Don Silvestro riprende con le catechesi sui novissimi cominciando a parlare di una delle tre realtà che possono seguire al giudizio cioè l'inferno
Abbiamo concluso la prima parte, abbiamo parlato del giudizio. Oggi inizieremo a parlare dei tre regni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Iniziando dall'inferno.
Cosa fare per non andare all'inferno? Qual è la via che porta all'inferno? Il don ha pensato di fare una breve introduzione sui vizi capitali, che ci portano al peccato e di conseguenza all'inferno. Perché sono detti vizi capitali? San Tommaso d'Aquino spiega che è capitale quel vizio che ha un fine molto appetibile, così da spingere l'uomo con il desiderio di esso a commettere peccati. Sono detti vizi capitali non perché siano i peccati più gravi ma sono vizi che ci conducono a peccare e tutti i peccati sono generati da questi vizi. I vizi capitali non solo fanno peccare ma ci impediscono di fare il bene. I demoni provano un tale piacere - scriveva qualcuno - ad eccitare in noi gola, avarizia, lussuria, ira, rancore ecc.. perché il nostro spirito, sconvolto da tali passioni, non sia più in grado di pregare come si conviene. Le passioni insite nella nostra natura irrazionale ci impediscono di comportarci secondo coscienza ed applicarci alla parola di Dio.
L'argomento che vedremo è tra i più scomodi ed affascinanti perché sonda un territorio sovente tralasciato dai teologi. E' difficilissimo parlare dell'inferno e viene la tentazione di non parlarne più. Cristo stesso ha parlato senza posa dell'inferno e Dio stesso ha invitato i suoi santi a parlarne. A Natuzza Evolo, la Madonna avrebbe detto: il mio cuore è trafitto da una spada, per tutto il mondo intero che pensa a mangiare, bere e divertirsi e vestirsi bene mentre c'è un sacco di gente che soffre. La gente pensa solo al corpo, mai un pensiero per Dio. I peccatori, specie i religiosi, cadono nell'inferno come le foglie degli alberi. Il don dice: il parlare dell'inferno è misericordia di Dio, il pensiero dell'inferno salva le anime. Il curato d'Ars diceva di predicare molto della misericordia di Dio, ma ricordiamo per molti cuori induriti questa meditazione servirà poco. Perché questa misericordia divina, sarà usata dai peccatori per sbeffeggiarsi dell'amore e della misericordia e per approfittarsi della sua bontà e procrastinare (a loro rischio) la propria conversione. Per molte anime fa meglio prendersi un salutare spavento. Parlare dell'inferno è cosa utile e salutare specie per i peccatori più accaniti. Papa Pio IX, raccomandava ad un missionario francese di dire tutta la verità sull'inferno. Non c'è nulla più di efficace per far riflettere i poveri peccatori e convertirli. // La Chiesa raccomanda la predicazione dell'inferno.
Il don vuole parlare dell'inferno non per fare terrorismo psicologico ma seguendo ciò che dice il CCC (Catechismo della Chiesa Cattolica):
1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l'uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: « Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! » (Mt 7,13-14).
Parlare dell'inferno costituisce un'appello alla conversione e non fare terrorismo psicologico. Ma fare un'appello alle persone circa la loro responsabilità delle loro scelte. La conoscenza dell'inferno e che esso esista, ha portato molte persone a diventare santi.
Vi riportiamo il fatto sconvolgente, avvenuto alla presenza di migliaia di testimoni ed esaminato in tutti i particolari dai dottissimi Bollandisti. Era morto a Parigi il professore della Sorbona Raimondo Diocrés. Nella chiesa di Nòtre Dame si svolgevano i solenni funerali. Oltre a molti semplici fedeli vi parteciparono numerosi professori e discepoli del defunto. La salma era collocata nel mezzo della navata centrale, coperta, secondo l’uso di quel tempo, da un semplice velo. Cominciate le esequie, allorché il sacerdote disse le parole del rito:
“Rispondimi: quante iniquità e peccati hai…?”, si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo funebre: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!”. Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto immobile e freddo. La funzione, improvvisamente interrotta, fu subito ripresa fra il turbamento generale. Poco dopo il cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più forte di prima:
“Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”. Lo spavento dei presenti giunse al colmo. Alcuni medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua immobilità, e constatarono che era veramente morto. Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare il funerale e si rimandò al domani. Intanto le autorità ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere. Alcuni dicevano:
“E’ dannato; non è degno delle preghiere della Chiesa!”. Altri osservavano: “Non si può essere sicuri che Diocrés sia dannato! Ha detto di essere stato accusato e giudicato, ma non condannato”. Anche il Vescovo fu di questo parere. II giorno seguente fu ripetuto l’ufficio funebre, ma giunti alla stessa frase prevista dal rito: “Rispondimi…” il cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gridò: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!”. Davanti a questa terribile testimonianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il cadavere nel cimitero comune. Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono.
Tra i presenti c’era un certo Brunone, discepolo e ammiratore del Diocrés; era già un buon cristiano, ma in quell’occasione decise di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio. Brunone divenne fondatore di un Ordine Religioso, il più rigoroso della Chiesa Cattolica: l’Ordine dei Certosini. In seguito morì da Santo.
Chi va oggi a Serra San Bruno, in Calabria, può visitare il monastero fatto costruire dal Santo, ove sono sepolti, tra gli altri, non pochi uomini illustri che hanno lasciato tutto per dedicarsi interamente alla preghiera, al lavoro, all’aspra penitenza e al più rigoroso silenzio. II mondo potrà giudicare pazzi costoro, ma in realtà sono sapienti; seguendo le orme del fondatore, al pensiero dell’inferno, perseverano nella vita di mortificazione per guadagnarsi il paradiso.
fonte: https://cartusialover.wordpress.com/2009/09/29/la-leggenda-di-raimondo-diocres/
L'inferno ha parlato e in che modo? La stessa Vergine Santissima ai tre pastorelli di Fatima, uno di 10, 8 e 7 anni.. Lucia, diventata suora, nel 1958 mette in rilievo le due cause principali che hanno portato agli altari i due veggenti di Fatima: L'afflizione della Madonna e il secondo la visione dell'inferno. // Il cardinale Giuseppe Siri scriveva: l'inferno è la testimonianza principale della nostra libertà che Dio ha. L'inferno grida il pericolo continuo in cui si trova la nostra vita e grida in modo tale da escludere ogni leggerezza e grida in modo da escludere ogni superficialità perché siamo sempre in pericolo. Quando mi annunciarono l'episcopato, la mia parola fu questa: ma io ho paura di andare all'inferno.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
Abbiamo concluso la prima parte, abbiamo parlato del giudizio. Oggi inizieremo a parlare dei tre regni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Iniziando dall'inferno.
Cosa fare per non andare all'inferno? Qual è la via che porta all'inferno? Il don ha pensato di fare una breve introduzione sui vizi capitali, che ci portano al peccato e di conseguenza all'inferno. Perché sono detti vizi capitali? San Tommaso d'Aquino spiega che è capitale quel vizio che ha un fine molto appetibile, così da spingere l'uomo con il desiderio di esso a commettere peccati. Sono detti vizi capitali non perché siano i peccati più gravi ma sono vizi che ci conducono a peccare e tutti i peccati sono generati da questi vizi. I vizi capitali non solo fanno peccare ma ci impediscono di fare il bene. I demoni provano un tale piacere - scriveva qualcuno - ad eccitare in noi gola, avarizia, lussuria, ira, rancore ecc.. perché il nostro spirito, sconvolto da tali passioni, non sia più in grado di pregare come si conviene. Le passioni insite nella nostra natura irrazionale ci impediscono di comportarci secondo coscienza ed applicarci alla parola di Dio.
L'argomento che vedremo è tra i più scomodi ed affascinanti perché sonda un territorio sovente tralasciato dai teologi. E' difficilissimo parlare dell'inferno e viene la tentazione di non parlarne più. Cristo stesso ha parlato senza posa dell'inferno e Dio stesso ha invitato i suoi santi a parlarne. A Natuzza Evolo, la Madonna avrebbe detto: il mio cuore è trafitto da una spada, per tutto il mondo intero che pensa a mangiare, bere e divertirsi e vestirsi bene mentre c'è un sacco di gente che soffre. La gente pensa solo al corpo, mai un pensiero per Dio. I peccatori, specie i religiosi, cadono nell'inferno come le foglie degli alberi. Il don dice: il parlare dell'inferno è misericordia di Dio, il pensiero dell'inferno salva le anime. Il curato d'Ars diceva di predicare molto della misericordia di Dio, ma ricordiamo per molti cuori induriti questa meditazione servirà poco. Perché questa misericordia divina, sarà usata dai peccatori per sbeffeggiarsi dell'amore e della misericordia e per approfittarsi della sua bontà e procrastinare (a loro rischio) la propria conversione. Per molte anime fa meglio prendersi un salutare spavento. Parlare dell'inferno è cosa utile e salutare specie per i peccatori più accaniti. Papa Pio IX, raccomandava ad un missionario francese di dire tutta la verità sull'inferno. Non c'è nulla più di efficace per far riflettere i poveri peccatori e convertirli. // La Chiesa raccomanda la predicazione dell'inferno.
Il don vuole parlare dell'inferno non per fare terrorismo psicologico ma seguendo ciò che dice il CCC (Catechismo della Chiesa Cattolica):
1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l'uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: « Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! » (Mt 7,13-14).
Parlare dell'inferno costituisce un'appello alla conversione e non fare terrorismo psicologico. Ma fare un'appello alle persone circa la loro responsabilità delle loro scelte. La conoscenza dell'inferno e che esso esista, ha portato molte persone a diventare santi.
Vi riportiamo il fatto sconvolgente, avvenuto alla presenza di migliaia di testimoni ed esaminato in tutti i particolari dai dottissimi Bollandisti. Era morto a Parigi il professore della Sorbona Raimondo Diocrés. Nella chiesa di Nòtre Dame si svolgevano i solenni funerali. Oltre a molti semplici fedeli vi parteciparono numerosi professori e discepoli del defunto. La salma era collocata nel mezzo della navata centrale, coperta, secondo l’uso di quel tempo, da un semplice velo. Cominciate le esequie, allorché il sacerdote disse le parole del rito:
“Rispondimi: quante iniquità e peccati hai…?”, si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo funebre: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!”. Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto immobile e freddo. La funzione, improvvisamente interrotta, fu subito ripresa fra il turbamento generale. Poco dopo il cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più forte di prima:
“Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”. Lo spavento dei presenti giunse al colmo. Alcuni medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua immobilità, e constatarono che era veramente morto. Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare il funerale e si rimandò al domani. Intanto le autorità ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere. Alcuni dicevano:
“E’ dannato; non è degno delle preghiere della Chiesa!”. Altri osservavano: “Non si può essere sicuri che Diocrés sia dannato! Ha detto di essere stato accusato e giudicato, ma non condannato”. Anche il Vescovo fu di questo parere. II giorno seguente fu ripetuto l’ufficio funebre, ma giunti alla stessa frase prevista dal rito: “Rispondimi…” il cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gridò: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!”. Davanti a questa terribile testimonianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il cadavere nel cimitero comune. Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono.
Tra i presenti c’era un certo Brunone, discepolo e ammiratore del Diocrés; era già un buon cristiano, ma in quell’occasione decise di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio. Brunone divenne fondatore di un Ordine Religioso, il più rigoroso della Chiesa Cattolica: l’Ordine dei Certosini. In seguito morì da Santo.
Chi va oggi a Serra San Bruno, in Calabria, può visitare il monastero fatto costruire dal Santo, ove sono sepolti, tra gli altri, non pochi uomini illustri che hanno lasciato tutto per dedicarsi interamente alla preghiera, al lavoro, all’aspra penitenza e al più rigoroso silenzio. II mondo potrà giudicare pazzi costoro, ma in realtà sono sapienti; seguendo le orme del fondatore, al pensiero dell’inferno, perseverano nella vita di mortificazione per guadagnarsi il paradiso.
fonte: https://cartusialover.wordpress.com/2009/09/29/la-leggenda-di-raimondo-diocres/
L'inferno ha parlato e in che modo? La stessa Vergine Santissima ai tre pastorelli di Fatima, uno di 10, 8 e 7 anni.. Lucia, diventata suora, nel 1958 mette in rilievo le due cause principali che hanno portato agli altari i due veggenti di Fatima: L'afflizione della Madonna e il secondo la visione dell'inferno. // Il cardinale Giuseppe Siri scriveva: l'inferno è la testimonianza principale della nostra libertà che Dio ha. L'inferno grida il pericolo continuo in cui si trova la nostra vita e grida in modo tale da escludere ogni leggerezza e grida in modo da escludere ogni superficialità perché siamo sempre in pericolo. Quando mi annunciarono l'episcopato, la mia parola fu questa: ma io ho paura di andare all'inferno.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO
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