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"Via lontana da Me maledetti"

Don Silvestro spiega il significato di: "via lontano da me maledetti". Mettendo in rilievo che l'essere allontanato da Dio coincide anche con l' essere allontanati da tutto ciò che rimanda a Dio e avvicina a Dio cioè il Bello, il Buono e il Vero

Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).

L’ULTIMO RIFIUTO

Vangelo secondo Matteo - 25 "..41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli,.."

San Pietro d'Alcantara dice: ciascuna di queste parole (di san Matteo) dà molto da pensare: la separazione, la maledizione, il fuoco, la compagnia e l'eternità.

1) La sentenza. Ecco la sentenza terribile e spaventosa che a dir di Dante in eterno rimbomba. I dannati non dimenticheranno in eterno, ritorna a loro la voce del Loro Creatore che più non tace. Isaia 42,13 - 14:

13Il Signore avanza come un prode,
come un guerriero eccita il suo ardore;
urla e lancia il grido di guerra,
si mostra valoroso contro i suoi nemici.
14«Per molto tempo ho taciuto,
ho fatto silenzio, mi sono contenuto;
ora griderò come una partoriente,
gemerò e mi affannerò insieme.


Santa Caterina da Siena diceva che l'Eterno Padre gli ha detto: ai dannati miserabili sarà tanto il tormento l'aspetto suo e tanto terrore che la lingua non sarebbe in grado di narrare; ai giusti darà timore di riverenza con grande giocondità. Non che Egli muti la faccia Sua, la natura divina è immutabile poiché prese la gloria della Resurrezione. Ma il reprobo lo vedrà solo con quell'occhio oscuro che egli ha, l'occhio malato che guarda la luce del sole che non ci vede che tenebre. Non è per difetto della luce che si muti più al cieco che all'illuminato ma è per difetto dell'occhio che è infermo. Così i dannati lo veggono in tenebre, in odio e in confusione. // Se il tuo occhio è tenebra tutto è tenebra. Salmo 5, 6 Gli stolti non sostengono lo sguardo divino. // Il santo curato d'Ars nel giudizio finale - i dannati - vedranno nel crocifisso colui che ha cercato di procurare loro la felicità del Paradiso mentre loro, nonostante ciò si sono dannati, e loro stessi diranno: rocce e montagne cadere su di noi e precipitateci subito nell'inferno. // Dio ci guida amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono dannato da mè stesso. Non è tanto una questione di volto, come se Dio incutesse timore. Quando il Re Baldassarre fu giudicato da Dio non vide altro che una mano eppure il libro di Daniele narra cosa accadde alla vista della mano:

LIBRO DEL PROFETA DANIELE - 5

"..5In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere sull’intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide il palmo di quella mano che scriveva. 6 Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro…."

Il momento del giudizio, la vista del Giudice eterno, anche questa sarà di tormento per i dannati. Non perché il Giudice appaia terribile ma per difetto della loro coscienza, per la consapevolezza di quanto loro hanno fatto.

VIA, LONTANO DA ME, MALEDETTI.

Sentenza che mette in rilievo un fatto terribile: i dannati andranno lontano da Lui. Quanto sia terribile in questo mondo non possiamo comprenderlo fino in fondo, perché allontanarsi da Lui significa allontanarsi da ogni fonte di bene. Quindi allontanarsi da Dio significa allontanarsi non solo da Dio (che è già tanto) ma anche da tutto ciò che avvicina a Lui. Da tuto ciò che è buono, bello e vero e quindi è amabile per sua natura. Perché Dio per sua natura, buono, bello e vero. Il dannato non contemplerà mai né Dio né qualsiasi cosa che riconduca a Lui. Il dannato non solo non vedrà mai più Dio e non vedrà mai solo ciò che rimanda a Dio, ma vedrà solo cose brutte. Nel mondo, per quanto una cosa possa essere brutta, non è mai priva di qualsiasi forma di bellezza. Il dannato non sperimenterà ogni forma di bontà, perché gli esseri che gli staranno attorno saranno animati da un'odio vivo. Ora nel mondo, fino alla venuta dell'Anticristo, non vi è mai stato un'essere animato nel suo agire da solo odio. Dio Padre, parlando dell'inferno a Santa Maria Maddalena de Pazzi dice: fra i dannati regna un'odio eterno perché ciascuno di essi (dei dannati) conosce colui che fu la causa della sua dannazione. Per ciò quanto più cresce il loro numero tanto più si accrescono le loro pene, perché i nuovi venuti non fanno altro che aumentare la rabbia che gli anima, gli uni contro gli altri. E a Santa Caterina da Siena, il Padre ebbe da dire: è tanto l'odio che essi hanno che sempre MI bestemmiano. // Quelli che muoiono nell'odio, eternamente si divorano nell'odio. ---- dice il don: Come possa esserci un regno dove ci sia tutta menzogna e nessuna verità il dono non se lo riesce a spiegare, ma certamente i dannati lo sperimenteranno in continuazione l'inganno del loro esistere. Come nella loro vita terrena si sono ingannati, hanno ingannato e questo diventerà il loro continuo rimorso ed odio verso sé stessi. Si sono lasciati ingannare e questo sarà motivo di odio verso sé stessi e verso gli altri dannati e i diavoli che li hanno ingannati. I dannati sperimenteranno in eterno il fallimento del loro esistere e questo li porterà a vivere in una continua menzogna. Il loro rimorso non sfocia nel pentimento ma nell'odio verso in quello che potevano essere e non sono (e quindi odiano i beati) e verso quello che avrebbero potuto avere e hanno perso (odio verso il Paradiso). Il loro rimorso e il loro odio li porterà all'estrema di disperazione. La pena del dannato è intrinseca al fatto che ha perduto Dio, fonte di ogni bene. Per questo Sant'Ireneo di Lione disse: Dio non inflisse loro alcun castigo ma le pene perseguitano coloro che si sono allontanati dalla fonte del bene che è Dio.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI

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