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Le caratteristiche dell'azione meritoria II parte

Don Silvestro spiega i novissimi (Morte, Giudizio, inferno, Paradiso). Nello specifico in questo incontro tratta e conclude la questione del merito cioè delle caratteristiche che l'azione deve avere per essere meritoria

Abbiamo visto (la scorsa volta) come un'azione meritoria dev'essere buona dal punto di vista dell'opera, di colui che la compie (l'uomo) e dal punto di vista di Dio. La volta scorsa abbiamo visto come un'azione è buona, dal punto di vista dell'opera. Oggi vedremo come un'azione può essere meritoria dal punto di vista dell'uomo e di Dio.

Un'azione per essere meritoria dal punto di vista dell'uomo: l'uomo dev'essere in stato di via. La possibilità del merito è ristretta al tempo della vita terrena. Io posso meritare fino a quando sarò in questa vita. Non nell'aldilà. Gesù nel Vangelo di san Giovanni dice: viene la notte (la morte) quando non si può più operare cioè meritare. Soltanto in questa vita abbiamo la possibilità di meritare e i Padri della Chiesa avevano litigato con Origene il quale sosteneva che si potesse meritare anche nell'altra vita, ma tutti i Padri della Chiesa hanno contrastato l'opinione di Origene. Quindi per meritare occorre essere nel tempo di questa vita.

Lo stato di grazia: Gesù esige la continua unione con Lui quale condizione indispensabile per produrre frutti soprannaturali

Vangelo secondo Giovanni - 15

"...4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me..."

Tanto più sono unito a Dio, tanto più la mia azione diventa meritoria. Il sacro Concilio, commentando questo passo chiarifica che questa vita di intimità con Cristo viene alimentata con aiuti spirituali disponibili a tutti, in special modo con la partecipazione attiva alla sacra liturgia. I laici devono usare tali aiuti in modo che, mentre compiono con rettitudine i doveri del mondo nelle condizioni ordinarie di vita, non separino dalla loro vita l'unione con Cristo. Ma crescano sempre più in essa compiendo la propria attività secondo il volere divino.

LIBRO DEL PROFETA OSEA - 14

9Che ho ancora in comune con gli idoli, o Èfraim?
Io l’esaudisco e veglio su di lui;
io sono come un cipresso sempre verde,
il tuo frutto è opera mia
».

Se la ricompensa è soprannaturale è necessario che anche l'azione sia soprannaturale. Ora questa azione può essere soprannaturale solo se compiuta in stato di grazia. L'ordinario modo che gli uomini hanno per unirsi a Dio sono la preghiera e i sacramenti. I sacramenti sono canali grazie ai quali Dio discende in noi come per mezzo dell'orazione noi ci eleviamo a Lui. L'orazione è l'elevazione della nostra mente in Dio. Il battesimo ci fa unire a Cristo come figli, la Cresima ci fa unire a Cristo come soldati al proprio capitano prendendo forza per vincere e combattere i nostri nemici in tutte le tentazioni. E mediante la penitenza ci uniamo a Dio come amici riconciliati, nell'Eucarestia come cibo allo stomaco e nell'estrema unzione ci uniamo a Dio come bambino che viene dal lontano paese e che entra nella casa del Padre per unirsi al Padre e riunirsi alla famiglia. Ecco gli effetti dei sacramenti.

Chi vuole unirsi a Dio non può prescindere da queste due vie: preghiera e sacramenti. Con la preghiera ci eleviamo a Dio, con i sacramenti Dio discende nell'uomo. Sono entrambe vie finalizzate all'unione ma i sacramenti hanno un primato sull'altra. Lo stesso Gesù, come capo nelle membra e la vita nei tralci, trasfonde la sua virtù in quelli che sono giustificati, virtù che sempre precede, accompagna e segue le loro buone opere e senza la quale le opere umane non sarebbero meritorie e piacevoli a Dio. Dio o Gesù in qualità capo delle membra ci trasfonde sempre la sua virtù nei suoi redenti e quindi questo rende le nostre azioni di natura soprannaturale e gradite a Dio.

La prima condizione è che dev'essere nello stato di via e di grazia (uomo).

Da parte di Dio. Il merito dipende dalla libera disposizione di Dio di ricompensare con la beatitudine eterna le opere buone compiute con l'aiuto della Sua Grazia. Per l'infinita distanza tra il Creatore e la creatura, l'uomo di per sé non può fare che Dio gli sia debitore se Dio stesso, con la sua libera disposizione, non lo stabilisca. E che Dio abbia così disposto risulta dalla promessa della ricompensa eterna. Chiariamo il concetto: l'uomo non può mai creare in Dio una situazione di debito se Dio non l'avesse voluto in prima persona. Come Dio si rende debitore all'uomo? Promettendo. Le 8 beatitudini, sono 8 promesse. Gesù parla della ricompensa del centuplo e abbiamo la sentenza del Giudice Universale, tutti i modi con cui Dio si vincola con delle promesse. San Paolo parla della speranza della vita eterna legandola alla promessa fatta da Dio perché non mente. Dio l'ha promesso e si è reso debitore. Quindi se io faccio delle cose che Lui ha legato alle sue promesse allora io ne ottengo la ricompensa.

Lettera a Tito - 1

"...2nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente…."

La mia speranza della vita eterna è fondata sulla promessa fatta da Dio.

Lettera di Giacomo - 1

"..12Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano…"

Un'azione, per essere meritoria, deve corrispondere alle promesse fatte da Dio. Per rivendicare un merito io devo dire: io ho fatto questo che Tu hai legato ad una promessa. Non perché mi hai dato ma perché mi hai promesso ed io confido in quello che Tu hai promesso e non tanto in quello che ho fatto.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO

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