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Don Dolindo Ruotolo ci aiuta a comprendere meglio

Don Silvestro continua la sua spiegazione sul Purgatorio e approfondisce la trattazione della pena del senso alla luce degli scritti del sacerdote napoletano don Dolindo Ruotolo

Don Dolindo Ruotolo: Il complesso materiale del mondo è formato di atomi, di eguale costituzione ma di diversa natura a seconda dei vari minerali o corpi fisici. Abbiamo così l'atomo di uranio, l'atomo di plutonio, l'animo di idrogeno, ecc. Ogni atomo è come un infinitesimale sistema solare: ha un nucleo centrale, intorno al quale girano corpuscoli elettrici detti perciò elettroni. E’ un'armonia come quella del sole e dei pianeti che vi girano intorno. Il nucleo può essere diviso con un bombardamento elettrico, fatto da speciali e potenti strumenti, come, per es., il ciclotrone, ed allora l'atomo, per questa divisione del nucleo, sviluppa un calore potentissimo, di fronte al quale il fuoco normale sparisce come ombra. La materia si muta in energia ardente, e questa può bruciare e distruggere ogni cosa in un raggio di potenzialità che stordisce ed atterrisce.

Poggiandosi su questa scoperta, si fabbricarono le prime bombe atomiche, perché l'uomo spesso volge al male i doni che Dio gli profonde per rendergli più facile la vita.

Le prime bombe erano una piccola cosa di fronte a quelle che si fabbricano oggi. La prima bomba che fu fatta scoppiare, per sperimentarla, sul deserto sabbioso del Messico, sviluppò tale calore, da fondere la sabbia fino alla profondità di 8 metri, riducendola un gigantesco cristallo ceruleo, che ancora si vede.. Due bombe di questa potenza, lanciate una a Nagasaki e una a Hiroshima nel Giappone, durante l'ultima guerra, distrussero completamente queste due fiorenti città.

Le bombe moderne hanno una potenza di fuoco distruttivo immensamente più rovinosa. Si è calcolato che una bomba all'atomo d'idrogeno, detta perciò bomba H (H, iniziale chimico di Hidrogenum), fatta scoppiare nel centro dell'Italia, la distruggerebbe tutta, farebbe mutate le acque in tabe, come sangue putrido, e vi renderebbe impossibile ogni vita per le radioattività che vi diffonderebbe.

Secondo la formula del famoso matematico ebreo Einstein, la materia si muta in energia.

Per analogia possiamo formarci un'idea del fuoco dell'Inferno e del Purgatorio: l'anima di fronte a Dio è meno di un atomo, ma tende potentemente a Dio. Le sue colpe sono come il bombardamento che la distacca da lui, o completamente, se l'anima è dannata, o per un determinato tempo, finché le colpe non vengono cancellate con l'espiazione. Per il dannato, essendo totale la separazione da Dio, non è possibile l'espiazione, perché, per la privazione della grazia, il dannato, come si è detto, cade in uno stato dal quale non vuole liberarsi. La sua volontà è ferma nel male, ed in esso vuole rimanere. Per l'anima purgante lo stato di grazia la fa tendere a Dio con l'amore, ed essa vuole uscire dal suo stato con l'espiazione.

Il distacco da Dio, come nella scissione del nucleo dell'atomo, genera un fuoco terribile, inestinguibile per il dannato, e gradatamente estinguibile per l'anima in grazia, a misura che le sue colpe sono purificate dall'amorosa tensione a Dio che le produce il tormento stesso.

E’ logico, come sono logiche tutte le verità della fede: l'anima, stando in grazia di Dio, lo ama intensamente, e tanto più intensamente, quanto maggiore è la sua purezza. Questo amore le fa apprezzare l'infinita grandezza e perfezione di Dio, e la sua infinita bontà. In questa luce e tensione di amore, l'anima vede meglio la propria imperfezione che le rende impossibile andare a Dio; ne è lontana e si accende tutta dalla fiamma generata, per così dire, dal suo stesso amore.

Ogni colpa è come un nucleo di atomo, spezzato e separato da Dio, è come l'inverso della formula di Einstein. In questa formula la materia si muta in energia; nell'anima la sua energia spirituale si muta quasi in materia, in fuoco ardente, che la tormenta per l'ansia del suo amore, e la purifica perché le accresce il desiderio, l'apprezzamento e l'amore di Dio, rendendola così gradatamente atta alla visione beatifica.

fonte: https://purgatorio.altervista.org/index.php/archivio/articolo/chi-morra-vedra-don-dolindo-ruotolo/75/chi-morra-vedra-don-dolindo-ruotolo-capitolo4

Questo fuoco temporaneo consuma il peccato. Alla luce degli scritti di questo sacerdote ci chiediamo: perché tanto patire?

La purificazione è un bisogno dell'anima

Non è un atto di severità da parte di Dio, è assurdo il pensarlo, perché Dio è amore, e per lo stato di grazia dell'anima, Dio l'ama di smisurato amore, ma è un bisogno dell'anima medesima. L'adorante apprezzamento che ha di Dio, le fa considerare la sua infinita santità, e non vuole raggiungerlo per goderlo, senza essere tutta Purificata.

Sarebbe del resto per lei un tormento e non una gioia l'andare in Paradiso, come è tormento per un occhio infermo la luce e la visione di un panorama, o per uno stomaco malato la sazietà del cibo saporoso, o per una persona rivestita di abiti laceri e macchiati, l'ingresso in una festa regale.

Per l'amore infinito che attira l'anima, e per il desiderio della purificazione che essa ha, si capisce bene perché Dio vuole che l'anima sia soccorsa dal suffragio che l'aiuta a purificarsi, e perché l'anima si rivolge alla Chiesa militante, che è ricca dei tesori della misericordia di Dio, dei meriti di Gesù, di Maria SS.ma e dei Santi. E’ logico, perché l'anima finché non giunge a Dio, è ancora viatrice, benché fuori della vita terrena, e per purificarsi deve attingere alle fonti della Chiesa pellegrina.

Dio non vuole purificare l'anima con un atto di misericordia, per signorilità squisita direi quasi, perché chi paga della propria moneta o della moneta di chi gli è associato nella vita, è più soddisfatto e gode di più di chi non paga ma riceve come elemosina il saldo del debito. Dio sembra severo quando dice che occorre pagare sino all'ultimo quadrante, ma in realtà Dio è buono, perché non vuole che l'anima entri nel Cielo come debitrice, sia pure di uno spicciolo, ma vi entri come regina, con un diritto di giustizia.

Abituati come siamo alla superficialità dei nostri apprezzamenti sulla bontà di Dio, e completamente ignari delle armonie mirabili del suo amore, stentiamo a capire la bontà divina nella sua giustizia amorosissima, quando permette che gemiamo e soffriamo sia nella vita presente che in quella di oltretomba.

MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI

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