Don Silvestro comincia a spiegare le pene dell'inferno sulla base di cosa dicono a riguardo i testi Sacri. In questo incontro concentra l'attenzione sull'enunciato: "luogo di tormenti".
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
Odio verso Dio
Le pene dell'inferno in base a ciò che dice la Sacra Scrittura, bisogna stare attenti alle immagini proposte dalla Sacra Scrittura senza svuotarle (san Giovanni Paolo II). La Bibbia dice: 1) Vangelo di Luca capitolo 16, 28 e Luca: luogo di tormenti. Il ricco Epulone lo definisce come luogo di tormenti. Colui che sta parlando, sta sperimentando su sé stesso e lo definisce luogo di tormento. Attenzione all'atteggiamento di coloro che per irridere questo luogo ne sminuiscono la gravità. Oggi si scherza tanto sulla realtà dell'inferno cercando di sminuirlo ma esso rimane come luogo di tormento. Gesù più volte ripete: là vi sarà pianto e stridore di denti e lo definisce come eterno supplizio. Il catechismo di san Pio X ricorda che come in Paradiso ci sarà ogni bene senza alcun male, così all'inferno ci sarà ogni male senza alcun bene. Sant'Alfonso Maria de Liguori dice che tutti i sensi del dannato avranno il loro tormento e tanto più uno con un senso avrà offeso Dio, tanto più con quel senso sarà tormentato. Santa Faustina, che ebbe la grazia di vedere l'inferno da viva disse: sarei morta alla vista di quei terribili tormenti se non mi avesse sostenuta l'Onnipotenza di Dio (come dissero i veggenti a Fatima). Hanno detto che sarebbero morti - i veggenti - non per averli subiti ma solo per averli visti. Questo bastava a questi veggenti per morire dal dolore. Luogo di tormenti ma veramente terribili. 2) Si può dire che l'Inferno sia un luogo? Lo si può dire che sia un luogo. Albert Einstein diceva che lo spazio e il tempo sono proprietà della materia e quindi dovremmo supporre che finito il tempo della materia dovrebbe finire lo spazio- tempo. La maggior parte dei teologi concordano che l'inferno non sia tanto un luogo ma come uno stadio. Ma nella Bibbia c'è scritto un luogo. Ma se così fosse, un diavolo che uscisse dall'inferno avrebbe un'attenuazione delle pene. Ma l'inferno è più uno stato che luogo, lo si porta con sé ovunque si vada. Chi è in stato di malattia, ovunque si trovi, è sempre malato essendo uno stato, il dannato l'inferno lo porta con sé e in sé ovunque possa trovarsi. Si può capire come il diavolo, pur scorrazzando - Dio permettendo - per la Terra è sempre nell'infelicissimo stato di dannazione eterna. Lo stato del demonio e del dannato è uno stato spaventoso di sofferenza inesprimibile, di disperazione totale, di solitudine, di odio che scarnifica tutto l'essere ed importa poco se questo è vissuto in luogo tenebroso che accresce la sofferenza. Lo stato di dannazione resta quello che è. Ma niente impedisce di ritenere l'inferno come un luogo. Alcuni dati biblici sembrano favore l'opinione di tenebre esteriori. Il ricco epulone chiede il refrigerio di una stilla d'acqua, Abramo sostiene che non si possa passare dal Paradiso all'inferno e viceversa come se fosse un luogo. Al Giudizio finale, Dio dirà: via da Me, maledetti. In merito a questa questione non esistono affermazioni esplicite e dogmatiche, la Chiesa non si è mai pronunciata in maniera infallibile anche se ci sono delle apparizioni ai santi che lascino pensare che l'inferno sia un luogo. Trattandosi di apparizioni, lo stato di dannazione potrebbe essere stato materializzato intorno al dannato per farne comprendere meglio l'orrenda realtà. Anche i Padri della Chiesa e i teologi più quotati ritengono che l'inferno sia un luogo oltre che uno stato (per esempio anche San Tommaso d'Aquino).
Ma parlare dell'inferno come luogo non è uno sbagliato, anche perché abituati alla categoria dello spazio, ci riesce difficile a parlare di una realtà che non occupi uno spazio. Con sant'Agostino il don risponde: se uno ritiene che le anime uscite dal corpo siano trattenute in luoghi corporali pur essendo senza corpo non mancheranno i favorevoli alla sua tesi. Meglio essere in dubbio sulle cose incerte, ma come vada intesa il seno di Abramo, la lingua torturata del ricco ecc.. sarà una questione di difficile soluzione.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
Odio verso Dio
Le pene dell'inferno in base a ciò che dice la Sacra Scrittura, bisogna stare attenti alle immagini proposte dalla Sacra Scrittura senza svuotarle (san Giovanni Paolo II). La Bibbia dice: 1) Vangelo di Luca capitolo 16, 28 e Luca: luogo di tormenti. Il ricco Epulone lo definisce come luogo di tormenti. Colui che sta parlando, sta sperimentando su sé stesso e lo definisce luogo di tormento. Attenzione all'atteggiamento di coloro che per irridere questo luogo ne sminuiscono la gravità. Oggi si scherza tanto sulla realtà dell'inferno cercando di sminuirlo ma esso rimane come luogo di tormento. Gesù più volte ripete: là vi sarà pianto e stridore di denti e lo definisce come eterno supplizio. Il catechismo di san Pio X ricorda che come in Paradiso ci sarà ogni bene senza alcun male, così all'inferno ci sarà ogni male senza alcun bene. Sant'Alfonso Maria de Liguori dice che tutti i sensi del dannato avranno il loro tormento e tanto più uno con un senso avrà offeso Dio, tanto più con quel senso sarà tormentato. Santa Faustina, che ebbe la grazia di vedere l'inferno da viva disse: sarei morta alla vista di quei terribili tormenti se non mi avesse sostenuta l'Onnipotenza di Dio (come dissero i veggenti a Fatima). Hanno detto che sarebbero morti - i veggenti - non per averli subiti ma solo per averli visti. Questo bastava a questi veggenti per morire dal dolore. Luogo di tormenti ma veramente terribili. 2) Si può dire che l'Inferno sia un luogo? Lo si può dire che sia un luogo. Albert Einstein diceva che lo spazio e il tempo sono proprietà della materia e quindi dovremmo supporre che finito il tempo della materia dovrebbe finire lo spazio- tempo. La maggior parte dei teologi concordano che l'inferno non sia tanto un luogo ma come uno stadio. Ma nella Bibbia c'è scritto un luogo. Ma se così fosse, un diavolo che uscisse dall'inferno avrebbe un'attenuazione delle pene. Ma l'inferno è più uno stato che luogo, lo si porta con sé ovunque si vada. Chi è in stato di malattia, ovunque si trovi, è sempre malato essendo uno stato, il dannato l'inferno lo porta con sé e in sé ovunque possa trovarsi. Si può capire come il diavolo, pur scorrazzando - Dio permettendo - per la Terra è sempre nell'infelicissimo stato di dannazione eterna. Lo stato del demonio e del dannato è uno stato spaventoso di sofferenza inesprimibile, di disperazione totale, di solitudine, di odio che scarnifica tutto l'essere ed importa poco se questo è vissuto in luogo tenebroso che accresce la sofferenza. Lo stato di dannazione resta quello che è. Ma niente impedisce di ritenere l'inferno come un luogo. Alcuni dati biblici sembrano favore l'opinione di tenebre esteriori. Il ricco epulone chiede il refrigerio di una stilla d'acqua, Abramo sostiene che non si possa passare dal Paradiso all'inferno e viceversa come se fosse un luogo. Al Giudizio finale, Dio dirà: via da Me, maledetti. In merito a questa questione non esistono affermazioni esplicite e dogmatiche, la Chiesa non si è mai pronunciata in maniera infallibile anche se ci sono delle apparizioni ai santi che lascino pensare che l'inferno sia un luogo. Trattandosi di apparizioni, lo stato di dannazione potrebbe essere stato materializzato intorno al dannato per farne comprendere meglio l'orrenda realtà. Anche i Padri della Chiesa e i teologi più quotati ritengono che l'inferno sia un luogo oltre che uno stato (per esempio anche San Tommaso d'Aquino).
Ma parlare dell'inferno come luogo non è uno sbagliato, anche perché abituati alla categoria dello spazio, ci riesce difficile a parlare di una realtà che non occupi uno spazio. Con sant'Agostino il don risponde: se uno ritiene che le anime uscite dal corpo siano trattenute in luoghi corporali pur essendo senza corpo non mancheranno i favorevoli alla sua tesi. Meglio essere in dubbio sulle cose incerte, ma come vada intesa il seno di Abramo, la lingua torturata del ricco ecc.. sarà una questione di difficile soluzione.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Commenti
Posta un commento