Don Silvestro in questo ultimo incontro di catechesi sull'inferno risponde a questa domanda: Quali sono le conseguenze per un anima che muore in peccato quando verrà a mancare la possibilità del divenire, dell'ottenere Grazia e dall'avere meriti?
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
L’ABITUDINE: UNA SECONDA NATURA
Quali sono le conseguenze per un anima che muore in peccato quando verrà a mancare la possibilità del divenire, dell'ottenere Grazia e dall'avere meriti? Verrà a succedere che l'anima diventerà tutt'uno con il suo peccato. Se nel tempo della vita presente bisogna sempre distinguere il peccato e il peccatore, nella vita futura il peccatore sarà tutt'uno con il suo peccato. Il peccato diventa sostituzione del nome di chi lo ha commesso, un po' come nella vita presente : chi ladra viene chiamato ladro, chi dice menzogne viene chiamato bugiardo, chi tradisce adultero, ecc.. ma questo attegiamento nella vita presente è sbagliato perchè la Redenzione può cancellare il peccato e cambiare la vita della persona, per questo nel tempo di questa vita, Papa Francesco aveva detto che non c'è santo senza passato e peccatore senza futuro. Il peccato non riveste in maniera indelebile il peccatore. Ma quando il tempo di questa vita sarà finito questa separazione non sarà più possibile, e così il ladro rimarrà ladro per l'eternità, l'assassino rimarrà tale per l'eternità, ecc... quanto questo sia vero è espresso nella parabola del povero Lazzaro. Nessuno conosce il nome del ricco all'inferno, lo si conosce per il fatto di essere stato epulone (Il termine epulone (dal latino epŭlo) indica una persona che ama i banchetti sontuosi, un mangione o un ghiottone. Nel linguaggio comune è sinonimo di crapulone) Google AI overview
San Giovanni Bosco, nella visione che ha avuto dell'inferno, sulla porta dell'inferno questa scritta: qua non c'è Redenzione e sulla fronte di ognuno (dei dannati ndr) vedeva scritto il proprio peccato. Quando i progenitori videro in sè gli effetti del peccato fuggirono dalla vista di Dio. Potevano essere redenti ma in quello stato di peccato non sopportavano la vista di Dio. Così anche i reprobi, non potranno mai sopportare di stare alla presenza di Dio e vorranno andare nel luogo dove nemmeno il ricordo di Dio arriva perchè nulla lì fa pensare a Lui.
L'anima divenuta tutt'uno con il suo peccato apparirà al Giudizio di Dio apparirà con una bruttezza proporzionata ai suoi peccati con cui si è congiunta. Santa Caterina da Siena vide per un brevissimo momento la bruttezza di un'anima in peccato mortale. Questa visione la fece cadere come morta per terra e lei stessa dirà che quella visione l'avrebbe uccisa in un momento se Dio stesso non l'avesse sottratta dalla morte per un miracolo. Anche Santa Teresa d'Avila racconta che la visione di un'anima in peccato mortale l'atterrì al punto tale che supplicò Dio di interromperla. L'anima in peccato mortale desidererà sparire dalla vista del Tre Volte Santo. John Henry Newman: se una persona non santa fosse ammessa in Paradiso non sarebbe felice di trovarsi e non sarebbe misericordia permetterle di entrarci e il Dio Santo non sarebbe oggetto di gaudio. Nessuno, se non il Santo , può fissare lo sguardo sul Dio Santo. E' terribile ma giusto dirlo: se volessimo immaginare una punizione per un'anima impura e reproba, la peggiore sarebbe quella di convocarla in Paradiso. /// L'unica pietà che Dio potrà avere per quell'anima sarebbe farla finire all'inferno.
I demoni sono scacciati attraverso i Santi che vengono invocati, cose sante che vengono fatte, atti santi che vengono compiuti, ecc... questo fa capire che la presenza di Dio non li rende beati ma li tormenta di più.
Vangelo secondo Matteo - 8
".. 29Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».. (quando i demoni incontrano Gesù).
Vangelo secondo Marco - 1 "..24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Vangelo secondo Luca - 4 34«Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!»
Domanda: se il dannato sta bene lontano da Dio, perché soffre? Il ragionamento ci ha portato a pensare che il dannato abbia tutto ciò che vuole, anche se sarebbe più corretto dire che non ha ciò che non vuole. Non vuole Dio e non lo ha, non vuole la salvezza e non ce l'ha, non vuole il Paradiso e non ce l'ha. Ma avevamo detto soffre perché ha tutto ciò che non vuole e non ha tutto ciò che vuole. Come ci spieghiamo questa situazione paradossale? Il dannato è una contraddizione a sé stesso: avendo rifiutato la Verità ed essendo entrato nel regno della menzogna, egli diventa una menzogna a sé stesso. Il dannato anela a Dio ma si rifiuta di salire a Dio, se gli fosse data la possibilità di rivederlo. Che dire di un'ergastolano che si lanci furente contro le sbarre della sua prigione e quando gli si aprono le porte rifiuti di uscire? Nell'inferno non è solo prigionia bensì strazio indicibile. Fuori (in Paradiso ndr) non è solo libertà ma sconfinato gaudio. E' mai possibile che chi abita all'inferno non ne voglia uscire? Enormità contraddizione incredibili che fotografano l'inferno: realtà e legge di contraddizione e di odio. Non è facile a noi mortali intuirlo con la nostra psicologia terrena tanto diversa dalla psicologia del dannato. La si può comprendere per deduzione logica. Laggiù si anela a Dio per naturale ed irresistibile tendenza alla felicità di cui si è totalmente privi apparendo logicamente evidente che solo in Dio è felicità. All'inferno c'è egoismo di felicità, Dio è disperatamente amato non in quanto Dio, santità e amore infinto ma in quanto felicità perpetua. Dio è odiato perché è il contrario di ciò che è dannato. Se Dio si può dire che è amore, il dannato è odio. Avviene una cosa logica: l'amore non può amare l'odio perché sarebbe contrario alla sua natura e viceversa. L'amore scaccia l'odio dicendogli: via, lontano da Me. E l'odio scaccia l'amore pronunciando bestemmie. Tuttavia il dannato continua a bramare Dio perché continua ad aspirare alla felicità, brama Dio per quello che dà e non per quello che è. Il dannato non ha smesso di aspirare alla felicità, questa aspirazione è aumentata a dismisura. Come la fame e la sete si fanno sentire quando si è totalmente rimasti privi di cibo e di bevande per tanto tempo così il dannato brama felicità. Ma proprio perché Dio non è possedibile, Dio è odiato dal dannato con tutta la forza medesima con cui è bramata quella felicità. E con Lui è odiato il Paradiso nel quale i dannati non vogliono entrare. Le disperate catene dell'odio legano i dannai all'inferno così le catene dell'amore legano i comprensori del Cielo.
L'odio nel dannato è rivolto anche se stessi. I dannati odiano il loro legame di odio che disperatamente si rifiutano di spezzare. Le opere di satana, quando trascina un'anima all'inferno, aumenta accidentalmente, l'orrore del suo regno di perdizione come un nuovo tizzone aumenta un braciere. E quindi satana finisce per accrescere il suo tormento. Se satana ne godesse sarebbe premiato per i suoi misfatti il che ripugna alla divina giustizia. Ma satana segue ad operare per il furore di odio la cui legge è: danneggiare per danneggiarsi. Mentre la legge per l'amore è edificazione propria ed altrui.
L'esistenza dell'inferno mostra la serietà della vita umana ed è in essa che l'uomo costruisce il suo destino di perdizione o di gloria. E mostra la pericolosità del restare nel peccato rifiutando la grazia di Dio. Tale stato di peccato conduce all'indurimento del cuore e rende se non impossibile, estremamente difficile la scelta di Dio in punto di morte.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
L’ABITUDINE: UNA SECONDA NATURA
Quali sono le conseguenze per un anima che muore in peccato quando verrà a mancare la possibilità del divenire, dell'ottenere Grazia e dall'avere meriti? Verrà a succedere che l'anima diventerà tutt'uno con il suo peccato. Se nel tempo della vita presente bisogna sempre distinguere il peccato e il peccatore, nella vita futura il peccatore sarà tutt'uno con il suo peccato. Il peccato diventa sostituzione del nome di chi lo ha commesso, un po' come nella vita presente : chi ladra viene chiamato ladro, chi dice menzogne viene chiamato bugiardo, chi tradisce adultero, ecc.. ma questo attegiamento nella vita presente è sbagliato perchè la Redenzione può cancellare il peccato e cambiare la vita della persona, per questo nel tempo di questa vita, Papa Francesco aveva detto che non c'è santo senza passato e peccatore senza futuro. Il peccato non riveste in maniera indelebile il peccatore. Ma quando il tempo di questa vita sarà finito questa separazione non sarà più possibile, e così il ladro rimarrà ladro per l'eternità, l'assassino rimarrà tale per l'eternità, ecc... quanto questo sia vero è espresso nella parabola del povero Lazzaro. Nessuno conosce il nome del ricco all'inferno, lo si conosce per il fatto di essere stato epulone (Il termine epulone (dal latino epŭlo) indica una persona che ama i banchetti sontuosi, un mangione o un ghiottone. Nel linguaggio comune è sinonimo di crapulone) Google AI overview
San Giovanni Bosco, nella visione che ha avuto dell'inferno, sulla porta dell'inferno questa scritta: qua non c'è Redenzione e sulla fronte di ognuno (dei dannati ndr) vedeva scritto il proprio peccato. Quando i progenitori videro in sè gli effetti del peccato fuggirono dalla vista di Dio. Potevano essere redenti ma in quello stato di peccato non sopportavano la vista di Dio. Così anche i reprobi, non potranno mai sopportare di stare alla presenza di Dio e vorranno andare nel luogo dove nemmeno il ricordo di Dio arriva perchè nulla lì fa pensare a Lui.
L'anima divenuta tutt'uno con il suo peccato apparirà al Giudizio di Dio apparirà con una bruttezza proporzionata ai suoi peccati con cui si è congiunta. Santa Caterina da Siena vide per un brevissimo momento la bruttezza di un'anima in peccato mortale. Questa visione la fece cadere come morta per terra e lei stessa dirà che quella visione l'avrebbe uccisa in un momento se Dio stesso non l'avesse sottratta dalla morte per un miracolo. Anche Santa Teresa d'Avila racconta che la visione di un'anima in peccato mortale l'atterrì al punto tale che supplicò Dio di interromperla. L'anima in peccato mortale desidererà sparire dalla vista del Tre Volte Santo. John Henry Newman: se una persona non santa fosse ammessa in Paradiso non sarebbe felice di trovarsi e non sarebbe misericordia permetterle di entrarci e il Dio Santo non sarebbe oggetto di gaudio. Nessuno, se non il Santo , può fissare lo sguardo sul Dio Santo. E' terribile ma giusto dirlo: se volessimo immaginare una punizione per un'anima impura e reproba, la peggiore sarebbe quella di convocarla in Paradiso. /// L'unica pietà che Dio potrà avere per quell'anima sarebbe farla finire all'inferno.
I demoni sono scacciati attraverso i Santi che vengono invocati, cose sante che vengono fatte, atti santi che vengono compiuti, ecc... questo fa capire che la presenza di Dio non li rende beati ma li tormenta di più.
Vangelo secondo Matteo - 8
".. 29Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».. (quando i demoni incontrano Gesù).
Vangelo secondo Marco - 1 "..24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Vangelo secondo Luca - 4 34«Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!»
Domanda: se il dannato sta bene lontano da Dio, perché soffre? Il ragionamento ci ha portato a pensare che il dannato abbia tutto ciò che vuole, anche se sarebbe più corretto dire che non ha ciò che non vuole. Non vuole Dio e non lo ha, non vuole la salvezza e non ce l'ha, non vuole il Paradiso e non ce l'ha. Ma avevamo detto soffre perché ha tutto ciò che non vuole e non ha tutto ciò che vuole. Come ci spieghiamo questa situazione paradossale? Il dannato è una contraddizione a sé stesso: avendo rifiutato la Verità ed essendo entrato nel regno della menzogna, egli diventa una menzogna a sé stesso. Il dannato anela a Dio ma si rifiuta di salire a Dio, se gli fosse data la possibilità di rivederlo. Che dire di un'ergastolano che si lanci furente contro le sbarre della sua prigione e quando gli si aprono le porte rifiuti di uscire? Nell'inferno non è solo prigionia bensì strazio indicibile. Fuori (in Paradiso ndr) non è solo libertà ma sconfinato gaudio. E' mai possibile che chi abita all'inferno non ne voglia uscire? Enormità contraddizione incredibili che fotografano l'inferno: realtà e legge di contraddizione e di odio. Non è facile a noi mortali intuirlo con la nostra psicologia terrena tanto diversa dalla psicologia del dannato. La si può comprendere per deduzione logica. Laggiù si anela a Dio per naturale ed irresistibile tendenza alla felicità di cui si è totalmente privi apparendo logicamente evidente che solo in Dio è felicità. All'inferno c'è egoismo di felicità, Dio è disperatamente amato non in quanto Dio, santità e amore infinto ma in quanto felicità perpetua. Dio è odiato perché è il contrario di ciò che è dannato. Se Dio si può dire che è amore, il dannato è odio. Avviene una cosa logica: l'amore non può amare l'odio perché sarebbe contrario alla sua natura e viceversa. L'amore scaccia l'odio dicendogli: via, lontano da Me. E l'odio scaccia l'amore pronunciando bestemmie. Tuttavia il dannato continua a bramare Dio perché continua ad aspirare alla felicità, brama Dio per quello che dà e non per quello che è. Il dannato non ha smesso di aspirare alla felicità, questa aspirazione è aumentata a dismisura. Come la fame e la sete si fanno sentire quando si è totalmente rimasti privi di cibo e di bevande per tanto tempo così il dannato brama felicità. Ma proprio perché Dio non è possedibile, Dio è odiato dal dannato con tutta la forza medesima con cui è bramata quella felicità. E con Lui è odiato il Paradiso nel quale i dannati non vogliono entrare. Le disperate catene dell'odio legano i dannai all'inferno così le catene dell'amore legano i comprensori del Cielo.
L'odio nel dannato è rivolto anche se stessi. I dannati odiano il loro legame di odio che disperatamente si rifiutano di spezzare. Le opere di satana, quando trascina un'anima all'inferno, aumenta accidentalmente, l'orrore del suo regno di perdizione come un nuovo tizzone aumenta un braciere. E quindi satana finisce per accrescere il suo tormento. Se satana ne godesse sarebbe premiato per i suoi misfatti il che ripugna alla divina giustizia. Ma satana segue ad operare per il furore di odio la cui legge è: danneggiare per danneggiarsi. Mentre la legge per l'amore è edificazione propria ed altrui.
L'esistenza dell'inferno mostra la serietà della vita umana ed è in essa che l'uomo costruisce il suo destino di perdizione o di gloria. E mostra la pericolosità del restare nel peccato rifiutando la grazia di Dio. Tale stato di peccato conduce all'indurimento del cuore e rende se non impossibile, estremamente difficile la scelta di Dio in punto di morte.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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