tutto con mansuetudine e si può permetterlo di essere mansueto non perché non ha la forza ma perché ha un potere senza limiti e lo esercita quando vuole. Ciò significa che la mansuetudine come virtù evangelica è autentica quando scaturisce da un'animo retto reso forte dalla presenza dello spirito di Dio. Esiste anche una mansuetudine che però è debolezza. Ma chi cammina nella via del Vangelo non è mai debole, perché lo spirito di Dio gli dà una statura grande e se la persona non si impone, lo fa solo per scelta. La virtù della mansuetudine è la virtù dei forti.
Di Mosè si dice nel libro dei Numeri:
NUMERI - 12 "..3Ora Mosè era un uomo assai umile, più di qualunque altro sulla faccia della terra…."
L'idea della mansuetudine di Mosè sembra essere molto importante nella coscienza religiosa ebraica. Le due virtù che contraddistinguono un santo sono la fedeltà e la mansuetudine. Nel NT la figura più eminente è sicuramente il Cristo ed egli si muove sulla strada della mansuetudine.
LIBRO DEL PROFETA ZACCARIA - 9
"..9Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina…."
Vangelo secondo Matteo - 11 "..29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita…"
Dio ci invita ad essere come Lui. L'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio e Cristo è venuto a ridarci quella somiglianza che avevamo perduto. Non nell'aspetto esteriore ma nell'imitazione. Quando il profeta Samuele è chiamato ad ungere Davide, Dio stesso gli indica il criterio da seguire: non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura perché io Dio non guardo all'apparenza ma al cuore. Non a caso il Signore nell'invitarci ad imitarlo, ci invita a mettere nel nostro cuore l'umiltà e la mitezza. Gesù rivela che chi vuole imitarlo davvero deve coltivare l'umiltà e la mitezza. Queste due virtù diventano il segreto della santità. L'umiltà ci perfeziona riguardo a Dio e la mansuetudine riguardo al prossimo. E san Francesco di Sales esorta Filotea dicendo che queste due virtù devono stare nel cuore. Uno degli artifici del nemico consiste nello spingere le persone a professare l'umiltà solo con le parole ed atti esteriori. E che senza esaminare gli effetti interni credono di essere umili e mansueti mentre in realtà non lo sono per nulla. Nonostante la cerimoniosa umiltà che ostentano, ad una paroletta in contrario e alla più piccola offesa scattano con un'arroganza incredibile.
Una delle due virtù ha bisogno dell'esistenza dell'altra. Se sarò umile con Dio sarà mansueto con gli uomini e viceversa. Al bando quelle espressioni che ostentano quell'umiltà che non si ha: chi sono io per giudicare? Io sono un peccatore --- non ne sono degno, sono un miserabile ed espressioni del genere di cui sono piene le labbra dei falsi umili. In realtà queste espressioni, gli umili veri, le rivolgono a Dio e non agli uomini. Chi sono io per giudicare, diventa obbedienza alla sua parola. Il sono un peccatore, quando è rivolto a Dio, diventa un ricorrere al sacramento del perdono. E non ne sono degno, quando è rivolto a Dio, diventa un preghiera di adorazione. E sono un miserabile, quando è rivolta a Dio, diventa preghiera di supplica. Ciò che va ostentato agli uomini se si è veramente umili è la mansuetudine. Se sei umile nei riguardi di Dio, sarai mansueto nel riguardo degli uomini. Laddove manca la mansuetudine sicuramente non c'è l'umiltà. La carità è il vincolo della perfezione e san Bernardo dice che è veramente perfetta quando è dolce, paziente e mansueta. La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui e non stupirsi delle loro debolezze. E il modo per farlo ce lo indica san Paolo: rivestitevi dei sentimenti di tenerezza, di bontà, di mansuetudine, ecc.. e perdonandovi gli uni con gli altri. Il vertice della divina mansuetudine di Cristo è rappresentato il modo con cui Egli ha affrontato la sua Passione: come Agnello mansueto portato al macello e stava in silenzio di fronte alle accuse. La mansuetudine di Dio manifestata soprattutto al momento della Passione di Cristo. Gli apostoli di Gesù esortavano i loro discepoli alla mansuetudine.
Seconda lettera a Timòteo - 2
"..23Evita inoltre le discussioni sciocche e da ignoranti, sapendo che provocano litigi. 24Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente,.."
Lettera a Tito - 3
"..1Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; 2di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini…"
Una persona mansueta non è litigioso, evita la discussioni sciocche e non educative sapendo che generano contese, perdona le offese subite, non parla male di nessuno e mostra dolcezza verso tutti gli uomini. Per quanto possa essere difficile essere mansueti. Per quanto possa essere difficile diventare mansueti, esercitiamoci in questa virtù, perché questo ci renderà forti ed indicatori di Dio.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
Vediamo la logica imitativa che si nasconde dietro questa beatitudine
Se mi dite davvero: "sia fatta la tua volontà", che è lo stesso che dire: "pensaci tu", io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: "Sia fatta la tua volontà, pensaci tu". Ti dico che io ci penso, che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l'infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di': "Pensaci tu". Ti dico che io ci penso. (Gesù pensaci Tu).
La virtù della mitezza si inquadra nella logica indicata da Cristo e che potremmo dire imitativa: siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro nei Cieli. Un discepolo non costruisce il suo operato sulle buone maniere del mondo ma sull'imitazione di un processo imitativo per il quale un battezzato diventa tanto più cristiano tanto più imita Dio. San Paolo diceva di farsi suoi imitatori come lui era un'imitatore di Cristo. Dio stesso è mansueto, e questo insegnamento proviene dal libro del Siracide dove viene detto che Dio si comporta con noi in maniera indulgente, governa tutto con mansuetudine e si può permetterlo di essere mansueto non perché non ha la forza ma perché ha un potere senza limiti e lo esercita quando vuole. Ciò significa che la mansuetudine come virtù evangelica è autentica quando scaturisce da un'animo retto reso forte dalla presenza dello spirito di Dio. Esiste anche una mansuetudine che però è debolezza. Ma chi cammina nella via del Vangelo non è mai debole, perché lo spirito di Dio gli dà una statura grande e se la persona non si impone, lo fa solo per scelta. La virtù della mansuetudine è la virtù dei forti.
Di Mosè si dice nel libro dei Numeri:
NUMERI - 12 "..3Ora Mosè era un uomo assai umile, più di qualunque altro sulla faccia della terra…."
L'idea della mansuetudine di Mosè sembra essere molto importante nella coscienza religiosa ebraica. Le due virtù che contraddistinguono un santo sono la fedeltà e la mansuetudine. Nel NT la figura più eminente è sicuramente il Cristo ed egli si muove sulla strada della mansuetudine.
LIBRO DEL PROFETA ZACCARIA - 9
"..9Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina…."
Vangelo secondo Matteo - 11 "..29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita…"
Dio ci invita ad essere come Lui. L'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio e Cristo è venuto a ridarci quella somiglianza che avevamo perduto. Non nell'aspetto esteriore ma nell'imitazione. Quando il profeta Samuele è chiamato ad ungere Davide, Dio stesso gli indica il criterio da seguire: non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura perché io Dio non guardo all'apparenza ma al cuore. Non a caso il Signore nell'invitarci ad imitarlo, ci invita a mettere nel nostro cuore l'umiltà e la mitezza. Gesù rivela che chi vuole imitarlo davvero deve coltivare l'umiltà e la mitezza. Queste due virtù diventano il segreto della santità. L'umiltà ci perfeziona riguardo a Dio e la mansuetudine riguardo al prossimo. E san Francesco di Sales esorta Filotea dicendo che queste due virtù devono stare nel cuore. Uno degli artifici del nemico consiste nello spingere le persone a professare l'umiltà solo con le parole ed atti esteriori. E che senza esaminare gli effetti interni credono di essere umili e mansueti mentre in realtà non lo sono per nulla. Nonostante la cerimoniosa umiltà che ostentano, ad una paroletta in contrario e alla più piccola offesa scattano con un'arroganza incredibile.
Una delle due virtù ha bisogno dell'esistenza dell'altra. Se sarò umile con Dio sarà mansueto con gli uomini e viceversa. Al bando quelle espressioni che ostentano quell'umiltà che non si ha: chi sono io per giudicare? Io sono un peccatore --- non ne sono degno, sono un miserabile ed espressioni del genere di cui sono piene le labbra dei falsi umili. In realtà queste espressioni, gli umili veri, le rivolgono a Dio e non agli uomini. Chi sono io per giudicare, diventa obbedienza alla sua parola. Il sono un peccatore, quando è rivolto a Dio, diventa un ricorrere al sacramento del perdono. E non ne sono degno, quando è rivolto a Dio, diventa un preghiera di adorazione. E sono un miserabile, quando è rivolta a Dio, diventa preghiera di supplica. Ciò che va ostentato agli uomini se si è veramente umili è la mansuetudine. Se sei umile nei riguardi di Dio, sarai mansueto nel riguardo degli uomini. Laddove manca la mansuetudine sicuramente non c'è l'umiltà. La carità è il vincolo della perfezione e san Bernardo dice che è veramente perfetta quando è dolce, paziente e mansueta. La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui e non stupirsi delle loro debolezze. E il modo per farlo ce lo indica san Paolo: rivestitevi dei sentimenti di tenerezza, di bontà, di mansuetudine, ecc.. e perdonandovi gli uni con gli altri. Il vertice della divina mansuetudine di Cristo è rappresentato il modo con cui Egli ha affrontato la sua Passione: come Agnello mansueto portato al macello e stava in silenzio di fronte alle accuse. La mansuetudine di Dio manifestata soprattutto al momento della Passione di Cristo. Gli apostoli di Gesù esortavano i loro discepoli alla mansuetudine.
Seconda lettera a Timòteo - 2
"..23Evita inoltre le discussioni sciocche e da ignoranti, sapendo che provocano litigi. 24Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente,.."
Lettera a Tito - 3
"..1Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; 2di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini…"
Una persona mansueta non è litigioso, evita la discussioni sciocche e non educative sapendo che generano contese, perdona le offese subite, non parla male di nessuno e mostra dolcezza verso tutti gli uomini. Per quanto possa essere difficile essere mansueti. Per quanto possa essere difficile diventare mansueti, esercitiamoci in questa virtù, perché questo ci renderà forti ed indicatori di Dio.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
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