Don Silvestro continua la sua spiegazione sul Purgatorio trattando nello specifico le gioie e i conforti delle anime purganti
Negli incontri scorsi abbiamo parlato delle pene del purgatorio. Oggi parleremo delle gioie delle anime purganti. (Alcuni dati sono presi dal Manoscritto del Purgatorio).
AGOSTO 1880. - Quanti atti inutili, quante giornate interamente nulle, senza amore per Gesù, senza purità d'intenzione; e tutto questo è perduto, poiché non sarà contato per il Cielo.
Voi non dirigete la purità d'intenzione come il buon Dio vorrebbe. Così, invece d'offrire in modo vago le vostre azioni, potreste farlo con più frutto, determinando meglio le vostre intenzioni. Per esempio, nel prendere i pasti, dite: "Gesù mio, nutrite la mia anima con la vostra santa grazia, come ora io nutro il mio corpo"; quando fate scuola: "Gesù mio, istruite la mia anima, com'io istruisco le mie allieve"; nel lavarvi il viso, le mani: "Gesù mio, purificate la mia anima, com'io lo fo per il mio corpo" e similmente per ciascuna delle vostre buone azioni. Abituatevi a parlare a Gesù di cuore, sempre; sia Egli il movente di tutto quel che fate o dite... mi capite?
Le gioie e i conforti delle anime purganti I parte
Seppure le pene del Purgatorio sono infinitamente superiori a quelle della nostra vita tuttavia sono diverse da quelle dell'inferno. Si pena nel Purgatorio e si pena all'inferno ma si diversità essenziali tra l'uno e l'altro.
1) L'inferno è eterno, il Purgatorio è temporaneo
2) L'inferno è eterno senza alcuna speranza di salvezza, il Purgatorio è la sicura certezza del Paradiso
L'inferno è lo stato definitivo di un'anima odiata e ripudiata da Dio. Il Purgatorio è lo stato transitorio di un'anima amata da Dio e attesa in Cielo.
L'inferno è un soffrire disperato senza vantaggio, il Purgatorio è un soffrire pieno di speranza
L'inferno ha la maledizione eterna di Dio. il Purgatorio ha la benedizione paterna di Dio.
L'inferno è il luogo dei dannati, il Purgatorio è il luogo dei salvati.
L'inferno è tanto più infelice della terra, un'anima del Purgatorio è più felice di quelle della terra. Perché ha per certo che Dio esiste, ha per certo che Dio è tanto meglio rispetto a come se lo immaginava. Ha per certo che Dio l'ami e l'attenda e non lo perderà mai più in eterno. In quanto l'anima è certa della propria salvezza. Molte sono le consolazioni del Purgatorio. Le anime si consolano per i soccorsi che gli giungono dalla terra, sono oggetto della compassione da parte del Cielo e dell'improvvisa abbreviazione delle loro pene che loro stesse toccano, godono della compagnia delle anime buone sostanzialmente perché lì è escluso il peccato mortale. In compagnia migliore rispetto a quello della terra.
Le gioie essenziali delle anime purganti sono tre: 1) Sentirsi sicure della loro salvezza eterna. Le anime in Purgatorio hanno questa certezza assoluta: rivedranno Dio e godranno per tutta l'eternità. Confermate in grazia, sulla Terra i Santi vivono nel timore di peccare.
Un santo, Stanislao era perseguitato dall'empio principe Bonislao e questa persona, tra le altre infamie fatte contro di lui, riuscì ad aizzargli contro gli eredi di un certo Pietro Miles che era morto 3 anni prima. Lasciando una delle sue terre alla Chiesa. Gli eredi, sicuri della protezione del re intentarono un processo al Santo e corrompendo i testimoni, ottennero che il Santo restituisse il terreno. Il Santo, vedendosi mancare la giustizia degli uomini, si appellò a quella divina. E fatta sospendere la condanna, promise che avrebbe fatto comparire il defunto testatore che giaceva da tre anni nella tomba. La sua proposta fu accetta tra mordaci derisioni come assurda. Dopo 3 giorni di digiuno e preghiere, il santo vescovo si recò con il clero e il popolo sulla tomba di Pietro ed ordinò che venisse aperta. Ma si trovarono poche ossa. I nemici del santo esultarono certi della vittoria. Ma il Santo diede a quelle ossa l'ordine di risorgere in nome di Gesù. A quel comando quelle ossa, sotto gli occhi di tutti, si riunirono, ricrebbe il corpo del defunto e il morto uscì dalla tomba dando la mano al vescovo. E con lui e con il popolo stupito si recò dal Principe certificando la donazione fatta. Dopo ciò, il morto rispose alla domanda del santo che gli dava la possibilità di vivere ancora alcuni anni: sebbene io sia in Purgatorio dove molto soffro, tuttavia desidero morire e di tornare tra le fiamme piuttosto che rimanere in una vita piena di pericoli con il rischio di perdermi eternamente. Pregate per me santo Vescovo e rimandatemi dove soffrivo ma dove ero sicuro del Cielo. E il santo lo riportò alla tomba dove il defunto ricadde nello stato di prima.
La seconda gioia: le anime del Purgatorio sono liete di espiare le loro mancanze. Il peccato è una lebbra immonda, come è una consolazione lavarci dalla sporcizia e sentirsi puliti, così l'anima purgante che essendo passata all'eternità conosce ormai il fetidume che è il peccato e desidera di essere purificata. Il peccato è insulto ed offesa alla santità di Dio e l'anima ha compreso ciò che ha commesso contro Dio. L'anima sarebbe disposta a soffrire di più se Dio lo volesse. Mai come in Purgatorio comprendono la veridicità di quanto san Paolo affermava ai Romani: io ritengo che le sofferenze del presente non sono paragonabili alla gioia futura. Queste pene sono strada alla felicità, le anime del Purgatorio sono consapevoli che le loro pene sono strada alla felicità. Accade un po' quanto è avvenuto per i martiri. San Lorenzo sulla graticola era lieto di soffrire e disse al carnefice: da questa parte sono già cotto, voltami e mangia. La sofferenza era per lui il mezzo per raggiungere la felicità del Cielo. Guardano al fine delle loro pene.
Terza gioia: l'amore per Dio
L'amore facilita ogni sacrificio. Quando si ama non si soffre e lo stesso soffrire sarebbe amato. L'anima purgante ama il Signore con vivissima intensità d'affetto. Questo amore fa sì che l'anima ami tutto ciò che Dio ama e odi tutto ciò che Dio odia. Questo lo porta ad amare i suoi tormenti. L'anima purgante ama i suoi tormenti per la loro origine perché li vede venire da Dio (sono fiamme d'amore) e l'anima le riconosce come fiamma del Signore. L'anima ama questi patimenti per il loro fine, cioè l'anima sa che queste fiamme distruggono fino alla fine l'unica realtà odiata da Dio e dall'anima in quanto non ha origine da Dio (il peccato).
L'anima amerà sé stessa in Dio e ciò la porterà ad odiare il peccato in quanto non proveniente dal suo bene, vedrà chiaramente che con esso ha offeso il suo vero bene. L'anima vedrà il peccato per quello che è veramente, come se d'improvviso al peccato fosse tolta quella maschera di bene che indossava quando l'anima era in vita. Per mostrare il suo volto per quello che è realmente. L'anima vede anche nel più piccolo peccato quell'ingannatore che in terra si mostrava benevolo solo per avvicinarla ed ucciderla. E se soltanto pensa a quello che ha rischiato entrando in relazione con lui, non sopporterà nessuna traccia e lo odierà con tutto sé stessa. Ed amerà tutto ciò che distruggerà il peccato comprese le fiamme del Purgatorio.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
Negli incontri scorsi abbiamo parlato delle pene del purgatorio. Oggi parleremo delle gioie delle anime purganti. (Alcuni dati sono presi dal Manoscritto del Purgatorio).
AGOSTO 1880. - Quanti atti inutili, quante giornate interamente nulle, senza amore per Gesù, senza purità d'intenzione; e tutto questo è perduto, poiché non sarà contato per il Cielo.
Voi non dirigete la purità d'intenzione come il buon Dio vorrebbe. Così, invece d'offrire in modo vago le vostre azioni, potreste farlo con più frutto, determinando meglio le vostre intenzioni. Per esempio, nel prendere i pasti, dite: "Gesù mio, nutrite la mia anima con la vostra santa grazia, come ora io nutro il mio corpo"; quando fate scuola: "Gesù mio, istruite la mia anima, com'io istruisco le mie allieve"; nel lavarvi il viso, le mani: "Gesù mio, purificate la mia anima, com'io lo fo per il mio corpo" e similmente per ciascuna delle vostre buone azioni. Abituatevi a parlare a Gesù di cuore, sempre; sia Egli il movente di tutto quel che fate o dite... mi capite?
Le gioie e i conforti delle anime purganti I parte
Seppure le pene del Purgatorio sono infinitamente superiori a quelle della nostra vita tuttavia sono diverse da quelle dell'inferno. Si pena nel Purgatorio e si pena all'inferno ma si diversità essenziali tra l'uno e l'altro.
1) L'inferno è eterno, il Purgatorio è temporaneo
2) L'inferno è eterno senza alcuna speranza di salvezza, il Purgatorio è la sicura certezza del Paradiso
L'inferno è lo stato definitivo di un'anima odiata e ripudiata da Dio. Il Purgatorio è lo stato transitorio di un'anima amata da Dio e attesa in Cielo.
L'inferno è un soffrire disperato senza vantaggio, il Purgatorio è un soffrire pieno di speranza
L'inferno ha la maledizione eterna di Dio. il Purgatorio ha la benedizione paterna di Dio.
L'inferno è il luogo dei dannati, il Purgatorio è il luogo dei salvati.
L'inferno è tanto più infelice della terra, un'anima del Purgatorio è più felice di quelle della terra. Perché ha per certo che Dio esiste, ha per certo che Dio è tanto meglio rispetto a come se lo immaginava. Ha per certo che Dio l'ami e l'attenda e non lo perderà mai più in eterno. In quanto l'anima è certa della propria salvezza. Molte sono le consolazioni del Purgatorio. Le anime si consolano per i soccorsi che gli giungono dalla terra, sono oggetto della compassione da parte del Cielo e dell'improvvisa abbreviazione delle loro pene che loro stesse toccano, godono della compagnia delle anime buone sostanzialmente perché lì è escluso il peccato mortale. In compagnia migliore rispetto a quello della terra.
Le gioie essenziali delle anime purganti sono tre: 1) Sentirsi sicure della loro salvezza eterna. Le anime in Purgatorio hanno questa certezza assoluta: rivedranno Dio e godranno per tutta l'eternità. Confermate in grazia, sulla Terra i Santi vivono nel timore di peccare.
Un santo, Stanislao era perseguitato dall'empio principe Bonislao e questa persona, tra le altre infamie fatte contro di lui, riuscì ad aizzargli contro gli eredi di un certo Pietro Miles che era morto 3 anni prima. Lasciando una delle sue terre alla Chiesa. Gli eredi, sicuri della protezione del re intentarono un processo al Santo e corrompendo i testimoni, ottennero che il Santo restituisse il terreno. Il Santo, vedendosi mancare la giustizia degli uomini, si appellò a quella divina. E fatta sospendere la condanna, promise che avrebbe fatto comparire il defunto testatore che giaceva da tre anni nella tomba. La sua proposta fu accetta tra mordaci derisioni come assurda. Dopo 3 giorni di digiuno e preghiere, il santo vescovo si recò con il clero e il popolo sulla tomba di Pietro ed ordinò che venisse aperta. Ma si trovarono poche ossa. I nemici del santo esultarono certi della vittoria. Ma il Santo diede a quelle ossa l'ordine di risorgere in nome di Gesù. A quel comando quelle ossa, sotto gli occhi di tutti, si riunirono, ricrebbe il corpo del defunto e il morto uscì dalla tomba dando la mano al vescovo. E con lui e con il popolo stupito si recò dal Principe certificando la donazione fatta. Dopo ciò, il morto rispose alla domanda del santo che gli dava la possibilità di vivere ancora alcuni anni: sebbene io sia in Purgatorio dove molto soffro, tuttavia desidero morire e di tornare tra le fiamme piuttosto che rimanere in una vita piena di pericoli con il rischio di perdermi eternamente. Pregate per me santo Vescovo e rimandatemi dove soffrivo ma dove ero sicuro del Cielo. E il santo lo riportò alla tomba dove il defunto ricadde nello stato di prima.
La seconda gioia: le anime del Purgatorio sono liete di espiare le loro mancanze. Il peccato è una lebbra immonda, come è una consolazione lavarci dalla sporcizia e sentirsi puliti, così l'anima purgante che essendo passata all'eternità conosce ormai il fetidume che è il peccato e desidera di essere purificata. Il peccato è insulto ed offesa alla santità di Dio e l'anima ha compreso ciò che ha commesso contro Dio. L'anima sarebbe disposta a soffrire di più se Dio lo volesse. Mai come in Purgatorio comprendono la veridicità di quanto san Paolo affermava ai Romani: io ritengo che le sofferenze del presente non sono paragonabili alla gioia futura. Queste pene sono strada alla felicità, le anime del Purgatorio sono consapevoli che le loro pene sono strada alla felicità. Accade un po' quanto è avvenuto per i martiri. San Lorenzo sulla graticola era lieto di soffrire e disse al carnefice: da questa parte sono già cotto, voltami e mangia. La sofferenza era per lui il mezzo per raggiungere la felicità del Cielo. Guardano al fine delle loro pene.
Terza gioia: l'amore per Dio
L'amore facilita ogni sacrificio. Quando si ama non si soffre e lo stesso soffrire sarebbe amato. L'anima purgante ama il Signore con vivissima intensità d'affetto. Questo amore fa sì che l'anima ami tutto ciò che Dio ama e odi tutto ciò che Dio odia. Questo lo porta ad amare i suoi tormenti. L'anima purgante ama i suoi tormenti per la loro origine perché li vede venire da Dio (sono fiamme d'amore) e l'anima le riconosce come fiamma del Signore. L'anima ama questi patimenti per il loro fine, cioè l'anima sa che queste fiamme distruggono fino alla fine l'unica realtà odiata da Dio e dall'anima in quanto non ha origine da Dio (il peccato).
L'anima amerà sé stessa in Dio e ciò la porterà ad odiare il peccato in quanto non proveniente dal suo bene, vedrà chiaramente che con esso ha offeso il suo vero bene. L'anima vedrà il peccato per quello che è veramente, come se d'improvviso al peccato fosse tolta quella maschera di bene che indossava quando l'anima era in vita. Per mostrare il suo volto per quello che è realmente. L'anima vede anche nel più piccolo peccato quell'ingannatore che in terra si mostrava benevolo solo per avvicinarla ed ucciderla. E se soltanto pensa a quello che ha rischiato entrando in relazione con lui, non sopporterà nessuna traccia e lo odierà con tutto sé stessa. Ed amerà tutto ciò che distruggerà il peccato comprese le fiamme del Purgatorio.
MEDITAZIONE DI DON SILVESTRO ZAMMARELLI
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