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Purgatorio realtà su cui non fermare la nostra speranza

Don Silvestro continua le sue catechesi sul Purgatorio mettendo in rilievo che i il Purgatorio è una realtà su cui siamo chiamati a fermare il nostro pensiero, la nostra meditazione ma non la nostra speranza

Quale cosa rimpiangi, o Anima santa del Purgatorio, della terra che lasciasti?

Io rimpiango la penitenza trascurata. Quanto fai felice nel mondo tanto sono penosa nel Purgatorio! Qui il più leggero dei miei patimenti supera le più gravi sofferenze della terra! Nel mondo non avrei dovuto fare altro che accettare con rassegnazione la fatica, il dolore, l'avversità, privarmi di qualche bene superfluo per provvederne il misero, darmi ad opere soddisfattorie, mettere a frutto le Indulgenze e le pratiche di pietà, Quale cosa più facile? Ah! se Dio si degnasse concedermi di ritornare al mondo, nessuna regola mi sembrerebbe austera, nessun martirio sarebbe capace di atterrirmi; non vi sarebbe per me che soavità e consolazione nelle più rigide penitenze, pensando a questo fuoco divoratore, di cui con tale mezzo eviterei gli ardori. O voi, che vi addolorate nella valle dell'esilio, rallegratevi: la pena più leggera sofferta in sconto delle vostre colpe, per soddisfare alla divina giustizia, ed offerta al Sacro Cuore, in spirito di riparazione, può farvi evitare un Purgatorio lungo e penoso.

Purgatorio è una realtà su cui siamo chiamati a fermare il nostro pensiero, la nostra meditazione ma non la nostra speranza

Abbiamo visto come sia utile a fissare il nostro pensiero sul Purgatorio. Ma non dobbiamo mettere la nostra Speranza, il Purgatorio è un'incidente di percorso, eravamo diretti ad una meta, ma a causa di un'incidente, questa meta si è allontanata. Quando ci mettiamo in cammino dobbiamo metterci a pensare all'eventualità di un'incidente, questo ci aiuterà ad essere prudenti ed attenti ma guai se mettendoci alla guida sperassimo in un'incidente. Io non devo sperare di cavarmela ma di andare direttamente in Paradiso. Non posso accontentarmi semplicemente di cavarmela. Quando si punta al minimo, non si arriva mai al massimo. Il Paradiso è il nostro massimo al quale dobbiamo tendere e Dio stesso vuole che tendiamo al Paradiso. Il Purgatorio è un'incidente di percorso, la volontà di Dio è quella di averci subito con sé. Il Purgatorio è volontà umana, il Paradiso è volontà divina. Il purgatorio è legato al volere umano, il Paradiso al volere divino. E noi dobbiamo volere ciò che vuole Dio.

Dio ci ha riconciliati per mezzo di Gesù, per essere immacolati santi ed irreprensibili al suo cospetto. Al tal fine ha operato la Redenzione. Il Purgatorio sa più di volere umano, per quanto riguarda il volere umano. San Pietro - quando ha incontrato Gesù - ha detto: Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Non è stato Gesù ad allontanarlo. Se Dio vuole il Cielo anch'io dovrei volere il Cielo. Questo fa pensare il don che l'uomo ancora non purificato, di fronte alla Santità di Dio, non riesce a stare alla sua presenza. E desidera di allontanarsi da Lui fino a quando non sarà degno di stare alla sua presenza. Dio ci vuole in Paradiso e dobbiamo fissare la nostra speranza in Paradiso. Santa Teresina di Liseaux diceva che vuole che noi lasciamo questa terra con l'abbandono del buon ladrone che chiude gli occhi quaggiù per riaprirli in Cielo senza subire alcun Purgatorio.

Le sofferenze del Purgatorio non permettono né la gloria in Cielo né l'aumento della carità. Dio non vuole per noi il Purgatorio perché sarebbero sofferenze inutili. Scrivendo ad una sua consorella scrive a Filomena: lei ha troppo paura del buon Dio, non tema il Purgatorio ma desideri di non andarvi ma Dio impone questa cosa a malincuore. // attenzione a quella falsa umiltà che fa aspirare al Purgatorio perché non si è degni del Paradiso. Il buon ladrone insegna che il Paradiso non è solo una questione di meriti ma anche di fiducia. Senza fede è impossibile essere graditi a Dio, sperare il Paradiso è avere una grande fiducia in Dio e nella sua misericordia. Io rimpongo in Lui la mia fiducia. Sperare il Paradiso non è mancanza di umiltà ma è grande fiducia in Dio. Santa Teresina di Liseaux - maestra di umiltà e dottore della Chiesa: senta dove deve giungere la sua fiducia, deve farle credere che il Purgatorio non è per lei ma solo per le anime che hanno dubitato della Potenza di Dio. Con coloro che si sforzano a questo amore, Gesù non conta che sul fuoco di carità che copre ogni colpa. Nonostante le piccole infedeltà può sperare di andare diretta in Cielo e Dio lo desidera più di lei. Egli ricompenserà la confidenza e l'abbandono. Badi soltanto appoggiandosi a tale sicurezza che non vada a scapiti in amore. Questa fiducia del Paradiso non deve appoggiarsi a dire tanto Dio è buono e faccio quello che mi pare. Il Signore parla di un'anima timorata di Dio, cioè un'anima che si sta impegnando nel suo cammino di santità. Una monaca che frequentò la santa, scriveva alla sua famiglia, nella sua ultima malattia: quando la si va a vedere, è molto smagrita, la conserva la sua medesima calma e il suo fare scherzoso, vede la morte che le si avvicina e non ha paura. Perdiamo il più grande dei tesori ma non bisogna rammaricarsi per lei, andrà dritta in Cielo. Quando si ama Dio rettamente non può esserci purgatorio.

Io posso sperare di andare direttamente in Purgatorio. Lo posso sperare. Dio nella sua bontà è infinito ecc... e in questo ripongo la mia fiducia. E sperando nella sua bontà che è infinita posso sperare. Non accontentiamoci del minimo per quanto riguarda la nostra eternità.

Quando riponiamo la nostra speranza nel Purgatorio stiamo riponendo la nostra speranza nel minimo per quanto riguarda la nostra eternità. Sbagliano coloro che si attendono un Purgatorio felice dove si attendono un luogo piacevole l'ingresso in Paradiso. E sbagliano quelli che pensano di salvarsi l'anima puntando al minimo. Non è questo ciò che ci ha insegnato il Signore che ci ha spronati alla perfezione. E non a quanto basta per evitare l'inferno. Per la verità molti cristiani vogliono vivere accontentandosi del minimo e c'è gente che fa peggio. Vivino una fede al minimo perché devono e guai a dirgli che è troppo poco quello che fanno. Non si adoperano nella carità e nel bene del prossimo ma pensano ai fatti propri. La riflessione erronea sul Purgatorio potrebbe stimolare una simile spiritualità. Quanto è bassa la speranza di chi spera nel Purgatorio, sono simili ad un barbone che, scoperto di essere il figlio di un Re dicesse: lasciamo stare con i miei stracci voglio dormire sotto questi cartoni e cibarmi di ciò che trovo nella spazzatura perché a me interesse sopravvivere e non vivere. Nessun barbone ragionerebbe così in questa maniera. Ma tra i cristiani circa le cose che riguardano Dio troppi ragionano così rischiando di essere però vomitati alla fine perché tiepidi.

La nostra riflessione mira ad evitare il Purgatorio per mirare dritti al Paradiso. Non è una realtà desiderabile il Purgatorio ma luogo di espiazione e pur essendo tutt'altra cosa all'inferno, c'è la pena del senso e del danno. Diceva san cesareo da Arles: si incontrano cristiani che, benché convinti dell'esistenza del Purgatorio, dicono con imperdonabile leggerezza: non temo il Purgatorio benché mi salvi. Non sanno cosa sono le sofferenze. Maria Simma dice che chiunque pensa che il Purgatorio sia ben poca cosa e ne approfitta per peccare, dovrà espiarlo duramente.

Noi crediamo all'esistenza del Purgatorio ma dobbiamo puntare al Paradiso e il nostro agire, operare e la nostra vita è in vista del Paradiso.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI

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