Don Silvestro continua la sua spiegazione sull'inferno cercando di spiegare come sia possibile conciliare l'esistenza dell'inferno con l'infinita bontà di Dio
E' nel vizio capitale la ragione del peccato. Ecco perché si chiama capitale, si mette a capo di ogni nostro peccato. La ragione per cui abbiamo peccato va trovata in un vizio capitale. Ho alimentato questo vizio e nel farlo ho peccato o ho dato adempimento a questo vizio e ciò mi ha fatto peccare. Ecco perché sono detti capitali: sono generativi di ogni forma di peccato. E se la via del peccato è quella che conduce all'inferno e quindi se eliminiamo questi vizi eliminiamo il peccato.
Ira: L'ira è descritta da San Tommaso d'Aquino come una passione violenta che trascina l'anima a compiere qualsiasi disordine anche quando ha per oggetto un'apparente bontà tipo la vendetta. La vendetta sembra una cosa buona, perché attraverso di essa io mi faccio giustizia e quindi sembra animata dalla virtù della giustizia. Ma anche in questo caso, anche se sono motivato dalla vendetta questa ira rimane sempre una passione violenta che trascina l'anima a compiere qualsiasi disordine. // L'ira fa uscire di senno quelli che hanno conoscenza e degrada il consorzio umano. San Gregorio Magno enumera sei figlie dell'ira: rissa, tracotanza, insulto, clamore, indignazione e bestemmia.
Come si concilia l'esistenza dell'inferno con l'infinita la bontà di Dio? // Dio pur volendo che tutti gli uomini abbiamo modo di pentirsi, tuttavia avendoli creati liberi, rispetta la loro decisione. Per tanto è l'uomo stesso che in piena autonomia si esclude autonomamente dalla comunione con Dio se al momento della propria morte rimane in peccato mortale rifiutando l'amore di Dio. Le nostre scelte comportano delle responsabilità, anche quelle del peccato. Papa Benedetto 16° nella Chiesa di Santa Felicita il 25 marzo 2017 commentando il brano dell'adultera diceva: la fede cristiana è un'annuncio, un'offerta all'uomo. Mai un'imposizione. Ogni persona se vuole può accettarla se vuole con tutta la sua carica salvifica che viene da Dio, che è sempre pronto ad aiutarci ed accoglierci anche quando sbagliamo. --- Il Papa avvertiva: possiamo essere perdonati a patto che la persona ammetta le proprie colpe e prometta di non peccare più. // E quanti continuano a peccare senza nessuna forma di pentimento? Per questi - ammoniva il Papa - la prospettiva è l'inferno. L'attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza, tragico destino per chi vive nel peccato senza invocare Dio. Solo il perdono divino può darci la forza di resistere al male e di non peccare più. L'inferno esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore all'amore di Dio.
Il Giudizio Umano:
La grazia della salvezza dev'essere accettata ed accolta, non è automatica. Il dono, se non accolto, rimane senza efficacia. Anche umanamente parlando, il giudizio umano non considera una donazione valida se il destinatario lo rifiuta. Dio ha fatto dono all'umanità della salvezza ma questo perdono e salvezza devono essere accolti perché nessuno può dire di avere un dono che ha rifiutato. Il dono si ha nel momento in cui l'offerente e il beneficiario sono d'accordo. Nel momento in cui hai ricevuto quello che ti ho offerto puoi dire di avere quel dono. Dio non vuole imporre la salvezza costringendo l'uomo ad amarlo.
La condanna alla privazione di Dio
Respingendo la grazia e l'amore di Dio l'uomo da sé stesso si condanna alla privazione di Dio. La dannazione non è voluta da Dio ma dall'uomo che rifiuta la sua grazia e il suo amore. L'amore di Dio dev'essere liberamente accolto. La misericordia di Dio è infinita, ma l'inferno è il rifiuto infinito della misericordia di Dio. L'inferno non esiste per un difetto della divina misericordia ma piuttosto pe il rifiuto della divina misericordia. All'uomo è stato dato il potere di rifiutare tutto ciò che Dio dona. All alla libertà umana è stata data una dignità grandiosa. Dignità tanto grande che persino Dio rispetta. Come quel fidanzato che fa di tutto per conquistare l'amata ma che parte in ritira quando l'amata sceglie di sposare un altro. Giovanni Pastorino 1922- 2000 fondatore della rivista del Seme. L'inferno non è la prova che Dio non ama, bensì che ci sono uomini che non vogliono amare Dio né essere amati da Lui.
1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. 628 Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola « inferno ». Catechismo della Chiesa Cattolica
Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno
1037 Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno; 633 questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole « che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi » Catechismo della Chiesa Cattolica
La scelta del peccato mortale
La scelta del peccato mortale che scelgo che è contrapposizione manifesta a Dio, quindi la mia scelta si esprime con la mia vita che con le parole. Con il peccato mortale ho scelto di stare lontano da Dio perché il peccato mortale è un'allontanarsi da Dio. Questa scelta diventa una conferma eterna nella mia vita. San Giovanni Paolo II il 28 luglio 1999 commenta così il testo del Catechismo:
La ‘dannazione’ non va perciò attribuita all’iniziativa di Dio, poiché nel suo amore misericordioso egli non può volere che la salvezza degli esseri da lui creati. In realtà è la creatura che si chiude al suo amore. La ‘dannazione’ consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall’uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell’opzione. La sentenza di Dio ratifica questo stato. (3)
Chi sceglie il peccato sceglie di stare lontano da Dio in questa vita e nell'altra. (1) ...Non si tratta di un castigo di Dio inflitto dall’esterno, ma dello sviluppo di premesse già poste dall’uomo in questa vita. ..
Cerchiamo di capire: Dio ha creato l'uomo per l'immortalità e non c'è dubbio che il vivere per sempre sia un dono e non un castigo. E contemporaneamente è data la possibiltià di dedicarsi al bene o al male. L'uomo, dedicandosi al bene o al male, stabilisce come trascorrere la propria immortalità.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
E' nel vizio capitale la ragione del peccato. Ecco perché si chiama capitale, si mette a capo di ogni nostro peccato. La ragione per cui abbiamo peccato va trovata in un vizio capitale. Ho alimentato questo vizio e nel farlo ho peccato o ho dato adempimento a questo vizio e ciò mi ha fatto peccare. Ecco perché sono detti capitali: sono generativi di ogni forma di peccato. E se la via del peccato è quella che conduce all'inferno e quindi se eliminiamo questi vizi eliminiamo il peccato.
Ira: L'ira è descritta da San Tommaso d'Aquino come una passione violenta che trascina l'anima a compiere qualsiasi disordine anche quando ha per oggetto un'apparente bontà tipo la vendetta. La vendetta sembra una cosa buona, perché attraverso di essa io mi faccio giustizia e quindi sembra animata dalla virtù della giustizia. Ma anche in questo caso, anche se sono motivato dalla vendetta questa ira rimane sempre una passione violenta che trascina l'anima a compiere qualsiasi disordine. // L'ira fa uscire di senno quelli che hanno conoscenza e degrada il consorzio umano. San Gregorio Magno enumera sei figlie dell'ira: rissa, tracotanza, insulto, clamore, indignazione e bestemmia.
Come si concilia l'esistenza dell'inferno con l'infinita la bontà di Dio? // Dio pur volendo che tutti gli uomini abbiamo modo di pentirsi, tuttavia avendoli creati liberi, rispetta la loro decisione. Per tanto è l'uomo stesso che in piena autonomia si esclude autonomamente dalla comunione con Dio se al momento della propria morte rimane in peccato mortale rifiutando l'amore di Dio. Le nostre scelte comportano delle responsabilità, anche quelle del peccato. Papa Benedetto 16° nella Chiesa di Santa Felicita il 25 marzo 2017 commentando il brano dell'adultera diceva: la fede cristiana è un'annuncio, un'offerta all'uomo. Mai un'imposizione. Ogni persona se vuole può accettarla se vuole con tutta la sua carica salvifica che viene da Dio, che è sempre pronto ad aiutarci ed accoglierci anche quando sbagliamo. --- Il Papa avvertiva: possiamo essere perdonati a patto che la persona ammetta le proprie colpe e prometta di non peccare più. // E quanti continuano a peccare senza nessuna forma di pentimento? Per questi - ammoniva il Papa - la prospettiva è l'inferno. L'attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza, tragico destino per chi vive nel peccato senza invocare Dio. Solo il perdono divino può darci la forza di resistere al male e di non peccare più. L'inferno esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore all'amore di Dio.
Il Giudizio Umano:
La grazia della salvezza dev'essere accettata ed accolta, non è automatica. Il dono, se non accolto, rimane senza efficacia. Anche umanamente parlando, il giudizio umano non considera una donazione valida se il destinatario lo rifiuta. Dio ha fatto dono all'umanità della salvezza ma questo perdono e salvezza devono essere accolti perché nessuno può dire di avere un dono che ha rifiutato. Il dono si ha nel momento in cui l'offerente e il beneficiario sono d'accordo. Nel momento in cui hai ricevuto quello che ti ho offerto puoi dire di avere quel dono. Dio non vuole imporre la salvezza costringendo l'uomo ad amarlo.
La condanna alla privazione di Dio
Respingendo la grazia e l'amore di Dio l'uomo da sé stesso si condanna alla privazione di Dio. La dannazione non è voluta da Dio ma dall'uomo che rifiuta la sua grazia e il suo amore. L'amore di Dio dev'essere liberamente accolto. La misericordia di Dio è infinita, ma l'inferno è il rifiuto infinito della misericordia di Dio. L'inferno non esiste per un difetto della divina misericordia ma piuttosto pe il rifiuto della divina misericordia. All'uomo è stato dato il potere di rifiutare tutto ciò che Dio dona. All alla libertà umana è stata data una dignità grandiosa. Dignità tanto grande che persino Dio rispetta. Come quel fidanzato che fa di tutto per conquistare l'amata ma che parte in ritira quando l'amata sceglie di sposare un altro. Giovanni Pastorino 1922- 2000 fondatore della rivista del Seme. L'inferno non è la prova che Dio non ama, bensì che ci sono uomini che non vogliono amare Dio né essere amati da Lui.
1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. 628 Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola « inferno ». Catechismo della Chiesa Cattolica
Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno
1037 Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno; 633 questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole « che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi » Catechismo della Chiesa Cattolica
La scelta del peccato mortale
La scelta del peccato mortale che scelgo che è contrapposizione manifesta a Dio, quindi la mia scelta si esprime con la mia vita che con le parole. Con il peccato mortale ho scelto di stare lontano da Dio perché il peccato mortale è un'allontanarsi da Dio. Questa scelta diventa una conferma eterna nella mia vita. San Giovanni Paolo II il 28 luglio 1999 commenta così il testo del Catechismo:
La ‘dannazione’ non va perciò attribuita all’iniziativa di Dio, poiché nel suo amore misericordioso egli non può volere che la salvezza degli esseri da lui creati. In realtà è la creatura che si chiude al suo amore. La ‘dannazione’ consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall’uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell’opzione. La sentenza di Dio ratifica questo stato. (3)
Chi sceglie il peccato sceglie di stare lontano da Dio in questa vita e nell'altra. (1) ...Non si tratta di un castigo di Dio inflitto dall’esterno, ma dello sviluppo di premesse già poste dall’uomo in questa vita. ..
Cerchiamo di capire: Dio ha creato l'uomo per l'immortalità e non c'è dubbio che il vivere per sempre sia un dono e non un castigo. E contemporaneamente è data la possibiltià di dedicarsi al bene o al male. L'uomo, dedicandosi al bene o al male, stabilisce come trascorrere la propria immortalità.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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