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Le tre ragioni per cui devo confessarmi subito

Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro tratta sulla necessità di confessarsi subito qualora si ha avuto la disgrazia di essere caduto in peccato mortale.

Abbiamo trattato, nelle altre volte, la confessione, il percorso ordinario della grazia, l'importanza del trovarsi in grazia di Dio e quanto è importante essere in grazia di Dio. A conclusione le tre ragioni, ecco perché se sono caduto in peccato mortale devo ricorrere immediatamente alla confessione.

San Pio X che con grande rammarico constatava che la trascuratezza della cura dell'anima giunge a trascurare il sacramento della penitenza che ci fu dato da Cristo per la salute della nostra anima. Quanto più si trascura la confessione tanto più si trascura la propria anima. Prima di entrare nella sala confessioni, San Pio aveva fatto scrivere: confidate e sperate nei meriti di Gesù e così anche l'umile argilla diventerà oro finissimo che splenderà in Cielo. // Come si fa a risplendere nella reggia dei Cieli? Attraverso il sacramento della confessione.

Perché mi devo confessare immediatamente se ho avuto la disgrazia di cadere in peccato mortale?

1) Senza la grazia io non posso meritare per il Cielo. san Tommaso d'Aquino diceva: il merito è un'effetto della grazia cooperante e ciò vuol dire che nessuna natura creata è principio adeguato di un'atto meritorio della vita eterna se non vi si aggiunge quel dono soprannaturale che è la grazia.

Se io cado in peccato mortale perdo la grazia e quindi perdo la possibilità di meritare per il Cielo. Dio ha ordinato la natura umana - dice sempre san Tommaso - a raggiungere il fine della vita eterna non con la propria virtù ma con l'aiuto della grazia ed è così che si può meritare la vita eterna. // Se ho perso di perdere la grazia ho perso la capacità di meritare per il Cielo. Ecco perché mi devo confessare subito. Il Santo dice che chi è in peccato mortale non può avere meriti atti alla vita eterna infatti essendo in peccato nessuno può meritarla in stato di peccato. Paga del peccato è la morte. Quindi chi è in peccato mortale non può meritare per il regno dei Cieli. // C'è una vera somiglianza tra i rapporti che abbiamo con l'uomo che quelli che abbiamo con Dio. Una persona non può meritare presso un altro uomo che egli ha offeso in precedenza se prima non si riconcilia e ripara. Se manca la grazia, il resto diventa vano.

Un'anima in grazia facilmente conquista il cuore di Dio e ogni sua azione, se compiuta in grazia anche se piccola, può essere meritoria per la vita eterna.

CANTICO DEI CANTICI - 4

9Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, mia sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!

Guardate come una piccola cosa può rapire lo sguardo. Gesù disse a Santa Faustina: un'anima pura ha una potenza incalcolabile di fronte a Dio. Le più piccole azioni diventano meritorie di Paradiso. Quando manca la grazia non c'è possibilità di meritare il Paradiso. Le grandi occasioni di servire Dio si presentano di rado, ma le piccole sono ordinarie. Or bene, chi sarà fedele nel poco, sarà fatto padrone del molto. Fa tutto nel nome di Dio e tutto sarà ben fatto, sia che tu mangi, bevi, dormi, ecc... se saprai far bene tutto ciò, guadagnerai il mondo. Tutto diventa meritorio ai suoi occhi. Quanto è brutto aver perso la grazia di Dio. Si perde la capacità di meritare il Paradiso. Capite perché mi devo subito confessare?

2) Quando cado in peccato mortale, anche le mie opere buone, quelle che ho compiuto in grazia di Dio, vengono mortificate. Cioè anche le opere buone fatte prima di cadere in peccato mortale non sono più atte a guadagnarci il Cielo - dice San Tommaso d'Aquino. Con un solo peccato mortale si rischia l'inferno. Con il peccato mortale attuale e le opere buone mortificate è a rischio dannazione. Se dovesse morire in quella situazione, l'anima si dannerebbe.

E che cosa accade quando mi confesso? Le opere buone fatte prima del peccato mortale, tornano in vita. E di nuovo meritano il Cielo. Il secondo motivo per cui mi devo confessare subito è che le opere buone fatte prima del peccato mortale sono state mortificate a seguito del mio peccato mortale attuale. E quindi devo ridargli vita e ciò accade quando mi confesso.

Non c'è una sorta di bilancia dove si va a pesare le buone azioni compiute e le cattive. Ma il peccato mortale distrugge totalmente l'anima mia, e anche le opere buone commesse prima sono state mortificate e non sono capaci di Paradiso.

3) Le opere non compiute non in grazia di Dio sono opere morte. Quando io cado in peccato mortale, la situazione dell'anima mia è che le mie opere buone sono state mortificate e quelle che compirò dopo saranno prive della grazia di Dio. Le opere compiute non in grazia di Dio, si possono far rivivere? San Tommaso d'Aquino diceva: un'opera si può ritenere morta in due maniere: primo modo in senso effettivo. Cioè causa la morte e in tal senso si dicono morti gli atti peccaminosi. // In sostanza un peccato è un'opera morta perché non merita nulla - commento del don. Perciò questo tipo di opere vengono cancellate dalla penitenza. Cosa accade alle altre opere? Alcune opere possono dirsi morte in senso privativo, gli manca la vita spirituale che deriva dalla carità con la quale l'anima è legata a Dio. Tutte le opere fatte senza la grazia possono dirsi morte perché non derivano da un principio vitale perciò la distinzione di opere morte e vive è fatta in base al principio da cui procedono. Le opere passano e non possono essere ripetute e quindi è impossibile che le opere morte diventino vive mediante il sacramento della penitenza.

Ricapitoliamo: le opere possono dirsi morte in senso effettivo e privativo. In senso effettivo abbiamo il peccato. Un peccato è un'opera morta che non merita il Cielo e anche in senso privativo perché manca del principio vitale che la rende viva ossia la grazia. Quest'opera nasce morte anche se buona in sé, ma mancando del principio vitale che è la grazia, ecco che si dice opera morta. Tutte le opere fatte in peccato mortale, fossero buone anche di per sé, non sono capaci di darci il Cielo. Le opere morte non sono capaci di ritornare in vita. Tutto il bene che faccio in peccato mortale non è meritorio di Cielo. Perché il sacramento della confessione non mi dà quel principio che ha avuto quell'opera quando è nata. Questo vuol dire che io mi devo confessare immediatamente se sono caduto in peccato mortale perché tutto ciò che farò in peccato mortale sarà privo di grazia. E quella grazia a quelle opere non sarà mai data come principio vitale. Le opere morte non saranno mai capaci di Cielo.

Il senso del mio vivere su questa terra è il Paradiso e se ho la consapevolezza di essere in Peccato mortale non sarò capace di Paradiso.

Continua San Tommaso: le opere buone fatte senza la carità si dicono morte per la mancanza della grazia e della carità senza principio di essa. Il sacramento non è andare indietro nel tempo. L'opera morte rimane tale, incapace di Paradiso. Ecco perché san Paolo dice che se mancasse di carità, l'azione o il sacrificio più grande sarebbe inutile. Il bene compiuto in stato di peccato non vale per il Cielo ma Dio lo vede (ma non merita il Cielo). Il don non vuole che nessuna azione, specie quelle buone, siano immeritevoli di Cielo. Noi siamo nel mondo per il Cielo e quando perdiamo la grazia abbiamo perso la grazia di meritare il Cielo. Il bene compiuto in stato di peccato Dio lo ricompensa nella vita terrena. Dio vede queste opere, gli dà un merito temporale. Perché il merito eterno è dato solo alle opere vive. San Gregorio, nel commentare la parabola del povero lazzaro e del ricco, diceva che se quel ricco non avesse fatto nessun bene mai più Abramo gli avrebbe detto: tu hai ricevuto i beni nella tua vita. Il ricco epulone ha ricevuto i suoi beni nella vita terrena. La ricompensa del bene fatto l'ha avuta sulla Terra. Poi qualcuno dice che queste opere buone fatte in peccato sono di mitigazione di condanna. Dio gli dà un valore nell'aldilà ma solo come mitigazione di condanna.

Conclusioni: non pensiamo che tutto ci sia dovuto, non sminuiamo tutto. Ma impegniamoci davvero a vivere bene il nostro essere di cristiani.

Luisa Piccarreta 5 Gennaio 1900 Effetti del peccato e della confessione (terzo volume)

"Figlia mia, il peccato è un abbraccio velenoso e mortifero non solo all'anima, ma anche a tutte le virtù che nell'anima si trovano, se è grave; se poi è veniale, è un abbraccio feritore, che rende l'anima molto debole ed inferma ed insieme con essa si infermano le virtù che aveva acquistato. Che arma micidiale è il peccato! Solo il peccato può ferire e dare morte all'anima! Nessun'altra cosa può nuocerle, nessun'altra cosa la rende innanzi a Me obbrobriosa, odiosa, che il solo peccato." Mentre dicevo ciò, io comprendevo la bruttezza del peccato e sentivo una tale pena, che non so neppure esprimerla. E Gesù, vedendomi tutta compenetrata, ha alzato la benedetta destra e ha pronunziato le parole dell'assoluzione. Poi dopo ha soggiunto: "Come il peccato ferisce e dà morte all'anima, così il sacramento della confessione dà la vita e la risana dalle ferite e restituisce il vigore alle virtù e questo, più o meno, secondo le disposizioni dell'anima, così opera la virtù del sacramento." Mi pareva che l'anima mia avesse ricevuto nuova vita, non scorgevo più quel fastidio di prima dopo che Gesù mi diede l'assoluzione. Sia sempre ringraziato e glorificato il Signore!

Vedete come in questo racconto ritornano le cose che ci siamo dette finora.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO

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