Don Silvestro continua la spiegazione della sentenza: "Via lontano da me" concentrando l'attenzione sulla separazione eterna dell'anima da Dio ossia la pena del danno che consiste nella perdita definitiva di Dio
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
DIO "PESA" CON PRECISIONE
Il dannato non perde solo ogni bellezza, bontà e verità ma perde Colui che è Bellezza, Verità e Bontà cioè Dio. Il don ha parlato dei contorni della pena del dannato. Fiorella Mannoia cantando il dramma di una donna abbandonata dall'uomo dice: Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi Mai nessuna comprensione potrà mai guarirmi, Mai nessuna punizione sarà più severa Mai nessuna condizione sarà mai più vera (Fragile). Ora se questa è la condizione di una persona lasciata da un'altra persona, che si dirà di chi ha perso Dio?
Se o l'aria, l'acqua o il cibo viene a mancare all'uomo, l'uomo si sente in una situazione insostenibile. Si inizia a sentire debole e se l'assenza di ciò si prolunga nel tempo l'uomo muore tra orribili dolori. Ognuno deve riconoscere che deve mangiare, bere e respirare per vivere ma non si vive per questo. L'uomo privo di ciò che è stato creato per lui muore tra tormenti indicibili. Ma che cosa accadrà quando l'uomo sarà privato di ciò di cui è stato creato? Questa situazione la Sacra Scrittura non trova parole per descriverla che dire: morte eterna. Non ne possiamo parlare per esperienza. L'essere spirituale conosce le cose per visione intellettuale, l'essere corporale conosce le cose per la visione corporale. La visione corporale è legata alla capacità dell'organo che la determina e quindi facilmente può essere soggetta ad inganno. Se l'essere corporale non si lascia elevare dalla grazia non comprende le cose dello spirito di Dio ed esse sono follia per lui, perché le cose dello spirito si possono giudicare solo con lo spirito. Quando però terminerà il corso spirituale non conosceremo più le cose con i sensi ma con l'intelletto spirituale che per le anime beate si evolverà in quello che san Tommaso chiama Lumen Glorie. L'uomo non comprenderà più le cose non più in maniera soggetta ad inganno, anche coloro che nel tempo della loro vita hanno ritenuto follia le cose di Dio, conosceranno quando grande sia stata la loro follia nel non aver voluto accogliere Colui che è buono, bello ecc.. così è Dio. Come si patisce la fame, la sete ecc.. così l'anima dannata sentirà la sete del buono, del bello, del vero perché ne è totalmente priva. Quando sarà troppo tardi il dannato si renderà conto che solo in Dio c'è la felicità, aspirerà ad esso perché non avrà altra felicità fittizia che lo possa ingannare. E trae dall'impossibilità di raggiungerlo il più dilaniante tormento che si chiama pena del danno. Il don ritiene che san Paolo sia stato il più grande predicatore di tutti i tempi e che fosse imbevuto di Dio, tuttavia ci sarà differenza quando san Paolo sarà con Dio che prima, al riguardo dice: ora conosco in modo imperfetto ma allora conoscerò perfettamente. San Paolo sapeva di conoscere Dio in modo imperfetto. E se lo dice lui anche noi possiamo dire che oggi conosciamo Dio in maniera imperfetta.
Anche il dannato conoscerà meglio Dio di quanto lo abbia conosciuto sulla terra anche se non arriverà mai alla conoscenza perfetta perché non possiederà mai il Lumen Gloria. Cosa accadrà quando l'anima priva di ogni pesantezza ed inganno si renderà conto di cosa ha perso veramente? (noi in questo mondo abbiamo un corpo che risente le infermità dovute alle conseguenze del peccato originale ndr). Sant'Alfonso: non fanno inferno le tenebre, la puzza, le grida e il fuoco, la pena che fa l'inferno è la pena di aver perduto Dio. E per far intendere il dramma della perdita il santo fa un paragone: si consideri che se uno perde una gemma che vale 100 scudi sente gran pena, ma se valeva 200 sente doppia pena, ecc.. quanto cresce il valore della cosa perduta tanto cresce la pena. Il dannato quale bene ha perduto? Un bene infinito che è Dio. Il dannato sente una pena infinita per il bene che ha perso. Sant'Agostino diceva che se i dannati godessero la vista di Dio nulla più sentirebbero dei tormenti e subito l'inferno si muterebbe in Paradiso. L'essere respinto dal Regno di Dio, l'essere esiliato dalla città di Dio, l'essere privati della vita di Dio, mancare della grande abbondanza della dolcezza di Dio è pena così grande che non può essere paragonata ad altra pena che si conosca.
Il Padre Eterno rivelò a Santa Caterina da Siena che l'aver perduto Dio è il tormento più grande dei dannati, per loro è pena così grande che se gli fosse possibile (ai dannati) eleggerebbero il fuoco e tutti gli altri tormenti ma vedere Me (Dio) anziché stare fuori dalle pene e non vedermi.
Cosa sia perdere per sempre Dio non è cosa che si possa capire in questo mondo. In questo mondo lo si può immaginare con il dolore di un distacco, di una madre che perde il figlio o il figlio i genitori. Se perdo i miei genitori ho perduto coloro che mi hanno generato e tra di loro c'è un legame fortissimo. Ma non si può paragonare con il legame tra il Creatore e la creatura. Poi gli sposi sono legati di più. Perdere la propria sposa o sposo è un dolore vivissimo ma non paragonabile alla perdita di Dio. Se io provo dolore perché muoiono coloro che mi hanno generato, il dolore degli sposi è legato al fine. Io mi sposo pensando al mio futuro. Così il tempo del fidanzamento è caratterizzato dallo sguardo verso il matrimonio, il tempo del matrimonio è caratterizzato dallo sguardo verso il futuro cioè la famiglia, il tempo della famiglia è caratterizzato al tempo della maturità e della vecchiaia assieme al coniuge. Il fine delle mie azioni inizia ad essere il coniuge o i figli. Il dolore che si viene a creare quando viene a mancare uno di tali soggetti. Ma non è minimamente paragonabile quando viene a mancare il dolore di aver mancato il fine ultimo che è Dio. L'anima, in uscire da questa vita, subito intende che ella è creata per Dio - dice Sant'Antonino - comprende Dio per sommo bene e che è stata creata da Lui per Lui. L'amore pieno di origine e fine spetta a Dio. In quanto il Creatore ha voluto essere l'origine e il fine di questa creatura. Ma se l'anima muore in peccato mortale si crea un'abisso. Un'abisso non voluto da Dio
LIBRO DEL PROFETA ISAIA - 59
2Ma le vostre iniquità hanno scavato un solco
fra voi e il vostro Dio;
i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto
per non darvi più ascolto.
E poiché per quest'anima il tempo della grazia è finito, quest'abisso diventa eterno ed invalicabile. Quel Dio non ascoltato, adesso non ascolta. Tutti i tormenti dell'inferno non sono paragonabili alla perdita di Dio e sono conseguenza di ciò. Tanto che il dannato non potrà che giungere a questa concluse:
DEUTERONOMIO - 31
"...17In quel giorno, la mia ira si accenderà contro di lui: io li abbandonerò, nasconderò loro il volto e saranno divorati. Lo colpiranno malanni numerosi e angosciosi e in quel giorno dirà: “Questi mali non mi hanno forse colpito per il fatto che il mio Dio non è più in mezzo a me?”
Rifiutare Dio vuol dire separare sé stesso dall'infinità bontà di cui il cuore ha una fame insaziabile.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
DIO "PESA" CON PRECISIONE
Il dannato non perde solo ogni bellezza, bontà e verità ma perde Colui che è Bellezza, Verità e Bontà cioè Dio. Il don ha parlato dei contorni della pena del dannato. Fiorella Mannoia cantando il dramma di una donna abbandonata dall'uomo dice: Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi Mai nessuna comprensione potrà mai guarirmi, Mai nessuna punizione sarà più severa Mai nessuna condizione sarà mai più vera (Fragile). Ora se questa è la condizione di una persona lasciata da un'altra persona, che si dirà di chi ha perso Dio?
Se o l'aria, l'acqua o il cibo viene a mancare all'uomo, l'uomo si sente in una situazione insostenibile. Si inizia a sentire debole e se l'assenza di ciò si prolunga nel tempo l'uomo muore tra orribili dolori. Ognuno deve riconoscere che deve mangiare, bere e respirare per vivere ma non si vive per questo. L'uomo privo di ciò che è stato creato per lui muore tra tormenti indicibili. Ma che cosa accadrà quando l'uomo sarà privato di ciò di cui è stato creato? Questa situazione la Sacra Scrittura non trova parole per descriverla che dire: morte eterna. Non ne possiamo parlare per esperienza. L'essere spirituale conosce le cose per visione intellettuale, l'essere corporale conosce le cose per la visione corporale. La visione corporale è legata alla capacità dell'organo che la determina e quindi facilmente può essere soggetta ad inganno. Se l'essere corporale non si lascia elevare dalla grazia non comprende le cose dello spirito di Dio ed esse sono follia per lui, perché le cose dello spirito si possono giudicare solo con lo spirito. Quando però terminerà il corso spirituale non conosceremo più le cose con i sensi ma con l'intelletto spirituale che per le anime beate si evolverà in quello che san Tommaso chiama Lumen Glorie. L'uomo non comprenderà più le cose non più in maniera soggetta ad inganno, anche coloro che nel tempo della loro vita hanno ritenuto follia le cose di Dio, conosceranno quando grande sia stata la loro follia nel non aver voluto accogliere Colui che è buono, bello ecc.. così è Dio. Come si patisce la fame, la sete ecc.. così l'anima dannata sentirà la sete del buono, del bello, del vero perché ne è totalmente priva. Quando sarà troppo tardi il dannato si renderà conto che solo in Dio c'è la felicità, aspirerà ad esso perché non avrà altra felicità fittizia che lo possa ingannare. E trae dall'impossibilità di raggiungerlo il più dilaniante tormento che si chiama pena del danno. Il don ritiene che san Paolo sia stato il più grande predicatore di tutti i tempi e che fosse imbevuto di Dio, tuttavia ci sarà differenza quando san Paolo sarà con Dio che prima, al riguardo dice: ora conosco in modo imperfetto ma allora conoscerò perfettamente. San Paolo sapeva di conoscere Dio in modo imperfetto. E se lo dice lui anche noi possiamo dire che oggi conosciamo Dio in maniera imperfetta.
Anche il dannato conoscerà meglio Dio di quanto lo abbia conosciuto sulla terra anche se non arriverà mai alla conoscenza perfetta perché non possiederà mai il Lumen Gloria. Cosa accadrà quando l'anima priva di ogni pesantezza ed inganno si renderà conto di cosa ha perso veramente? (noi in questo mondo abbiamo un corpo che risente le infermità dovute alle conseguenze del peccato originale ndr). Sant'Alfonso: non fanno inferno le tenebre, la puzza, le grida e il fuoco, la pena che fa l'inferno è la pena di aver perduto Dio. E per far intendere il dramma della perdita il santo fa un paragone: si consideri che se uno perde una gemma che vale 100 scudi sente gran pena, ma se valeva 200 sente doppia pena, ecc.. quanto cresce il valore della cosa perduta tanto cresce la pena. Il dannato quale bene ha perduto? Un bene infinito che è Dio. Il dannato sente una pena infinita per il bene che ha perso. Sant'Agostino diceva che se i dannati godessero la vista di Dio nulla più sentirebbero dei tormenti e subito l'inferno si muterebbe in Paradiso. L'essere respinto dal Regno di Dio, l'essere esiliato dalla città di Dio, l'essere privati della vita di Dio, mancare della grande abbondanza della dolcezza di Dio è pena così grande che non può essere paragonata ad altra pena che si conosca.
Il Padre Eterno rivelò a Santa Caterina da Siena che l'aver perduto Dio è il tormento più grande dei dannati, per loro è pena così grande che se gli fosse possibile (ai dannati) eleggerebbero il fuoco e tutti gli altri tormenti ma vedere Me (Dio) anziché stare fuori dalle pene e non vedermi.
Cosa sia perdere per sempre Dio non è cosa che si possa capire in questo mondo. In questo mondo lo si può immaginare con il dolore di un distacco, di una madre che perde il figlio o il figlio i genitori. Se perdo i miei genitori ho perduto coloro che mi hanno generato e tra di loro c'è un legame fortissimo. Ma non si può paragonare con il legame tra il Creatore e la creatura. Poi gli sposi sono legati di più. Perdere la propria sposa o sposo è un dolore vivissimo ma non paragonabile alla perdita di Dio. Se io provo dolore perché muoiono coloro che mi hanno generato, il dolore degli sposi è legato al fine. Io mi sposo pensando al mio futuro. Così il tempo del fidanzamento è caratterizzato dallo sguardo verso il matrimonio, il tempo del matrimonio è caratterizzato dallo sguardo verso il futuro cioè la famiglia, il tempo della famiglia è caratterizzato al tempo della maturità e della vecchiaia assieme al coniuge. Il fine delle mie azioni inizia ad essere il coniuge o i figli. Il dolore che si viene a creare quando viene a mancare uno di tali soggetti. Ma non è minimamente paragonabile quando viene a mancare il dolore di aver mancato il fine ultimo che è Dio. L'anima, in uscire da questa vita, subito intende che ella è creata per Dio - dice Sant'Antonino - comprende Dio per sommo bene e che è stata creata da Lui per Lui. L'amore pieno di origine e fine spetta a Dio. In quanto il Creatore ha voluto essere l'origine e il fine di questa creatura. Ma se l'anima muore in peccato mortale si crea un'abisso. Un'abisso non voluto da Dio
LIBRO DEL PROFETA ISAIA - 59
2Ma le vostre iniquità hanno scavato un solco
fra voi e il vostro Dio;
i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto
per non darvi più ascolto.
E poiché per quest'anima il tempo della grazia è finito, quest'abisso diventa eterno ed invalicabile. Quel Dio non ascoltato, adesso non ascolta. Tutti i tormenti dell'inferno non sono paragonabili alla perdita di Dio e sono conseguenza di ciò. Tanto che il dannato non potrà che giungere a questa concluse:
DEUTERONOMIO - 31
"...17In quel giorno, la mia ira si accenderà contro di lui: io li abbandonerò, nasconderò loro il volto e saranno divorati. Lo colpiranno malanni numerosi e angosciosi e in quel giorno dirà: “Questi mali non mi hanno forse colpito per il fatto che il mio Dio non è più in mezzo a me?”
Rifiutare Dio vuol dire separare sé stesso dall'infinità bontà di cui il cuore ha una fame insaziabile.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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