Passa ai contenuti principali

Le 5 ragioni per cui vogliamo parlare dell'inferno

Don Silvestro spiega le 5 ragioni per cui tratta l'argomento dell'inferno (secondo incontro).

Trattiamo uno dei vizi capitali perché i vizi capitali sono uno di quei vizi che ci portano all'inferno. Sono la via maestra per l'inferno, perché ci portano a peccare ed è il peccato che ci porta all'inferno. Trattiamo la Superbia. La Superbia è principio di ogni vizio, è un'amore disordinato ed eccessivo del proprio io per cui la persona cade in una forma di idolatria di sé stessa. San Tommaso d'Aquino la definisce una brama disordinata della propria eccellenza. San Gregorio Magno mette in rilievo le quattro manifestazioni che rivelano l'orgoglio degli arroganti: 1) Credere che il bene posseduto derivi da sé medesimi 2) Se si crede di averlo ricevuto dall' Alto essere persuasi che il bene ricevuto sia arrivato per i propri meriti. Questi primi due punti fanno del superbo un'ingrato, ecco perché San Girolamo scrive che nessuno è più superbo di un'ingrato. 3) Vantarsi di avere quello che non si sa. Appartiene alla superbia - diceva sant' Agostino - scusare i peccati commessi, chi scusa i propri peccati - scrive San Tommaso d'Aquino, si attribuisce un'innocenza che non ha. I superbi si dichiarano sempre innocenti. 4) Col disprezzo degli altri, cercare di fare apparire del tutto singolari le doti che si hanno. E questo fa del superbo uno spavaldo.

I vizi sono detti capitali perché generano altri vizi e generano peccati uno dietro l'altro. I vizi sono a capo di questi peccati.

Le figlie della superbia sono la vanagloria, la disobbedienza, la spavalderia, l'ipocrisia, la contesa, la caparbietà, la discordia e la pretesa di novità. Il vizio della Superbia si pone a capo di tutti gli altri vizi.

5 ragioni per cui vogliamo parlare dell'inferno: 1) la Sacra Scrittura ci raccomanda di farlo.

SIRACIDE - 7

"..18 Ricordati dell'ira, che non sarà lenta a venire. 19 Umilia profondamente il tuo spirito, perchè il fuoco e il verme saranno il castigo della carne dell'empio.."

Vangelo secondo Matteo - 10

"..28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo…"

Vangelo secondo Matteo - 18

"..8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno.."

Vangelo secondo Marco - 9

"..43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [44] 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [46] 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue…" Gesù

Lettera ai Filippesi - 2

"..12Quindi, miei cari,....., dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore…."

La liturgia della Chiesa, nel mercoledì delle cenere la Chiesa fa ricordare al fedele che deve ritornare alla polvere, cosa potrebbe spingere il fedele a ritornare a Dio (o convertiti e credi al Vangelo). I santi Padri ci hanno parlato dell'inferno e ci hanno raccomandato di parlarne. Origene va detto che all'inferno c'è il fuoco eterno e ciò va detto in pubblico allo scopo di frenare le passioni umane. Tertulliano incita il peccatore a fare pubblica penitenza ricordandogli alle pena che va incontro. San Basilio Magno diceva: quando ti senti portato a qualche peccato, pensa al tribunale tremendo ed insopportabile di Cristo, più grave di tutti dell'ultimo supplizio: infamia e supplizio eterno. Frena la tua anima dai cattivi desideri. Sant'Agostino ci esorta di discendiamo con il pensiero all'inferno ora che siamo vivi, affinchè non abbiamo a discendervi quando saremo morti. Pensiamo alla realtà dell'inferno. Sant'Agostino supplica il Signore che gli mandi tutti i dolori inimmaginabili purchè gli impedisca che vada dannato per sempre. Diceva il Santo al Signore: qui brucia, qui taglia, non risparmiarmi nessuna sofferenza purchè tu mi abbia salvato per l'eternità. San Giovanni Crisostomo diceva: che c'è di peggio dell'inferno? Eppure nulla più è utile che temerlo, perchè fattosi timore ci procura la corona del Regno 3 ° motivo per cui vogliamo parlare dell'inferno: la sana psicologia e il buon senso. L'uomo, dato il peccato originale, è per natura ribelle che vuole trasgredire, per questo la legge è presentata con la sanzione. Senza di essa, essa resterebbe quasi sempre lettera morta o rimarrebbe come una pia esortazione che lascerebbe il tempo che trova. E questo vale sia per Dio che per noi. Se ad essere trasgredite sono le leggi morali, ciò è dovuto che appaiono senza sanzione o le si vedono senza nessuna conseguenza pratica. Un'illusione tragica perchè non esiste nessun peccato senza conseguenze e senza sanzioni. Si sa infatti dalla Rivelazione che ci sarà alla fine della vita e alla fine dei tempi, per tutti, il Giudizio di Dio con la sanzione della vita o morte eterna. Psicologia e buon senso fanno capire che sia saggio ricordare queste sanzioni specie ai ribelli. 4) La pedagogia consiglia spesso in vita a riflettere sull'inferno. L'educazione va impostata essenzialmente sull'amore ma cosa si fa quando l'amore non c'è? Specie in questi casi. L'amore non è fatto di carezze e baci ma anche di rimproveri ed anche solenni, perchè anche questi sono motivate dall'amore. Ad un peccato incallito, e totalmente immerso nella materia, una prospettiva di un tragico ed eterno destino, potrebbe essere il primo passo verso la salvezza. A coloro che insistessero a parlare solo di amore, Dio va servito con amore e non con la paura, va ricordato che tutto ciò che avvicina a Dio è buono. Il timore dell'inferno allontana dal peccato. Quando l'amore non c'è o non si è ancora arrivati, il timore può essere utile. Si parli di inferno anche a coloro che camminano sul retto sentiero, perché la salvezza, fino a quando si è su questa terra, è a rischio. 5) L'esperienza dei santi. Santa Teresa d'Avila, pur dichiarando che la via del timore non faceva per lei, tuttavia avendo avuto una visione dell'inferno dice: mi accade in tanto che quando sono afflitta da qualche contraddizione o infermità, basta che mi ricordi di quella visione, e di colpo le avversità terrene mi sembrano cose da nulla persuadendomi che ci lamentiamo senza motivo. La sua discesa all'inferno - disse santa Teresa d'Avila - fu una delle più grandi grazia che il Signore mi ha fatto, perché mi ha giovato moltissimo, non meno per non temere le pene e contraddizioni della vita. Santa Faustina afferma: scrivo a questo (allude a quanto ha visto e sofferto) pe ordine di Dio affinché nessun anima si giustifichi dicendo che non esiste o nessuno sa come sia. La maggior parte dei dannati sono anime che non credevano che esistesse l'inferno. Sant'Alfonso diceva: quando il demonio ti tenta, ricordati dell'inferno. Il pensiero dell'inferno ti libererà dall'inferno e ricorri a Gesù e Maria per aiuto ed essi ti libereranno dal peccato che porta all'inferno. Abbiamo una sola anima, persa questa è perso tutto. Abbiamo una sola eternità, persa questa è persa per sempre.

Storiella del don: due soldati in guerra, stanno perlustrando il terreno dei nemici e d'un tratto uno dei due si nasconde dietro un'enorme roccia. L'altro, non accorgendosi di nulla, continua incauto il suo cammino. D'un tratto si sente uno sparo e il soldato incauto cade accasciato ferito ed inizia a gridare dal dolore. L'altro soldato gli si avvicina e si sente chiedere: tu lo hai visto? Risposta: io lo avevo visto, ma per paura di non spaventarti non ti ho avvisato. Allora si sentirono le ultime parole di quel soldato morente: pensavo di avere un'alleato ma invece al mio fianco ho avuto il peggiore dei miei nemici. Io non muoio per mano omicida ma per bocca timorosa, io non muoio perché mi hanno sparato ma perché chi doveva parlare ha taciuto. Nessuna misericordia da parte di chi mi ha sparato e da parte di chi mi ha taciuto il pericolo. Non mi aspettavo un po' d'amore in più da parte del mio nemico, ma un po' d'amore in più da parte del mio amico.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI

Commenti

Post popolari in questo blog

Cos'è e come si esercita la prudenza

La virtù cardinale della prudenza (seconda parte). La prudenza nell'insegnamento di san Tommaso d'Aquino. L'eubulia, la sunesis e la gnome. Le otto parti della prudenza: memoria, intelletto, docilità, eustochia (o sagacia), ragione, previdenza, circospezione e cautela. Importanza capitale e decisiva di questa splendida virtù. Ciclo di catechesi "Vizi e virtù", venticinquesima puntata, 20 Aprile 2022 In quanto battezzati, gli ambiti delle virtù - sia teologali che cardinali - le abbiamo, la radice è già in noi solo che dobbiamo esercitarle con la grazia, preghiera e pratica. Se ciò non accade, le virtù rimangono morte. E' come se ci fosse un'abito appeso dentro ad un'armadio e quell'abito non fosse usato. E' come se quella persona non ce l'avesse. Se non abbiamo la grazia, preghiera e pratica....le virtù, come i vizi, crescono con la ripetizione degli atti. La prudenza è la virtù che presiede tutte le nostre scelte, specie quelle che hanno...

La prudenza, auriga di tutte le virtù

La virtù cardinale della prudenza. Sue definizioni da parte di insigni autori. La prudenza nei libri sapienziali dell'Antico Testamento. La prudenza nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Discernere il bene da farsi e scegliere i mezzi giusti e corretti per farlo. Ciclo di catechesi "Vizi e virtù", ventiquattresima puntata, 11 Aprile 2022 La prima delle quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, fortezza e temperanza. Per analizzare questa virtù, - le virtù cardinali sono infuse con la grazia santificante, ma sono virtù praticabili dalle persone ma non in forma perfetta. Socrate, Platone ed Aristotele parlavano delle virtù cardinali, come Seneca, Marco Aurelio parlavano di esso, ecc... Uno dei tre pilastri del diritto romano era dare a ciascuno il suo. Ci troviamo in un'ambito in cui abbiamo delle possibilità di dialogo con il mondo non espressamente credente. Ma noi tratterremo della virtù che ci viene dal complesso cristiano. Ci sono dei libri nell'AT che...

Il Purgatorio nella Sacra Scrittura e nei Padri della Chiesa

Il Purgatorio è un dogma di fede non discutibile per un cattolico. I fondamenti biblici di tale verità fede e gli insegnamenti e le testimonianze dei padri della Chiesa al riguardo. I peccati che si perdonano nell'altra vita, la purificazione e il reato della pena. Ciclo di catechesi: "I Novissimi. La morte e la vita del mondo che verrà", dodicesima puntata, Lunedì 5 Dicembre 2022 Normalmente si dice: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Il Purgatorio è stato un dogma di fede contestato sia dal mondo ortodosso e sia dal mondo della riforma protestante, questi ultimi nell'ambito nel fatto che tra loro c'è una sorta di sacro-scrittura-latria, - i testi stessi accolti come canonici perchè la Chiesa li ha riconosciuti come tali. Noi quando diciamo Parola di Dio perchè è la Chiesa che li ha riconosciuti come tali. Il protoVangelo apocrifo di Giacomo non è parola di Dio. Gli ambiti biblici che possono far pensare al Purgatorio sono pochi. Ma non deve stupirci, perc...