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La logica esige l'esistenza del Purgatorio

Don Silvestro continua la sua spiegazione sulle quattro ragionevoli motivazioni per cui bisogna dire che il Purgatorio esiste

Abbiamo esposto le quattro ragioni perché il Purgatorio esiste e nella puntata precedente (Il peccato esige l'esistenza del Purgatorio) abbiamo visto la prima ragione: il peccato esige l'esistenza del Purgatorio. Oggi andremo a trattare un'altra motivazione ragionevole: la logica esiste l'esistenza del Purgatorio.

Il don legge un'opera di un santo, Giro quotidiano in Purgatorio uniti al Sacro Cuore di Gesù, Beato Giacomo Alberione ed immagina di porre la domanda alle anime del purgatorio: quale cosa rimpiangi - nel Purgatorio - della terra che lasciasti?

Quale cosa rimpiangi, o Anima santa del Purgatorio, della terra che lasciasti?

Io rimpiango il tempo perduto. Non lo credevo così prezioso, così rapido, così irreparabile... Se avessi saputo!... se potessi ancora!... Tempo prezioso, oggi ti apprezzo come tu meriti. Mi fosti dato perché t'impiegassi interamente all'amore di Dio, alla mia santificazione, al soccorso ed alla edificazione del prossimo: io invece ti ho trascorso nel peccato, nel piacere, in opere che ora mi cagionano si amaro rimpianto. Tempo sì veloce sulla terra e si lento in questa prigione di fuoco, scorrevi prima rapido come baleno... la mia vita fuggiva come un sogno: adesso le ore mi sembrano anni ed i giorni, secoli. Tempo irreparabile!... Sulla terra sembrava che non dovesse mai finire! Eppure lo stame dei miei giorni fu reciso nel punto in cui meno vi pensava! O tempo perduto, tu sei passato, senza speranza che ritorni mai più!... O voi, che vivete ancora sulla terra, dedicate per noi al Cuore di Gesù alcune delle ore in cui la grazia vi è offerta in tanta abbondanza e con tanta facilità!

Padre Tommaselli dimostra l'esistenza del Purgatorio con due esempi: un'anima ha peccato gravemente e molte volte. Prima di partire da questo mondo si pente, chiede perdono a Dio e riceve l'assoluzione sacramentale (e muore). All'inferno non può andare perchè in grazia di Dio, in Paradiso non può andare perchè ha dei peccati da scontare e non può avere l'identica sorte di un'anima innocente. Dunque prima di andare in Cielo deve andare in luogo di purificazione.

Un'altra anima non ha mai commesso un grave peccato, è caduta però in molte colpe leggere che non ha detestato e riparato in questa vita. All'inferno non può andare e in Paradiso non può entrarci nulla di macchiato, quest'anima deve purifcarsi prima di essere ammessa alla visione di Dio.

San Giovanni Bosco, discutendo con un protestante, (i protestanti non credono nel Purgatorio, oltre ai passaggi dei testi sacri dimostra l'esistenza del Purgatorio con un'esempio. San Giovanni Bosco (SGB): avendo dimostrato che l'esistenza del Purgatorio è confermata dalla Sacra Scrittura, dovrebbe cessare il ragionamento. Es: vi sono due cristiani, uno dopo aver menato una vita virtuosa, un giorno proferisce una bugia. L'altro, per odio e vendetta uccide suo padre. Immediatamente dopo il fatto una persona diventa infermo e l'altro viene colto dalla giustizia umana e condotto al patibolo. Prima della morte si pentono e chiedono perdono a Dio. Quale direte voi che possa essere il loro stato nell'altra vita? Il protestante (in sintesi) non vuole ammettere in Paradiso chi ha ucciso suo padre ma riconosce che si è pentito del suo sbaglio. A dirla schietta non saprei rispondere (disse il protestante). In questo caso gli pare cosa ragionevole che Dio gli faccia fare un pò di penitenza (ha detto il protestante).

In Cielo non entra qualsiasi cosa che abbia un neo di macchia. Quindi per forza di cose ci dev'essere un luogo di purgazione.

Papa Benedetto 16 pose l'esempio della vita del mondo. Nella lettera enciclica Spe Salvi dove definì il Purgatorio stato di purificazione e guarigione che rende l'anima matura per la comunione con Dio. N.45. Immediatamente dopo mostra la logica del Purgatorio (45, 46, 47).

Con la morte, la scelta di vita fatta dall'uomo diventa definitiva – questa sua vita sta davanti al Giudice. La sua scelta, che nel corso dell'intera vita ha preso forma, può avere caratteri diversi. Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all'amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l'odio e hanno calpestato in se stesse l'amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno.

Papa Benedetto 16 dice che l'inferno non è vuoto. Ci sono dei personaggi che hanno scelto l'odio e quindi queste persone manifestano la presenza dell'inferno.

"..Dall'altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d'ora l'intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono."

Ci sono persone che hanno vissuto secondo i dettami di vita che portano in Paradiso e queste persone ci dicono quanto è vera l'esistenza del Paradiso.

46. Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l'uno né l'altro è il caso normale dell'esistenza umana. Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell'anima…."

La stragrande maggioranza delle persone non vive in modo da meritarsi l'inferno o l'accesso diretto al Cielo. Quindi è la stragrande maggioranza delle persone che manifesta l'esistenza del Purgatorio con le loro scelte di vita.

"..Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d'altro accadrà? .."

Ci sono persone che hanno costruito la loro vita su Cristo ma che hanno fatto scelte sbagliate. Cosa accadrà? Spariranno di colpo i loro errori?

"..San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un'idea del differente impatto del giudizio di Dio sull'uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che vogliono in qualche modo esprimere l'invisibile, senza che noi possiamo trasformare queste immagini in concetti – semplicemente perché non possiamo gettare lo sguardo nel mondo al di là della morte né abbiamo alcuna esperienza di esso. Paolo dice dell'esistenza cristiana innanzitutto che essa è costruita su un fondamento comune: Gesù Cristo. Questo fondamento resiste.."

Pensiamo ai peccati veniali o ai mortali ma perdonati. Il fondamento Cristo resiste, se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci potrà essere sottratto neanche nel momento della morte.

"...Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci può più essere sottratto neppure nella morte…"

"..Poi Paolo continua: « Se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco » (3,12-15).."

Questa punizione non sarà eterna, ma attraverso il fuoco. C'è una purificazione che porta alla salvezza (al Paradiso) però questo andare in Paradiso è preceduto dalla purificazione.

".. In questo testo, in ogni caso, diventa evidente che il salvamento degli uomini può avere forme diverse; che alcune cose edificate possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna attraversare in prima persona il « fuoco » per diventare definitivamente capaci di Dio e poter prendere posto alla tavola dell'eterno banchetto nuziale..."

Piccola considerazione del don: il nostro modo di vivere non è irrilevante. Gli sbagli e gli errori della mia vita che ho fatto, posso pensare che di colpo diventino irrilevanti perché devo andare immediatamente in Paradiso? Ci dev'essere per forza uno stato intermedio. Perché se non ho vissuto da meritarmi il Paradiso o l'inferno e se ci sono stati degli errori nella mia vita, questo presuppone l'esistenza del Purgatorio. Perché le scelte della mia vita non possono essere irrilevanti.

47: "..Il Giudizio di Dio è speranza sia perché è giustizia, sia perché è grazia. Se fosse soltanto grazia che rende irrilevante tutto ciò che è terreno, Dio resterebbe a noi debitore della risposta alla domanda circa la giustizia – domanda per noi decisiva davanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. L'incarnazione di Dio in Cristo ha collegato talmente l'uno con l'altra – giudizio e grazia – che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra salvezza « con timore e tremore » (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro « avvocato », parakletos (cfr 1 Gv 2,1).

Il giudizio di Dio è speranza sia perché è Giustizia e Grazia. Se fosse solo grazia Dio resterebbe debitore circa la domanda della giustizia, domanda per noi decisiva di fronte alla Storia. E se fosse pura Giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura.

"..L'incarnazione di Dio in Cristo ha collegato talmente l'uno con l'altra – giudizio e grazia – che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra salvezza « con timore e tremore » (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro « avvocato », parakletos (cfr 1 Gv 2,1). ( Papa Benedetto 16°)

III. La purificazione finale o purgatorio

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo. (Catechismo della Chiesa Cattolica)

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI

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