Don Silvestro spiega le tre motivazioni che rendono eterno l'inferno
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
IL FUOCO DELL'INFERNO
Perché tanto tormento? Perché l'inferno non finisce? Perché l'inferno è eterno? Forse siamo tentati di accusare Dio per eccesso di severità. Ma se abbiamo questi sentimenti è perché non abbiamo capito quanto sia ingannevole il nostro metodo di parlare a sentimento dell'inferno, ed è dimostrato dalla nostra tendenza di trasferire fantasticamente - in quel regno di dolore e di disperazione - i sentimenti della nostra esperienza terrena. Si è tentati di pensare ai poveri dannati piangenti imploranti pietà come farebbe chi fosse sulla terra condannato ai tormenti e alle fiamme. Ma il dannato - nonostante l'evidenza intellettuale della sua colpa - non ha il minimo pentimento, ha solo il furore dell'odio, della disperazione e della bestemmia perenne. Il pentimento sarebbe un'effetto della divina grazia che egli ha respinto in terra e che non può ricevere laggiù. E se gli si proponesse di salire in Paradiso egli si rifiuterebbe perché le tenebre del suo odio rifuggo dalla luce dell'amore.
I dannati soffrono delle loro pene, soffrono perché non vedranno mai più Dio, hanno rimorso di coscienza che li rode come un verme, soffrono per l'eternità delle loro pene e tuttavia non ne vogliono uscire. Ma com'è possibile?
La non possibilità: Gesù chiude subito la questione quando mette in bocca ad Abramo al ricco Epulone: 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. (Luca 16).
Spiegazione razionale di questa possibilità: il don principalmente considera tre motivazioni: finito il tempo della vita presente è finito il tempo del tempo ed è iniziata la dimensione dell'eternità e il tempo non esiste più. Sbagliamo quando consideriamo l'eternità come un tempo che non avrà mai fine. Il tempo non esisterà più. Sarà un'eterno presente. Mancando il tempo mancherà una sua caratteristica: il divenire. E quindi non si ha più la possibilità di diventare qualcosa di diverso e l'uomo si identificherà con ciò che è al momento dell'entrata nell'eternità. Quindi se nel tempo della vita è diventato buono, lo resterà per tutta l'eternità e se sarà stato cattivo lo rimarrà per tutta l'eternità senza possibilità di cambiamento. Se l'anima muore odiando Dio, lo odierà per tutta l'eternità e se muore amando Dio, lo amerà per tutta l'eternità. Vendendo a mancare il divenire, tutto diventa definitivo. Quel Dio che nel tempo della vita presente è stato rifiutato, sarà rifiutato nell'eternità senza possibilità di conversione. Non è difetto della misericordia di Dio ma della libertà dell'uomo che ha voluto rifiutare Dio in eterno. Vi è una certa continuità nella vita nel tempo e nell'eternità. Ma nel tempo ha sempre la possibilità di cambiare, ma nell'eternità non avrai più tempo e non avrai la possibilità di convertirti in quanto tutto diventa definitivo.
Sembrerebbe che anche nell'Eternità ci sia un prima e un poi, infatti quando consideriamo il Purgatorio o la resurrezione della carne questo ci fa pensare che ci sia un prima o un poi. Quindi ad una possibilità di cambiamento. Ma in verità parlare dell'eternità è una cosa difficile perché è una dimensione che non conosciamo e di cui non abbiamo esperienza. San Tommaso d'Aquino parla di Evo. Ma cos'è l'Evo. L'eternità vera e propria - nella quale non c'è un prima o dopo - inizierà alla fine dei tempi. Con la fine dei tempi inizierà l'eternità vera e propria. Ma prima, morendo, l'uomo lasciando il tempo presente, entrerà in una dimensione che non è il tempo e che si trova tra il tempo e l'eternità. A cui si dà il nome di Evo. San Tommaso parlando di queste realtà dice: il tempo indica un prima e un poi, l'Evo non ha in sé un prima e un po' ma può averli annessi, l'eternità non avrà un prima e un poi. Ne li comporta in alcun modo. La vera eternità inizierà alla fine dei tempi. Nell'Evo alcuni cambiamenti saranno ammessi come per le anime del Purgatorio o quando ci sarà la resurrezione della carne. Ma solo alcuni. Il tempo però è finito.
Quindi prima motivazione per cui l'inferno durerà per tutta l'eternità: è finito il tempo. La seconda: finito il tempo della vita finisce il tempo della grazia e anche il tempo della conversione che è effetto della grazia. Il dannato che si è privato di Dio per sua scelta, si è privato per tutta l'eternità della sua grazia dunque non ha la possibilità di convertirsi. San Gregorio dice che la colpa pur essendo temporanea nell'atto è eterna nella volontà. Non è Dio a volere l'eternità dell'inferno, è il dannato che lo rende eterno con il suo no ostinato a Dio, alla sua Legge e al suo amore.
Comprendi ora perché l'Inferno dura eternamente? Perché la nostra ostinazione giammai si scioglierà da noi… Ora egli si dimostra misericordioso verso di noi col non costringerci ad avvicinarci a lui più di quanto lo siamo in questo remoto luogo infernale; ciò diminuisce il tormento. Ogni passo che mi portasse più vicino a Dio, mi cagionerebbe una pena maggiore di quella che a te recherebbe un passo più vicino ad un rogo ardente. testimonianza di un'anima dannata
Terza ragione: il dannato, pur conservando la sua libertà dopo la morte, non potrà più meritare o demeritare e conserverà per sempre lo stato di peccato mortale che conservava al momento della morte, durando per sempre lo stato di colpa durerà sempre lo stato di pena.
Se è tolta la possibilità di meritare, non c'è più la possibilità di guadagnare ciò che non ho guadagnato in vita. San Paolo afferma che ognuno riceverà la sua retribuzione secondo il Bene o il Male che avrà fatto quando aveva il corpo. E per questo esorta a fare il bene fino a quando abbiamo il tempo. Perché finito il tempo di questa vita è finito anche la possibilità di meritare.
Il tempo per meritare si è concluso con il tempo di questa vita
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Il don legge (per iniziare la meditazione) un capitolo alla volta di Lettere dall'Inferno (una donna, Clara ha ricevuto una comunicazione dall'inferno di una sua amica dannata che le spiega cosa si prova all'inferno - la rivelazione ha l'imprimatur da parte della Chiesa).
IL FUOCO DELL'INFERNO
Perché tanto tormento? Perché l'inferno non finisce? Perché l'inferno è eterno? Forse siamo tentati di accusare Dio per eccesso di severità. Ma se abbiamo questi sentimenti è perché non abbiamo capito quanto sia ingannevole il nostro metodo di parlare a sentimento dell'inferno, ed è dimostrato dalla nostra tendenza di trasferire fantasticamente - in quel regno di dolore e di disperazione - i sentimenti della nostra esperienza terrena. Si è tentati di pensare ai poveri dannati piangenti imploranti pietà come farebbe chi fosse sulla terra condannato ai tormenti e alle fiamme. Ma il dannato - nonostante l'evidenza intellettuale della sua colpa - non ha il minimo pentimento, ha solo il furore dell'odio, della disperazione e della bestemmia perenne. Il pentimento sarebbe un'effetto della divina grazia che egli ha respinto in terra e che non può ricevere laggiù. E se gli si proponesse di salire in Paradiso egli si rifiuterebbe perché le tenebre del suo odio rifuggo dalla luce dell'amore.
I dannati soffrono delle loro pene, soffrono perché non vedranno mai più Dio, hanno rimorso di coscienza che li rode come un verme, soffrono per l'eternità delle loro pene e tuttavia non ne vogliono uscire. Ma com'è possibile?
La non possibilità: Gesù chiude subito la questione quando mette in bocca ad Abramo al ricco Epulone: 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. (Luca 16).
Spiegazione razionale di questa possibilità: il don principalmente considera tre motivazioni: finito il tempo della vita presente è finito il tempo del tempo ed è iniziata la dimensione dell'eternità e il tempo non esiste più. Sbagliamo quando consideriamo l'eternità come un tempo che non avrà mai fine. Il tempo non esisterà più. Sarà un'eterno presente. Mancando il tempo mancherà una sua caratteristica: il divenire. E quindi non si ha più la possibilità di diventare qualcosa di diverso e l'uomo si identificherà con ciò che è al momento dell'entrata nell'eternità. Quindi se nel tempo della vita è diventato buono, lo resterà per tutta l'eternità e se sarà stato cattivo lo rimarrà per tutta l'eternità senza possibilità di cambiamento. Se l'anima muore odiando Dio, lo odierà per tutta l'eternità e se muore amando Dio, lo amerà per tutta l'eternità. Vendendo a mancare il divenire, tutto diventa definitivo. Quel Dio che nel tempo della vita presente è stato rifiutato, sarà rifiutato nell'eternità senza possibilità di conversione. Non è difetto della misericordia di Dio ma della libertà dell'uomo che ha voluto rifiutare Dio in eterno. Vi è una certa continuità nella vita nel tempo e nell'eternità. Ma nel tempo ha sempre la possibilità di cambiare, ma nell'eternità non avrai più tempo e non avrai la possibilità di convertirti in quanto tutto diventa definitivo.
Sembrerebbe che anche nell'Eternità ci sia un prima e un poi, infatti quando consideriamo il Purgatorio o la resurrezione della carne questo ci fa pensare che ci sia un prima o un poi. Quindi ad una possibilità di cambiamento. Ma in verità parlare dell'eternità è una cosa difficile perché è una dimensione che non conosciamo e di cui non abbiamo esperienza. San Tommaso d'Aquino parla di Evo. Ma cos'è l'Evo. L'eternità vera e propria - nella quale non c'è un prima o dopo - inizierà alla fine dei tempi. Con la fine dei tempi inizierà l'eternità vera e propria. Ma prima, morendo, l'uomo lasciando il tempo presente, entrerà in una dimensione che non è il tempo e che si trova tra il tempo e l'eternità. A cui si dà il nome di Evo. San Tommaso parlando di queste realtà dice: il tempo indica un prima e un poi, l'Evo non ha in sé un prima e un po' ma può averli annessi, l'eternità non avrà un prima e un poi. Ne li comporta in alcun modo. La vera eternità inizierà alla fine dei tempi. Nell'Evo alcuni cambiamenti saranno ammessi come per le anime del Purgatorio o quando ci sarà la resurrezione della carne. Ma solo alcuni. Il tempo però è finito.
Quindi prima motivazione per cui l'inferno durerà per tutta l'eternità: è finito il tempo. La seconda: finito il tempo della vita finisce il tempo della grazia e anche il tempo della conversione che è effetto della grazia. Il dannato che si è privato di Dio per sua scelta, si è privato per tutta l'eternità della sua grazia dunque non ha la possibilità di convertirsi. San Gregorio dice che la colpa pur essendo temporanea nell'atto è eterna nella volontà. Non è Dio a volere l'eternità dell'inferno, è il dannato che lo rende eterno con il suo no ostinato a Dio, alla sua Legge e al suo amore.
Comprendi ora perché l'Inferno dura eternamente? Perché la nostra ostinazione giammai si scioglierà da noi… Ora egli si dimostra misericordioso verso di noi col non costringerci ad avvicinarci a lui più di quanto lo siamo in questo remoto luogo infernale; ciò diminuisce il tormento. Ogni passo che mi portasse più vicino a Dio, mi cagionerebbe una pena maggiore di quella che a te recherebbe un passo più vicino ad un rogo ardente. testimonianza di un'anima dannata
Terza ragione: il dannato, pur conservando la sua libertà dopo la morte, non potrà più meritare o demeritare e conserverà per sempre lo stato di peccato mortale che conservava al momento della morte, durando per sempre lo stato di colpa durerà sempre lo stato di pena.
Se è tolta la possibilità di meritare, non c'è più la possibilità di guadagnare ciò che non ho guadagnato in vita. San Paolo afferma che ognuno riceverà la sua retribuzione secondo il Bene o il Male che avrà fatto quando aveva il corpo. E per questo esorta a fare il bene fino a quando abbiamo il tempo. Perché finito il tempo di questa vita è finito anche la possibilità di meritare.
Il tempo per meritare si è concluso con il tempo di questa vita
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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