Don Silvestro spiega l'inferno cercando di svelare la vera natura del peccato
La via che porta all'inferno è quella del peccato e ogni peccato è generato da una madre ed essa è sempre uno dei vizi capitali. Accidia significa non curanza e consiste nella trascuratezza nell'operare il bene, il fastidio del bene fare, la negligenza per ciò che riguarda le cose di Dio e dell'anima. San Gregorio Magno attribuisce all'accidia 6 figlie: la malizia, il rancore, la pusillanimità, la disperazione, il torpore relativo ai recetti e il vagare della mente sulle cose illecite.
Proverbio: l'ozio è il padre di tutti i vizi.
Domanda relativa al male che porta all'inferno? Qual è la vera natura del peccato? Mettiamo a confronto la sentenza pronunciata da Gesù ai reprobi in relazione a quella pronunciata in riguardo ai salvati.
Vangelo secondo Matteo - 25
"...34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo,..."
"..41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli,.."
San Tommaso d'Aquino commenta così: nella prima dice: venite benedetti dal Padre Mio, per i dannati non dice maledetti dal Padre Mio. Autore della maledizione è chi compie il male. Infatti l'amministratore delle benedizioni è il Padre, mentre per il male è chiunque opera opere degne di maledizioni.
LIBRO DEI SALMI - Salmo 109 (108)
17 Ha amato la maledizione: ricada su di lui!
Non ha voluto la benedizione: da lui si allontani!
18 Si è avvolto di maledizione come di una veste:
è penetrata come acqua nel suo intimo
e come olio nelle sue ossa.
L'autore della maledizione è l'uomo stesso che sceglie per sé ciò che è male. San Tommaso d'Aquino passa alla seconda parte del testo: le pene non furono preparate per gli uomini ma essi stessi se la acquistano con le loro mani.
LIBRO DEL PROFETA ISAIA - 50
11Ecco, voi tutti che accendete il fuoco,
che vi circondate di frecce incendiarie,
andate alle fiamme del vostro fuoco,
tra le frecce che avete acceso.
Dalla mia mano vi è giunto questo;
voi giacerete nel luogo dei dolori.
L'uomo con le proprie scelte si procura il male. Nel Vangelo Gesù manifesta che il dannato è stato allontanato da Dio perché egli in primis si è allontanato da Dio. E questo cammino di allontanamento iniziato nel tempo continuerà nell'eternità. La natura del peccato - lo sai o non lo sai - il peccato rimane un'allontanarsi da Dio. Ora, che ogni azione peccaminosa, fosse un'offendere Dio questo era già chiaro nell'AT. Davide, pur peccando contro l'uomo, riconosce di aver peccato contro Dio. Ma qua c'è un passaggio ulteriore: il peccato è pure una non-azione non rivolta a Dio o al prossimo. Non è solo il male che faccio ma anche il bene che non faccio. Ecco perché nell'AT nel libro di Tobia troviamo la raccomandazione: non fare a nessuno che non piace a te. E sembra già una regola aurea. E' nel NT che questa regola raggiunge la perfezione: Gesù dice: tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo a loro. La santità non consiste nel non fare ma nel fare. Dio lo si raggiunge operando il bene.
Il male cos'è? San Tommaso risponde: è privazione di bene, il peccato che è il male per eccellenza cos'è? E' privazione di Bene. Il bene per eccellenza in questo mondo - san Paolo - rispondeva: la carità. Il peccato è privazione del bene, cioè il bene della carità. Come ricorda San Giovanni Apostolo, in ultima analisi il peccato diviene un privarmi di Dio. Un voler fare a meno di Lui. Perché Dio è Carità. Il bene di cui mi privo con il peccato è la carità e la carità per eccellenza è Dio. Quanti odiano Dio, amano la morte. Il peccato è non fare il bene.
Il ricco epulone, il buon samaritano, le 10 vergini, i talenti, le mine ecc.. in riferimento a quelli che hanno fallito, cosa hanno fatto di male? Non hanno esercitato la carità. Non hanno fatto il bene. Se prestiamo attenzione alla parabole dell'albero buono e quello cattivo Gesù giunge a questa conclusione: ciò che distingue l'albero buono o cattivo, è perché l'albero cattivo non ne fa di buoni. E questa sarà la ragione della sua condanna.
Vangelo secondo Matteo - 7 "..19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco…"
L'uomo nel suo operare non deve chiedersi cosa ci sia di male. La società di oggi con il che c'è di male è arrivata a rendere lecita ogni cosa. Il cristiano deve chiedersi se l'azione che sta per compiere è buona. Il cristiano non è uno che vive evitando il male, è uno che vive seguendo operando il bene. Il giudizio in Matteo mette in rilievo che non facendo il bene mi sto allontanando dalla Carità e quindi in ultima analisi da Dio. Io in qualità di cristiano non sono chiamato a non fare ma a fare il bene. Il mio peccato non è ho fatto il male ma non ho fatto il bene.
I miei peccati di omissione, quanti sono?
Immaginiamo che la proprietaria di un negozio debba assentarsi dal suo negozio ed affidi a me la responsabilità della sua attività. Passati mesi torna e mi chiede come sia andata l'attività. E' andata benissimo, a tutti quelli che sono entrati nel tuo negozio ho sempre parlato di te, non tutti sono amabili ma non ne ho ucciso nessuno. Alcune tue clienti sono belle ma non ho mai avuto rapporti adulterini con nessuna di essa. In questo negozio ci sono tante cose buone ed utili ma non ne ho rubato nessuna. E posso dire che nessuno è stato oggetto di calunnie in tua assenza. Come vedi mi sono comportato benissimo. Ti chiedo di darmi la paga che mi spetta?
Chi pensa che questo resoconto meriti qualche ricompensa? Non è quello che non ho fatto che mi qualifica. Nessuno mi assume per non fare delle cose. Se avessi fatto delle cose che non avrei dovuto fare (rapporti adulterini, furto, calunnia ecc...) avrei rotto i rapporti tra me e la proprietaria del negozio. Ma il non aver fatto quanto non avrei dovuto fare non è sufficiente per chiedere ricompensa. Così anche l'osservanza dei comandamenti. Non è sufficiente l'osservanza dei comandanti, ma occorre che essa sia accompagna dalle opere di misericordia. Ecco perché l'evangelista Luca
Vangelo secondo Luca - 11
"..42Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle…"
Queste cose bisogna fare senza trascurare le altre.
Vangelo secondo Luca - 17 "...10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”»
Se ci manteniamo solo nell'ordine dei comandamenti siamo servi inutili ma noi dobbiamo fare molto di più rispetto alla sola osservanza dei 10 comandamenti. Quando c'è un processo di beatificazione, del candidato alla santità si va a vedere una cosa: se la sua carità è stata esercitata in maniera eroica. E' stato una persona di carità non nel non fare ma nel fare. Non siamo chiamati a non essere ma ad essere. Il non fare ci annulla, il fare ci fa essere. Se sono buono perché ho fatto il bene e non perché ho evitato il male. Se sono Santo è perché ho fatto opere di santità e non perché ho evitato opere blasfeme.
Il peccato è tanto nel non fare il bene. Impegniamoci a fare il bene, questa è la via che ci porta al Cielo.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
La via che porta all'inferno è quella del peccato e ogni peccato è generato da una madre ed essa è sempre uno dei vizi capitali. Accidia significa non curanza e consiste nella trascuratezza nell'operare il bene, il fastidio del bene fare, la negligenza per ciò che riguarda le cose di Dio e dell'anima. San Gregorio Magno attribuisce all'accidia 6 figlie: la malizia, il rancore, la pusillanimità, la disperazione, il torpore relativo ai recetti e il vagare della mente sulle cose illecite.
Proverbio: l'ozio è il padre di tutti i vizi.
Domanda relativa al male che porta all'inferno? Qual è la vera natura del peccato? Mettiamo a confronto la sentenza pronunciata da Gesù ai reprobi in relazione a quella pronunciata in riguardo ai salvati.
Vangelo secondo Matteo - 25
"...34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo,..."
"..41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli,.."
San Tommaso d'Aquino commenta così: nella prima dice: venite benedetti dal Padre Mio, per i dannati non dice maledetti dal Padre Mio. Autore della maledizione è chi compie il male. Infatti l'amministratore delle benedizioni è il Padre, mentre per il male è chiunque opera opere degne di maledizioni.
LIBRO DEI SALMI - Salmo 109 (108)
17 Ha amato la maledizione: ricada su di lui!
Non ha voluto la benedizione: da lui si allontani!
18 Si è avvolto di maledizione come di una veste:
è penetrata come acqua nel suo intimo
e come olio nelle sue ossa.
L'autore della maledizione è l'uomo stesso che sceglie per sé ciò che è male. San Tommaso d'Aquino passa alla seconda parte del testo: le pene non furono preparate per gli uomini ma essi stessi se la acquistano con le loro mani.
LIBRO DEL PROFETA ISAIA - 50
11Ecco, voi tutti che accendete il fuoco,
che vi circondate di frecce incendiarie,
andate alle fiamme del vostro fuoco,
tra le frecce che avete acceso.
Dalla mia mano vi è giunto questo;
voi giacerete nel luogo dei dolori.
L'uomo con le proprie scelte si procura il male. Nel Vangelo Gesù manifesta che il dannato è stato allontanato da Dio perché egli in primis si è allontanato da Dio. E questo cammino di allontanamento iniziato nel tempo continuerà nell'eternità. La natura del peccato - lo sai o non lo sai - il peccato rimane un'allontanarsi da Dio. Ora, che ogni azione peccaminosa, fosse un'offendere Dio questo era già chiaro nell'AT. Davide, pur peccando contro l'uomo, riconosce di aver peccato contro Dio. Ma qua c'è un passaggio ulteriore: il peccato è pure una non-azione non rivolta a Dio o al prossimo. Non è solo il male che faccio ma anche il bene che non faccio. Ecco perché nell'AT nel libro di Tobia troviamo la raccomandazione: non fare a nessuno che non piace a te. E sembra già una regola aurea. E' nel NT che questa regola raggiunge la perfezione: Gesù dice: tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo a loro. La santità non consiste nel non fare ma nel fare. Dio lo si raggiunge operando il bene.
Il male cos'è? San Tommaso risponde: è privazione di bene, il peccato che è il male per eccellenza cos'è? E' privazione di Bene. Il bene per eccellenza in questo mondo - san Paolo - rispondeva: la carità. Il peccato è privazione del bene, cioè il bene della carità. Come ricorda San Giovanni Apostolo, in ultima analisi il peccato diviene un privarmi di Dio. Un voler fare a meno di Lui. Perché Dio è Carità. Il bene di cui mi privo con il peccato è la carità e la carità per eccellenza è Dio. Quanti odiano Dio, amano la morte. Il peccato è non fare il bene.
Il ricco epulone, il buon samaritano, le 10 vergini, i talenti, le mine ecc.. in riferimento a quelli che hanno fallito, cosa hanno fatto di male? Non hanno esercitato la carità. Non hanno fatto il bene. Se prestiamo attenzione alla parabole dell'albero buono e quello cattivo Gesù giunge a questa conclusione: ciò che distingue l'albero buono o cattivo, è perché l'albero cattivo non ne fa di buoni. E questa sarà la ragione della sua condanna.
Vangelo secondo Matteo - 7 "..19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco…"
L'uomo nel suo operare non deve chiedersi cosa ci sia di male. La società di oggi con il che c'è di male è arrivata a rendere lecita ogni cosa. Il cristiano deve chiedersi se l'azione che sta per compiere è buona. Il cristiano non è uno che vive evitando il male, è uno che vive seguendo operando il bene. Il giudizio in Matteo mette in rilievo che non facendo il bene mi sto allontanando dalla Carità e quindi in ultima analisi da Dio. Io in qualità di cristiano non sono chiamato a non fare ma a fare il bene. Il mio peccato non è ho fatto il male ma non ho fatto il bene.
I miei peccati di omissione, quanti sono?
Immaginiamo che la proprietaria di un negozio debba assentarsi dal suo negozio ed affidi a me la responsabilità della sua attività. Passati mesi torna e mi chiede come sia andata l'attività. E' andata benissimo, a tutti quelli che sono entrati nel tuo negozio ho sempre parlato di te, non tutti sono amabili ma non ne ho ucciso nessuno. Alcune tue clienti sono belle ma non ho mai avuto rapporti adulterini con nessuna di essa. In questo negozio ci sono tante cose buone ed utili ma non ne ho rubato nessuna. E posso dire che nessuno è stato oggetto di calunnie in tua assenza. Come vedi mi sono comportato benissimo. Ti chiedo di darmi la paga che mi spetta?
Chi pensa che questo resoconto meriti qualche ricompensa? Non è quello che non ho fatto che mi qualifica. Nessuno mi assume per non fare delle cose. Se avessi fatto delle cose che non avrei dovuto fare (rapporti adulterini, furto, calunnia ecc...) avrei rotto i rapporti tra me e la proprietaria del negozio. Ma il non aver fatto quanto non avrei dovuto fare non è sufficiente per chiedere ricompensa. Così anche l'osservanza dei comandamenti. Non è sufficiente l'osservanza dei comandanti, ma occorre che essa sia accompagna dalle opere di misericordia. Ecco perché l'evangelista Luca
Vangelo secondo Luca - 11
"..42Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle…"
Queste cose bisogna fare senza trascurare le altre.
Vangelo secondo Luca - 17 "...10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”»
Se ci manteniamo solo nell'ordine dei comandamenti siamo servi inutili ma noi dobbiamo fare molto di più rispetto alla sola osservanza dei 10 comandamenti. Quando c'è un processo di beatificazione, del candidato alla santità si va a vedere una cosa: se la sua carità è stata esercitata in maniera eroica. E' stato una persona di carità non nel non fare ma nel fare. Non siamo chiamati a non essere ma ad essere. Il non fare ci annulla, il fare ci fa essere. Se sono buono perché ho fatto il bene e non perché ho evitato il male. Se sono Santo è perché ho fatto opere di santità e non perché ho evitato opere blasfeme.
Il peccato è tanto nel non fare il bene. Impegniamoci a fare il bene, questa è la via che ci porta al Cielo.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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