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La pena del danno III parte

Don Silvestro continua le sue catechesi sul Purgatorio approfondendo ulteriormente e concludendo l'argomento sulla pena del danno

Preghiamo per l'anima del Purgatorio più lontana ad essere liberata perché essa ce ne sarà riconoscente

Avendo descritto brevemente ed imperfettamente cos'è Dio (nella puntata precedente). Ora vediamo cosa accade all'anima.

L'anima, avendo conosciuto ciò che Dio è realmente, sperimenta un'attrattiva verso Dio mai conosciuta nel mondo terreno. Santa Caterina da Genova diceva che nessuna figura, esempio, ragionamento ecc... (lei ha vissuto un'esperienza mistica ndr) è capace di farcelo capire perfettamente. Quando diciamo Dio, cosa vogliamo esprimere? Qualsiasi cosa siamo stati capaci di spiegare è al di sotto della realtà - diceva Sant'Agostino. Santa Caterina da Genova parla con un pallido esempio sulla forza d'attrazione a Dio che investirà l'anima in Purgatorio. Poniamo che in tutto il mondo non ci sia che un unico pane atto a togliere la fame e che le creature si possano saziare solo al vederlo, ora la creatura ha l'istinto di mangiare quando è sano ma se non magia muore. Quella fame crescerà sempre di più, la creatura è contenta perché conosce il pane che la può saziare ma se non ha il pane a disposizione rimane affamata. La certezza di non vedere mai più quel pane è per la creatura l'inizio dell'inferno - quello che vivono i dannati, privati della speranza di contemplare il Vero Pane. Le anime del Purgatorio hanno fame perché non vedono il pane di cui potersi nutrire ma conservano la speranza di nutrirsene. La loro pena consiste nel non poter soddisfare subito la fame. // L'anima nel tempo di questa vita, per ciò che è la sua naturale disposizione, ha fame di pane e sete di acqua, ma poi morta per ciò che è la sua naturale disposizione avrà fame e sete di Dio. E' singolare che Gesù ogni qualvolta si presenta la fame corporale approfitta di parlare della fame e sete di Dio (non di solo pane vivrà l'uomo ma di ogni parola che uscirà dalla bocca di Dio). Alla folla Gesù dice che lo cercano non per i segni ma perché avete mangiato il cibo terreno ma procuratevi il cibo che non perisce. Alla donna samaritana Gesù le dice: chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete avrà di nuovo sete ma se berrà l'acqua che Io gli darò non avrà più sete. Mio cibo (dice Gesù) è fare la Volontà di Dio. Parlare di Dio come cibo può destare incomprensioni delle incomprensioni specie quando Gesù si presentato come cibo e bevanda. Ma perché fare questa scelta? Perché c'è una fame e sete che è implacabile con gli altri cibi, cioè la fame di Dio che ogni essere avverte. Dio è diventato pane degli uomini. Lui conosce la fame dell'uomo e non ha disprezzato diventare cibo per le persone.

Che l'anima abbia un'altra fame lo si vede nei testi sacri:

LIBRO DEL PROFETA AMOS - 8

11Ecco, verranno giorni
– oracolo del Signore Dio –
in cui manderò la fame nel paese;
non fame di pane né sete di acqua,
ma di ascoltare le parole del Signore».


LIBRO DEI SALMI - Salmo 42 (41)

3 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

LIBRO DEI SALMI - Salmo 63 (62)

2 O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.

Gesù si presenta come l'unico che può placare questa sete in eterno.

Vangelo secondo Giovanni - 7

37 Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva

Vangelo secondo Giovanni - 4

13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna»

Vangelo secondo Giovanni - 6

35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Il Paradiso viene presentato come un banchetto nuziale. L'anima si nutrirà di Dio, ecco perché nella Celebrazione Eucaristica si nutre dell'ostia consacrata, perché si nutre di Dio.

Quando si sperimenta la fame, ogni altro desiderio è azzerato. Quanto più si protrae nel tempo l'assenza del cibo si accresce il desiderio di esso. Se la mancanza di cibo mi procura dei crampi allo stomaco (che è fatto per il cibo) cosa sentirà l'anima quando mancherà Dio? L'anima si sentirà interamente coinvolta in questa fame perché tutto in lei è stato creato per Lui e nient'altro sarà capace di appagarlo. Pensiamo a delle persone che hanno concentrati tutti i suoi bisogni in un unico bene, questo significherà che la mancanza di questo bene gli procurerebbe mancanza d'aria, calore, d'amore, di piacere, di salute ecc.. e quindi tutto il suo organismo rivendicherebbe quel bene.

Il don vuole dire che a differenza del cibo che soddisfa solo un bisogno dell'uomo, Dio li soddisfa tutti. E quindi la sua mancanza manda in delirio tutti i bisogni dell'anima. Solo in Dio riposa l'anima mia.

A Santa Matilde, alla quale un giorno apparve l'anima del conte Bernardo che era in Purgatorio, circa il desiderio di contemplare Dio le dice: non godo ancora della visione di Dio, brucio dalla brama di contemplarlo quando pure tutti i desideri che furono nel cuore dell'uomo si trovassero riuniti in un cuor solo, sarebbero nulla al confronto del desiderio di cui ardo. Fino a quando l'anima è aggravata dalle necessità del corpo, sono cose della quali l'anima non può infiammarsi e quando liberata dal carcere della carne sospirerà verso il Creatore.

MEDITAZIONE DEL DON

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