Don Silvestro continua le sue catechesi sul Purgatorio cominciando a trattare le pene del Purgatorio e nello specifico in questo incontro inizia a trattare la pena del danno
Noi siamo chiamati a pregare per le anime del Purgatorio. E il suggerimento di oggi è preghiamo il Sacro Cuore per l'anima più abbandonata, perché più grande è la sua pena, più grande sarà la sua riconoscenza verso di noi. Ella ci otterrà che mai Dio ci abbandoni e che noi non ci separeremo da Lui con il peccato. Le anime del Purgatorio ci ottengono tante grazie quando rivolgiamo per loro la nostra preghiera.
Pena del danno prima parte. Iniziamo da questa verità, il Purgatorio non è un soggiorno d'attesa ma un luogo dove l'anima viene purificata con dei patimenti. I santi dicono: San Roberto Bellarmino diceva: bisogna tenere per certo che non vi è proporzione tra i patimenti di questa vita e quelli del Purgatorio. San Tommaso d'Aquino sosteneva che la minima pena del Purgatorio sorpassa tutte le pene di questa vita. San Cirillo: se si potessero rappresentare tutte le pene, croci ed afflizioni del mondo e se si paragonassero alle pene del Purgatorio, diventerebbero dolcezze. San Beda venerabile: schieriamoci di fronte agli occhi tutti i tormenti più crudi che i tiranni hanno inventato per torturare i martiri: le croci, le seghe, le mannaie, le graticole e le caldaie, gli uncini di ferro, le tenaglie roventi ecc.. con tutto questo non avremmo idea delle pene del purgatorio. Nelle pene di Cristo c'è scritto che un'ora di tormento in Purgatorio sarà più terribile che 100 anni di rigorosa penitenza. Santa Caterina da Genova diceva: hanno una pena tanto estrema che non si trova lingua che ne possa parlarne o intelletto che possa capire. Santa Maria Maddalena de Pazzi ebbi il singolare privilegio di visitare il fratello in Purgatorio si sentì dire: tutte le pene che hanno patito tutti i martiri sono come un'ameno giardino rispetto a quelle patite da noi. Ecc... // Ciascuno s'impegni ad emendarsi per bene e non di scontare le pene dall'altra (sant'Agostino) e chiedeva al Signore di essere purgato prima di morire per non andare in Purgatorio.
1) Premessa: le pene del Purgatorio di cui parla il don non devono essere concepite come una sorta di vendetta che Dio infligge dall'esterno ma bensì derivanti dalla stessa natura del peccato.
2) Premessa: cercheremo di mantenerci fedeli a quanto ha stabilito il Concilio di Treno, che dopo aver esortato a parlare il Purgatorio chiedendo ai sacerdoti di evitare di parlare dei punti più oscuri che possano sembrare incerti o di difficile comprensione e quelle questioni che soddisfano solo una certa curiosità e sanno di una certa speculazione.
In Purgatorio ci saranno altre pene ma noi discuteremo delle uniche confermate dai Testi Sacri e confermate dalla Santa Chiesa con pronunciamenti ufficiali cioè la pena del danno (che consiste nell'allontanamento da Dio) e la pena del senso che consiste nel fuoco.
PENA DEL DANNO
Oggi l'uomo, intontito e distratto da tante cose, difficilmente riesce a capire il dramma di questa lontananza eppure se pensassimo che il più grande gaudio del Paradiso sarà quello di stare alla Sua Presenza e tra le pene dell'inferno la più grande consiste l'aver perduto Dio per sempre. San Giovanni Crisostomo dice: poni da una parte la sola penna del danno e dall'altra parte 100 fuochi dell'inferno. Sappi che la pena del danno è maggiore rispetto a quei 100 fuochi. Santa Faustina - che ancora in vita ebbe il privilegio di visitare il Purgatorio - chiese alle anime quale fosse il maggior tormento e tutte risposero che era l'ardente desiderio di Dio. I Santi su questa terra non l'hanno mai visto, eppure alcuni di loro, in qualche visione mistica, hanno visto qualcosa e perso il gusto per tutto ciò che è mondano, altri hanno iniziato di vivere solo di Dio nell'Eucarestia (Luisa Piccarreta, Marta Newman ecc...). San Paolo considerava tutto spazzatura al confronto di Cristo perché tutte le gioie di questo mondo non sono più capaci di appagarlo. Tanto che egli stesso dice: il mondo per me è stato crocifisso come me per il mondo. Santa Teresa d'Avila sussultava allo scoccare di ogni ora, perché mancava un'ora in meno all'incontro con il suo sposo. La serva di Dio, Luisa Piccarreta che godeva di visite di Gesù Cristo con la sua umanità e quando queste visite erano sempre più rare, ne sentiva la mancanza e scriveva che le privazioni del suo dolce Gesù si vanno facendo più lunghe. Oh, come mi fa spasimare e come i giorni diventano secoli di notte. San Giovanni della croce diceva che se una persona vedesse in questo mondo così com'è in Paradiso non potrebbe più vivere, l'anima di quella persona si staccherebbe dal corpo per andargli incontro.
Che cosa sarà mai per un'anima del Purgatorio una momentanea lontananza da Dio? Il don risponde: il più grande tormento.
Se leggiamo i Vangeli e ci fermiamo a meditare sulla Passione di Cristo possiamo rabbrividire dei suoi tormenti ma mai un lamento. Maltrattato si lasciò umiliare, era un'agnello condotto al macello e non aprì la sua bocca. La sua mansuetudine colpisce Pilato e il centurione capisce di trovarsi di fronte ad un condannato che non è come tutti gli altri. Eppure anche il mite agnello proruppe in un grido forte che rivelò al mondo il suo dolore più grande. Gesù ha avuto tra i vari dolori, il dolore dei dolori: l'allontanamento del Padre.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Noi siamo chiamati a pregare per le anime del Purgatorio. E il suggerimento di oggi è preghiamo il Sacro Cuore per l'anima più abbandonata, perché più grande è la sua pena, più grande sarà la sua riconoscenza verso di noi. Ella ci otterrà che mai Dio ci abbandoni e che noi non ci separeremo da Lui con il peccato. Le anime del Purgatorio ci ottengono tante grazie quando rivolgiamo per loro la nostra preghiera.
Pena del danno prima parte. Iniziamo da questa verità, il Purgatorio non è un soggiorno d'attesa ma un luogo dove l'anima viene purificata con dei patimenti. I santi dicono: San Roberto Bellarmino diceva: bisogna tenere per certo che non vi è proporzione tra i patimenti di questa vita e quelli del Purgatorio. San Tommaso d'Aquino sosteneva che la minima pena del Purgatorio sorpassa tutte le pene di questa vita. San Cirillo: se si potessero rappresentare tutte le pene, croci ed afflizioni del mondo e se si paragonassero alle pene del Purgatorio, diventerebbero dolcezze. San Beda venerabile: schieriamoci di fronte agli occhi tutti i tormenti più crudi che i tiranni hanno inventato per torturare i martiri: le croci, le seghe, le mannaie, le graticole e le caldaie, gli uncini di ferro, le tenaglie roventi ecc.. con tutto questo non avremmo idea delle pene del purgatorio. Nelle pene di Cristo c'è scritto che un'ora di tormento in Purgatorio sarà più terribile che 100 anni di rigorosa penitenza. Santa Caterina da Genova diceva: hanno una pena tanto estrema che non si trova lingua che ne possa parlarne o intelletto che possa capire. Santa Maria Maddalena de Pazzi ebbi il singolare privilegio di visitare il fratello in Purgatorio si sentì dire: tutte le pene che hanno patito tutti i martiri sono come un'ameno giardino rispetto a quelle patite da noi. Ecc... // Ciascuno s'impegni ad emendarsi per bene e non di scontare le pene dall'altra (sant'Agostino) e chiedeva al Signore di essere purgato prima di morire per non andare in Purgatorio.
1) Premessa: le pene del Purgatorio di cui parla il don non devono essere concepite come una sorta di vendetta che Dio infligge dall'esterno ma bensì derivanti dalla stessa natura del peccato.
2) Premessa: cercheremo di mantenerci fedeli a quanto ha stabilito il Concilio di Treno, che dopo aver esortato a parlare il Purgatorio chiedendo ai sacerdoti di evitare di parlare dei punti più oscuri che possano sembrare incerti o di difficile comprensione e quelle questioni che soddisfano solo una certa curiosità e sanno di una certa speculazione.
In Purgatorio ci saranno altre pene ma noi discuteremo delle uniche confermate dai Testi Sacri e confermate dalla Santa Chiesa con pronunciamenti ufficiali cioè la pena del danno (che consiste nell'allontanamento da Dio) e la pena del senso che consiste nel fuoco.
PENA DEL DANNO
Oggi l'uomo, intontito e distratto da tante cose, difficilmente riesce a capire il dramma di questa lontananza eppure se pensassimo che il più grande gaudio del Paradiso sarà quello di stare alla Sua Presenza e tra le pene dell'inferno la più grande consiste l'aver perduto Dio per sempre. San Giovanni Crisostomo dice: poni da una parte la sola penna del danno e dall'altra parte 100 fuochi dell'inferno. Sappi che la pena del danno è maggiore rispetto a quei 100 fuochi. Santa Faustina - che ancora in vita ebbe il privilegio di visitare il Purgatorio - chiese alle anime quale fosse il maggior tormento e tutte risposero che era l'ardente desiderio di Dio. I Santi su questa terra non l'hanno mai visto, eppure alcuni di loro, in qualche visione mistica, hanno visto qualcosa e perso il gusto per tutto ciò che è mondano, altri hanno iniziato di vivere solo di Dio nell'Eucarestia (Luisa Piccarreta, Marta Newman ecc...). San Paolo considerava tutto spazzatura al confronto di Cristo perché tutte le gioie di questo mondo non sono più capaci di appagarlo. Tanto che egli stesso dice: il mondo per me è stato crocifisso come me per il mondo. Santa Teresa d'Avila sussultava allo scoccare di ogni ora, perché mancava un'ora in meno all'incontro con il suo sposo. La serva di Dio, Luisa Piccarreta che godeva di visite di Gesù Cristo con la sua umanità e quando queste visite erano sempre più rare, ne sentiva la mancanza e scriveva che le privazioni del suo dolce Gesù si vanno facendo più lunghe. Oh, come mi fa spasimare e come i giorni diventano secoli di notte. San Giovanni della croce diceva che se una persona vedesse in questo mondo così com'è in Paradiso non potrebbe più vivere, l'anima di quella persona si staccherebbe dal corpo per andargli incontro.
Che cosa sarà mai per un'anima del Purgatorio una momentanea lontananza da Dio? Il don risponde: il più grande tormento.
Se leggiamo i Vangeli e ci fermiamo a meditare sulla Passione di Cristo possiamo rabbrividire dei suoi tormenti ma mai un lamento. Maltrattato si lasciò umiliare, era un'agnello condotto al macello e non aprì la sua bocca. La sua mansuetudine colpisce Pilato e il centurione capisce di trovarsi di fronte ad un condannato che non è come tutti gli altri. Eppure anche il mite agnello proruppe in un grido forte che rivelò al mondo il suo dolore più grande. Gesù ha avuto tra i vari dolori, il dolore dei dolori: l'allontanamento del Padre.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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